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Grunge: Top 10 Video

Negare che gli anni Novanta in Rock siano stati marchiati indelebilmente dal grunge, è come aver vissuto su un altro pianeta passando il tempo ad ascoltare Casadei e a mangiare cibo surgelato coi vermi. Le band grunge hanno definito una nuova estetica del rock anche grazie ai video, tra fisheye, effetti negativo, fotogrammi sgranati e inquadrature dal basso, il tutto condito da camicione di flanella e autentiche groviera di jeans. Ovvero tutto quello che mandava fuori di testa il sottoscritto quando si piantava davanti a Sgrang! (ricordate TMC2?) col pollice in agguato sul tasto REC del telecomando per registrare su VHS i brani riconosciuti dai primi fotogrammi. Altro che YouTube. Per non risultare dispersiva e non mescolare tecnologie diverse, la scelta è concentrata ai primi 5 anni del “movimento”, dall’89 al ’94: la morte di Cobain trascinerà in un coma irreversibile l’intera scena e tutto quello che verrà negli anni seguenti saranno solo morenti fiammate (alcune rimangono grandi prove). Inevitabile che le band che godevano di badget notevoli grazie ai loro contratti major facciano la parte dei leoni.

01 – NIRVANA, “HEART-SHAPED BOX”

Uno scheletrico e senile Gesù Cristo si aggira spettrale con un cappello da Santa Claus per un paesaggio dai colori feroci e agghiaccianti degni di un quadro di Mark Ryden. L’angelo obeso che brama i feti impiccati sull’albero è una scena degna di un incubo.

02 – ALICE IN CHAINS, “ROOSTER”

Il rooster è il padre di Jerry Cantrell, veterano del Vietnam. Cupo e triste, un viaggio tra le aberrazioni della guerra, la sua ferocia, le perdite e i sacrifici obbligati. Per Cantrell segnò il punto d’inizio del riavvicinamento con il padre, che appare commosso all’inizio del video.

03 – PEARL JAM, “JEREMY”

Il testo è ispirato dal suicidio di uno studente texano di 16 anni, Jeremy Wade Delle che nel ‘91 si sparò in bocca in classe di fronte a compagni e insegnante. Vedder lesse la notizia sul giornale e non poté fare a meno di ricamare il testo di uno dei brani più intensi della discografia dei Pearl Jam. Il risultato è un piccolo film di alienazione e solitudine.

04 – SOUNDGARDEN, “JESUS CHRIST POSE”

In quello scenario apocalittico e funesto c’è un Chris Cornell testosteronico che sbraita a torso nudo in mezzo al deserto. Al suo fusto s’alternano fotogrammi di crocifissi che ruotano come in una giostra. L’apice discografico mai più toccato dai Soundgarden ha anche il video migliore perché scevro da esche pop (leggi “Black Hole Sun”), più prossimo all’estetica del metal che del rock da classifica. Con buona pace dei Superunknownici.

05 – NIRVANA, “IN BLOOM”

A pari merito con “Lithium”, nettamente meglio di “Smells Like Teen Spirit” per lo spirito goliardico e la presa in giro alle band beat anni ’60. Cobain pettinato in quel modo e con quegli occhiali sembra McGyver e supera in coglionaggine il sorrisino da beota di un Grohl che ha sempre mostrato di non volersi prendere troppo sul serio.

06 – ALICE IN CHAINS, “THEM BONES”

Staley e soci suonano in un enorme cratere, l’atmosfera soffocante è sottolineata da fotogrammi di animali che si cacciano e dominano. E’ il dramma della sopravvivenza e dell’ineluttabile morte, non mi pare un azzardo definirlo persino gotico.

07 – SCREAMING TREES, “BUTTERFLY”

Il video più drammatico e sinistro dell’ex band di Mark Lanegan è costruito intorno ai consueti giri in maggiore dei fratelli Conner. La morte (il suicidio?) è vista dai piedi, prima sbucano dalla sterpaglia, poi penzolano sopra il selciato. La farfalla piange, ha annunciato col battito delle ali la sua stessa fine.

08 – MUDHONEY, “TOUCH ME I’M SICK”

Prima che la Geffen e le classifiche ne decretassero un altro, era il vero e unico e indiscusso inno del genere. E’ la “Smells Like Teen Spirit” degli sfigati. Quella carica stoogesiana raramente s’è sentita altrove nei dintorni di Seattle accompagnata da quel contorno di immagini zozzone. Anzi no, malate.

09 – TEMPLE OF THE DOG, “HUNGER STRIKE”

Immancabile il supergruppo per eccellenza che suona tra fresche frasche, in riva al lago, nella selva notturna. Un po’ stereotipato e fin troppo “romantico” (nel senso ottocentesco del termine), ma forse a farmi parlare così è il famoso senno-di-poi.

10 – TAD, “PLAGUE YEARS”

Il video che MTV non volle trasmettere perché Tad Doyle era un cicciobombo. E invece quel grassone rappresentava il peto mefitico che si abbatteva sul mito americano e di cui il grunge della prima ora si faceva portavoce. Insomma, era l’incarnazione stessa del genere e qui il mastodontico ex-macellaio è sempre in bella vista. In effetti, era difficile oscurarlo. Mito dimenticato.