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CineCult: Control

Che Anton Corbijn fosse un fotografo, prima che un regista, lo si intuisce fin dalle prime immagini di Control, film biografico sulla vita di Ian Curtis, il frontman dei Joy Division morto suicida a soli ventitre anni il 18 maggio del 1980, quando la band era all’apice del successo. L’uso drammatico della fotografia, insieme alla scelta, azzeccatissima, di girare l’intera pellicola in bianco e nero, apportano un generoso contributo all’ambientazione del racconto, la grigia periferia di Manchester, e soprattutto alla descrizione della psicologia di Ian Curtis, il cui umore si tinge di nero lentamente ed inesorabilmente, col passare dei minuti. Il film, tratto dalla autobiografia di Deborah Curtis, vedova del cantante, “Touching From A Distance”, ripercorre la vita del tormentato frontman dall’adolescenza, passata ad ascoltare David Bowie e Lou Reed, ed all’assunzione di medicinali dagli svariati effetti collaterali, al matrimonio, da giovanissimo, con Deborah, da cui molto presto avrà anche una bambina. Nel frattempo, ci sono i primi concerti con quelli che poi sarebbero stati i Joy Division, le prime registrazioni, i primi passaggi in televisione e radio. La situazione familiare, che vede Curtis sempre più apatico nei confronti della moglie e della figlia, si complica con l’entrata in scena di Annik, affascinante giornalista belga conosciuta durante un tour europeo e presto diventata sua amante, che insieme alla malattia – Curtis soffriva, infatti, di crisi epilettiche – ed alla paura nei confronti della notorietà, farà sprofondare il giovane cantante in una spirale di autodistruzione senza via d’uscita. Da menzionare l’ottima prova del semi-sconosciuto Sam Riley, bravo nell’emulare le movenze del frontman britannico, nel reinterpretare i brani (ricordiamo, infatti, che gli attori suonano davvero i pezzi dei Joy Division sul palco) e soprattutto nel rimarcare il carattere cupo di Ian Curtis. Ma il merito più grande del regista esordiente Anton Corbijn, è stato quello di imprimere all’intera pellicola un ritmo lento ed una colorazione scura che enfatizzano il clima di depressione in cui si sviluppano la storia e la figura stessa di Curtis. Pregevole e di altissima qualità la colonna sonora che vede, oltre ovviamente ai pezzi della band inglese, anche Lou Reed, Sex Pistols, David Bowie e Buzzcocks.

Note: Anton Corbijn seguì i Joy Division fin dai primi passi, prima come fotografo e poi come regista di videoclip. Il film ha vinto il premio come Miglior Film Britannico al Festival del Cinema di Edimburgo. E’ stato inoltre presentato alla selezione ufficiale del Festival di Cannes ed alla sezione dedicata ai registi emergenti al Festival di San Sebastian. Sam Riley ha vinto il premio come miglior attore al Festival di Edimburgo.

A cura di Andrea Venturini

CATEGORIA: EXTRA

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