Chris Cornell in 10 brani

Sintetizzare in una manciata di brani una storia lunga e articolata come quella di Chris Cornell è complicato, si rischia d’essere banali o di dimenticare qualcosa. Ci proviamo con una selezione di 10 brani che attraversano la sua discografia, dai Soundgarden agli Audioslave, passando per la carriera solista e l’esperienza Temple Of The Dog. Il tutto legato da un unico, lunghissimo filo conduttore: la voce unica e inimitabile di Cornell.

 

Soundgarden, “Beyond The Wheel” (1988)
La potenza primordiale della miglior voce del grunge

 

Soundgarden, “Hands All Over” (1989)
You know what? I think we’re falling from composure

 

Temple Of The Dog, “Hunger Strike” (1991)
Un album per l’amico Andy, un duetto da brividi con Eddie

 

Soundgarden, “Outshined” (1991)
I’m looking California and feeling Minnesota

 

Soundgarden, “Rusty Cage” (1991)
La gabbia arrugginita che Cornell s’è portato dietro per tutta la vita

 

Soundgarden, “Black Hole Sun” (1994)
Banale, è vero, ma come si fa a non metterla?

 

Soundgarden, “Fell On Black Days” (1994)
Un brano che faceva male allora e fa più male adesso

 

Soundgarden, “Burden In My Hand” (1996)
Con il grunge malato terminale, loro tirano fuori ‘sta roba

 

Chris Cornell, “Wave Goodbye” (1999)
Dall’esordio solista, un tributo all’amico Jeff Buckley

 

Audioslave, “Cochise” (2002)
Il post Soundgarden insieme a tre Rage Against The Machine

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