Home EXTRA ANNIVERSARI Fugazi: 30 anni di Repeater

Fugazi: 30 anni di Repeater

Gli anni ’80 avevano segnato la definitiva evoluzione degli stilemi del punk dei ’70 in quello che venne definito hardcore punk prima e post hardcore poi, con formazioni come Dead Kennedys, Black Flag, Hüsker Dü, Minutemen, Jesus Lizard, Big Black, Naked Raygun e Minor Threat che, da un Oceano all’altro degli Stati Uniti e ciascuna con la propria visione, avevano dettato tempi e modi di quel passaggio di consegne. Proprio nei Minor Threat militava Ian MacKaye, chitarrista e cantante di Washington D.C. che aveva l’hardcore nelle vene come pochi altri. A metà ’80, sciolti i Minor Threat, MacKaye mette in piedi i Fugazi insieme a Guy Picciotto (omologo di ruolo di MacKaye, anch’egli voce e chitarra), Joe Lally (al basso) e Brendan Canty (alla batteria). Lo scopo di MacKaye era quello di fare un ulteriore passo avanti nell’evoluzione di quell’urgenza espressiva che aveva caratterizzato gli ’80 hardcore, proiettandosi oltre e rinfrescando una scena che rischiava di diventare stantia.

Le prime uscite sono EP in cui si sente già, in parte, ciò che i Fugazi hanno in mente, ancora troppo ancorati però al passato dei quattro musicisti coinvolti. Così è con Repeater, il loro esordio sulla lunga distanza, che i Fugazi scombinano le carte sul tavolo e perfezionano una formula che, da quel momento in poi, avrebbe fatto scuola. La storiella che il punk fosse fatto da gente che non sapeva suonare e che l’attenzione dovesse andare tutta ai testi, con i Fugazi smette di avere un senso e un’applicazione automatica. MacKaye, Picciotto, Lally e Canty sono musicisti dotati e trasversali, che pescano da generi tra i più disparati per mettere in piedi le loro invettive anti-sistema. Su tutti, in “Repeater” prende piede la sezione ritmica del duo Lally/Canty, una miscela di elementi che vanno dal funk al reggae che, appiccicati alla loro indole punk, creano sbocchi melodici fino a quel momento non scandagliati da altre formazioni dall’estrazione analoga a quella dei Fugazi. E poi l’incrocio tra MacKaye e Picciotto, un incrocio non soltanto di trame chitarristiche ma anche e soprattutto vocale, con i due che si scambiano le parti e che, con due timbri parecchio distanti uno dall’altro, sottolineano in maniera differente i vari passaggi delle loro lyrics.

Le lyrics, per l’appunto: assalti all’arma bianca alle menzogne dell’Occidente progredito, pugni in faccia per svegliare l’ascoltatore dal torpore indotto dal consumismo dilagante, il superfluo che sommerge le reali necessità, i cittadini divisi in classi, l’indipendenza come manifesto tanto artistico quanto culturale. Insomma, quello che fecero i Fugazi, in modo particolare con “Repeater” e con ciò che gli girò intorno a cavallo della sua uscita, fu essenzialmente rispettare l’immaginario decalogo politico/sociale che MacKaye e gli altri teorizzavano, mettendosi davvero dalla parte del “messaggio” senza che questo venisse oscurato o, peggio, sminuito dal modo in cui veniva trasmesso. I Fugazi erano una band con un volto stilizzato, che durante i propri live – spesso, spessissimo a ingresso gratuito – azzerava la distanza fra sé e il pubblico, una band che supportava le fasce deboli della popolazione (a partire da quelle di una Washington D.C. che ai tempi era una città con un preoccupante substrato di malessere e violenza) con raccolte fondi e iniziative benefiche, una band che “concedeva” la propria musica, il proprio “messaggio”, in modo che potesse diffondersi il più possibile e con meno filtri possibili. Una band come non ne sono più venute fuori.

DATA D’USCITA: 19 Aprile 1990
ETICHETTA: Dischord

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.