#MySong: “Range Life”, Pavement

Range Life
Pavement
“Crooked Rain Crooked Rain”, 1994

Puoi dimenarti quanto ti pare, puoi strillare, strapparti i vestiti di dosso, salire s’un palazzo di dieci piani, farti minacciare dalle correnti. Puoi essere tutto e il contrario di tutto. Ma c’è questa coltre di gelatina che non ti permette di essere chi sei. È una sostanza trasparente, gommosa, schifosa. È la normalità. La normalità di pagare le tasse, l’affitto, di essere bloccato nel traffico. I Pavement suonano gli strumenti come se, alle loro spalle, non stiano cadendo per davvero dei missili. Si muovono a piedi scalzi in un campo minato, dormono con nonchalance in un letto pieno di chiodi. No, non sono fachiri, sono assuefatti. In Range Life, Stephen Malkmus canta: “Voglio una vita tranquilla, così che possa stabilirmi”, lo fa s’un arpeggio sbilenco, s’una ballata anchilosata, sotto a un cielo dal colore celestino e tra cespugli verdi finti. Malkmus scherza, si prende in giro, c’è questo pianoforte beffardo, ci sono queste piccole distorsioni. Sembra l’inizio di “Velluto Blu” di David Lynch con quei giardini perfetti, quegli steccati perfetti che nascondono invece il nero. E Stephen sbeffeggia gli Smashing Pumpkins (“Bambocci, non capisco la loro funzione”) e gli Stone Temple Pilots (“Scapoli eleganti”) forse facendo riferimento al dimenarsi epico di queste band contro la vita beffarda. E non ne vale la pena – dimenarsi s’intende – perché quello che conta è “scappare dai porci, dal fuzz, dai poliziotti, dal caldo” e forse anche da una canzone con troppi significati.