Green Day: 25 anni di Dookie

“La bellezza del punk è che ha tante interpretazioni quante la Bibbia”. Niente di più vero: il punk è libertà, democrazia, uguaglianza, Inghilterra dissidente, disagio adolescenziale americano, hardcore, crossover. Altrettanto verosimili sono i paradossi, mai del tutto superati, su cui ha sempre viaggiato: perennemente in bilico tra strafottenza e attenzione allo stile, dispregio e credibilità, tra libertà e la fissazione di regole ferree la cui trasgressione ha puntualmente portato all’etichetta di “poser”. Prodotto da Rob Cavallo, registrato ai Fantasy Studios di Berkley e distribuito dalla Reprise l’1 Febbraio 1994, Dookie resuscitò la scena punk hardcore californiana, regalando al genere materiale nuovo di zecca a cui attingere per far sì che il filone potesse mantenersi in vita per molti anni a seguire. Ma il passaggio dalla Lookout! Records a una major non avvenne in un clima rilassato: la frase “dite ai Green Day di andare affanculo per aver portato MTV nella nostra scena” tuonava su alcuni volantini orbitanti attorno al 924 Gilman Street. C’è da dire, però, che testi leggeri, melodie e arrangiamenti ammiccanti non erano una novità né per il mercato né per gli stessi Green Day. In totale, sono cinque i singoli estratti da “Dookie”: Longview, Basket Case, Welcome To ParadiseWhen I Come Around e She. Una menzione a parte meritano la prestazione di Tré Cool in Burnout e il riff di basso potentissimo di Mike Dirnt, frutto delle allucinazione da LSD, in Longview. Basket Caserientra perfettamente nella’alea del paradosso del punk: per nulla convincente agli occhi di Billy Joe Armstrong, modificata decine di volte, a rischio di esclusione dall’album, si trasforma nel manifesto della band californiana e delle generazione punk hardcore per il decennio a seguire, spingendo il trio nelle braccia della cerimonia dei Grammy come “Best Alternative Album”. La copertina, opera del disegnatore amico della band Richie Bucher, è carica di simbolismi, personaggi e rappresentazioni: le raffinerie della East Bay, un dirigibile con le scritte “Bad Year” e “Eat At Chef Wong’s” (un riferimento a “Rocket To Russia”dei Ramones), lo slogan “Free Huey” per Huey Newton, attivista, rivoluzionario e fondatore del Black Panther Party (simbolismo che nel 2004 tornerà nella copertina di “American Idiot”), Angus Young  nella stessa posa della copertina di “Let There Be Rock” degli AC/DC, Patti Smith raffigurata esattamente come nell’art work di“Easter”. I Green Day non raggiungeranno mai più l’equilibrio perfetto di “Dookie”, un punk grezzo al punto giusto in grado di mettere d’accordo una parte di punkettari nostalgici e una buona fetta di pubblico non abituato a sonorità eccessivamente pesanti. Ma “Dookie” li porterà, più o meno consapevolmente, a qualcosa di molto vicino all’immortalità.

DATA D’USCITA: 1 Febbraio 1994
ETICHETTA: Reprise