Home EXTRA ANNIVERSARI Blur: 20 anni di 13

Blur: 20 anni di 13

Nell’ormai mitologica battaglia del britpop, quella che ha visto contrapposti Oasis e Blur, la band dei fratelli Gallagher ha molto probabilmente avuto la meglio, restando impressa nell’immaginario collettivo come la massima espressione di quel fenomeno radicato negli anni ’90. Ma se gli Oasis s’erano aggiudicati “l’uovo oggi”, a Damon Albarn e soci è toccata la molto più ambita “gallina domani”. Spieghiamo meglio: se nel bel mezzo della contesa gli Oasis erano riusciti a fare i numeri più grossi, è al contempo innegabile come l’esame della storia l’abbiano passato a pieni voti solo i Blur, viste le aperture avvenute nella loro discografia e gli altri progetti cui hanno preso parte, testimonianza di una visione artistica esponenzialmente più trasversale e in continua evoluzione rispetto a quella di Liam e Noel. Il passo decisivo verso quest’affermazione ex post dei Blur lo si deve proprio a 13, il loro sesto lavoro in studio. Già con il precedente, omonimo album del 1997 i Blur avevano piantato nella loro musica i semi di una certa sperimentazione, abbandonando parzialmente le strutture “obbligatorie” del britpop e prendendone in un certo senso le distanze. Il primo singolo estratto dal disco, Tender coi suoi quasi otto minuti di durata, è in questo senso programmatico con il suo folk intriso di gospel, qualcosa di impensabile nell’ambito in cui s’erano mossi fino a quel momento i Blur. Ad Albarn e Coxon non interessa più scrivere canzoni pop con refrain a presa rapida, hanno già deciso da un pezzo di andare altrove, di anticipare l’ingresso del nuovo millennio, e lo fanno col noise di Bugman, in cui i vecchi Blur incontrano i Prodigy, le urla acide di Swamp Song, la psichedelia scurissima di 1992, il punk 2.0 di B.L.U.R.E.M.I e via discorrendo in una tracklist in cui il solo singolo Coffee And TV (per la cronaca, uno di quelli di maggior successo dei Blur grazie anche al suo videoclip) si incanala su binari più “classici”. I Blur chiudono così gli anni ’90, sbattendo la porta in faccia al britpop e aprendo un portone che porterà al seguente “Think Tank” (2003), ai Gorillaz, ai lavori solisti di Albarn e Coxon e più in generale a uno status artistico rinsaldato e rivalutato rispetto ai tempi delle scaramucce coi Gallagher.

DATA D’USCITA: 15 Marzo 1999
ETICHETTA: Food / Parlophone

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.