Depeche Mode: Top 10 Cover

Quanto sono cambiati i Depeche Mode dai loro esordi, nei primissimi anni ’80, ad oggi? Davvero tanto, pur mantenendo intatto uno stile divenuto ormai inconfondibile. A testimoniarne l’evoluzione anche i variegati tributi realizzati nel corso dei lustri: dal metal all’indie rock, dai songwriter alle rock band senza fronzoli, pochi artisti hanno saputo resistere alla loro sirena, reinterpretando gran parte del repertorio della band (ma con l’immancabile “Enjoy The Silence” sugli scudi in quanto a numero di riproposizioni). Risulta dunque difficile quasi quanto classificare il loro stesso lavoro, riuscirci con le cover realizzate. Ci abbiamo provato e questo è ciò che è venuto fuori.

01 – JOHNNY CASH, “PERSONAL JESUS”

Davvero pochi dubbi su questa versione del classico “Personal Jesus” realizzata dal “Man In Black” nel 2002. Coi suoi album di cover ha regalato negli ultimi anni di carriera gioielli a tratti superiori agli originali. Fra questi, al top, la rivisitazione del primo singolo estratto da “Violator” nel 1989.

02 – TORI AMOS, “ENJOY THE SILENCE”

Il più coverizzato fra i brani dei Depeche Mode, quindi probabilmente quello fra tutti con l’approccio più complesso. Nel 2001 Tori Amos esce con un disco di cover, “Strange Little Girls”, al cui interno inserisce anche una “Enjoy The Silence” tutta piano e voce. Sublime.

03 – THE CURE, “WORLD IN MY EYES”

A testimonianza dell’impatto dei Depeche Mode, nel 1998 esce “For The Masses”, tributo alla band con cover di numerosi e illustri colleghi. Fra questi i Cure di Robert Smith che si cimentano con “World In My Eyes”, tirando fuori una delle performance migliori del disco.

04 – SMASHING PUMPKINS, “NEVER LET ME DOWN AGAIN”

E’ il 1994, esce “Rocket”, quarto singolo estratto da “Siamese Dream”, acclamato sophomore degli Smashing Pumpkins di Billy Corgan: la b-side dell’uscita è la cover del classico “Never Let Me Down Again”, che da qui in poi comparirà spessissimo nelle setlist della band di Chicago.

05 – TRICKY FT. MARTINA TOPLEY-BIRD, “JUDAS”

Quando nel 1996 esce l’omonimo disco del progetto “Nearly God”, Tricky è ancora uno dei guru del trip hop. Fra le cover realizzate anche quella di “Judas”, accompagnato dalla stupenda voce di Martina Topley-Bird. Il fumo di Bristol incontra i synth da palasport dei Depeche Mode.

06 – CONVERGE, “CLEAN”

Nel 2001 i Converge, una band lontana anni luce dai Depeche Mode col loro metalcore, pubblica lo split album “Deeper The Wound”: sul lato B i giapponesi Hellchild, su quello A gli americani con 5 brani fra cui la loro versione di “Clean”, fra le migliori reinterpretazioni di Gahan e soci.

07 – PLACEBO, “I FEEL YOU”

Un intero album di cover, quello che pubblicano i Placebo nel 2003: si ricorderà la stupenda “Running Up That Hill” di Kate Bush, ma non è da meno “I Feel You”, omaggio di Molko e i suoi a una delle band seminali della loro formazione artistica. Più aggressiva dell’originale, convince.

08 – BAT FOR LASHES, “STRANGELOVE”

L’occasione di mettere mano su “Strangelove” Natasha Khan aka Bat For Lashes l’ha avuta nel 2011, per la campagna promozionale di un profumo marchiato Gucci. Il risultato è una cover elegante cui la voce femminile si addice alla perfezione, molto vicina all’originale nell’atmosfera.

09 – RAMMSTEIN, “STRIPPED”

Anche loro chiamati in causa per il tributo del 1998 “For The Masses”, i Rammstein sostituiscono l’eleganza anglosassone dei Depeche Mode con la loro brutalità tedesca per una sorpendente rivisitazione in chiave industrial del caposaldo degli anni ’80 “Stripped”. Bersaglio centrato.

10 – NADA SURF, “ENJOY THE SILENCE”

Come i Placebo, anche i Nada Surf decidono di inserire i Depeche Mode nel loro album di cover “If I Had A Hi-Fi”, del 2010: la scelta ricade in modo piuttosto prevedibile su “Enjoy The Silence”. La loro versione in chiave indie rock del brano, però, è tutto fuorché deludente, anzi.