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#MySong: “Delicate”, Damien Rice

Delicate
Damien Rice
“O”, 2002

Hurley si trascina dinoccolando verso la spiaggia. Il cielo è sovrastato da nuvole, colorato di giallo, il mare è agitato, tutt’attorno la gente fa cose. Chi costruisce una zattera, chi si libera di qualche peso di troppo, chi si dà conforto. Hurley no, è solo, solo con le sue cuffie, ora adagiato sulla sabbia mentre il vento spettina le palme tropicali di un’isola misteriosa. Quando dalle cuffie di Hurley parte la chitarrina di Delicate, “Lost” tocca uno dei suoi picchi più emozionanti. La dispersione, la disperazione, i litigi, le ire di un gruppo di sopravvissuti alle prese con il peggiore dei limbi: attendere il proprio destino. Hurley prende fiato e, con le sue cuffie, lo fa prendere anche a chi guarda il dramma post-moderno di una delle serie tv più importanti di sempre. Le parole d’amore di Rice, con quei violini che volano col vento, incarnano la speranza. “Delicato” è il bacio che ci si dà in disparte, ma è anche il sogno di chi ama e vuole un amore autentico: “Perché canti halleluja se per te non significa nulla? – soffia Damien – perché canti con me?”. Nell’isola gli equivoci stanno portando il gruppo a sfaldarsi. Chi va, chi resta. Chi ama, chi soffre. Hurley sta in mezzo. Resta solo. Fino a quando il suo lettore CD non lo tradisce. Pile scariche e “Delicate” lascia il posto al fruscio del vento. Micidiale e autentico affresco della solitudine.

Riccardo Marra
Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.