New Order: 35 anni di Power, Corruption & Lies

18 Maggio 1980: Ian Curtis pone fine alle sue sofferenze terrene, portando con sé le spoglie dei Joy Division. Bernard Sumner, Peter Hook e Stephen Morris decidono però di andare avanti, Sumner si mette alla voce, si danno un nuovo ordine, un nuovo nome, New Order, ingaggiano Gillian Gilbert ai sintetizzatori e provano a proseguire a fare musica. Il primo tentativo arriva l’anno seguente, “Movement”, ma non è la cosa giusta: il disco risente ancora troppo dell’eredità di Curtis e dei Joy Division, serve qualcos’altro per far sì che la loro nuova ragione sociale possa lasciare il segno. Segno che arriva, indelebile, nel 1983: a Marzo esce il singolo Blue Monday. Il brano è qualcosa di nuovo, non solo per i New Order: drum machine che pesta, synth arrembanti, prototipo di ciò che sarebbero stati di lì in poi gli anni ’80 elettronici. Il passo seguente è Power, Corruption & Lies. Nel disco il singolo non è compreso, almeno non nella versione pubblicata pochi mesi prima, ma c’è 5-8-6, una sorta di base testimonianza del lavoro fatto per arrivare al pezzo. Ma è tutto l’album a rappresentare una svolta: i New Order cercano senza nascondersi un approccio da dancefloor, spingono al massimo i loro synth e partoriscono delle perfette gemme pop come The VillageUltraviolenceEcstasy. Il basso rigorosamente post punk di Peter Hook è il raccordo con la precedente esperienza, evidente nella traccia d’apertura Age Of Consent, mentre aloni di Kraftwerk macchiano svariati passaggi del disco. Da considerare a tutti gli effetti come il vero e proprio esordio dei New Order, “Power, Corruption & Lies” sarà uno dei dischi più importanti e seminali degli interi anni ’80, oltre che capostipite di un intero modo di intendere le macchine applicate alla musica.

DATA D’USCITA: 2 Maggio 1983
ETICHETTA: Factory