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#MySong: “Where Is My Mind?”, Pixies

Where Is My Mind?
Pixies
“Surfer Rosa”, 1988

L’impiegato ha del nastro adesivo a tenergli fermi gli occhiali e un tris di penne appese al taschino. Veste un completo grigio, siede su una seggiola di finto legno. Sulla scrivania una tazza col suo nome, una targa aziendale, la foto di moglie e figli – due, biondi, vestiti con la maglia della squadra del cuore di football – e certo, l’immancabile kit da ufficio. Tutto scorre. Tutto in ordine. Per pranzo mangerà dello stufato fatto con le mani della moglie, nel weekend li aspettano i suoceri nella tenuta sul lago. Boom. Cade qualcosa per terra. Uno strano coro celestiale irrompe nella scena. Sembra il richiamo di una sirena. Sembra il gorgoglio del mondo. L’impiegato si affaccia alla finestra. Il cielo s’è fatto viola. La gente laggiù alza lo sguardo verso un punto all’orizzonte. I palazzi iniziano a collassare. Tutto crolla. Tutto si sbriciola in pochi minuti. È l’apocalisse. L’impiegato s’appiccica al vetro. È incredulo. Chiude gli occhi. Li riapre. Ora si trova a testa in giù. Nudo, veste solo un paio di pinne. È in fondo a un mare trasparente. Pulito. Forse i Caraibi. Lui nuota. Il fondale è solcato dalla luce. Dalle rocce spunta un piccolo pesce che gli attraversa la faccia. Lui lo ferma, gli fa: “Hey pesce, dove sono? Dov’è la mia mente?”. Il pesce trattiene il fiato e fa per rispondere ma, proprio quando sta per parlare, un enorme detrito piomba in acqua dividendo i due amici. Ecco di nuovo quel coro, celestiale. Ecco di nuovo quel richiamo. L’impiegato si sveglia. Ha una bava di sangue nella narice. È seduto alla scrivania. È estate. Fa caldo. Entra nell’ufficio del capo senza bussare. Lascia il suo cartellino. Si congeda.