Jeff Buckley manca da 20 anni

“Sweet lover, will you come back / And love me for a while? / Please take my hand / Leave all your fears behind / I’ve been gone too long / Now I’m home to stay / Please don’t leave me / Again this way / Please come home” – Tim Buckley, “I Never Asked To Be Your Mountain” (1967)

Ci sono queste foto, scelte per le copertine di due loro dischi, che sono un po’ lo specchio, inquietante e dolcissimo al tempo stesso, di un padre e di un figlio che non sono mai stati un padre e un figlio: Tim per “Happy Sad” (1969), Jeff per “Grace” (1994). Sguardo rivolto verso il basso, capelli disordinati davanti al viso e un broncio che è la prova che neanche un esame del DNA avrebbe potuto dare in modo più preciso.

Jeff ha dovuto fare per tutta la vita i conti con il fantasma di un genitore che aveva ritenuto la sua nascita un ostacolo per una carriera da inseguire a New York, lontano da quel figlio e da sua madre. Quella stessa New York che come una sirena ammalierà anche Jeff, che la sceglierà come rampa di lancio di una storia che muove i suoi primi passi nel 1991 proprio in un tributo al padre, alla chiesa di St. Ann a Brooklyn, dove intona un paio di pezzi scritti da un uomo mai conosciuto davvero ma da cui aveva ereditato voce celestiale e sensibilità lirica.

Tim muore il 29 Giugno del 1975 in circostanze tragicamente classiche per l’ambiente: overdose da eroina, ad appena 28 anni. Jeff di anni non ne aveva neanche 9 ai tempi, non ebbe modo di partecipare al funerale di Tim e 22 anni dopo avrebbe ripercorso ancora una volta, l’ultima, la strada del padre, lasciando prematuramente questo mondo ma senza che le droghe c’entrassero qualcosa: solo pochi versi della “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin, degli scarponi troppo pesanti, l’acqua densa del Wolf River che scorreva veloce verso il Mississippi e un battello passato dal posto sbagliato al momento sbagliato.

Era il 29 Maggio del 1997, era vent’anni fa, con Jeff già a pieno titolo fra le stelle di quegli anni ’90, intento a raccogliere i frutti di un album, “Grace”, che sarebbe rimasto per sempre il suo testamento artistico. Ma anche e soprattutto un manifesto d’amore e mancanza in cui entrambi gli elementi si intrecciano indissolubilmente e in cui il ruolo giocato da Tim è molto meno marginale di quanto si possa pensare.

JEFFREY SCOTT BUCKLEY
17 NOVEMBRE 1966 – 29 MAGGIO 1997