Home EXTRA ANNIVERSARI Nine Inch Nails: 25 anni di The Downward Spiral

Nine Inch Nails: 25 anni di The Downward Spiral

Messi da parte gli insegnamenti dei maestri Ministry e Skinny Puppy, condensati nell’esordio “Pretty Hate Machine” del 1989, Trent Reznor entra negli anni ’90 nel bel mezzo di una spirale autodistruttiva di cui non riusciva a intravedere la fine. Auto-segregatosi in una villa al 10050 di Cielo Drive, a Los Angeles, la stessa dove nel ’69 la Family di Charles Manson aveva trucidato Sharon Tate e altre quattro persone, Reznor partorisce dapprima gli EP “Broken” e “Fixed” (1992), che lasciano già intravedere la via intrapresa, e poi The Downward Spiral, secondo capitolo lungo della saga Nine Inch Nails. Il disco è l’epifania pagana delle angosce e delle psicosi di Reznor, ma è anche e soprattutto la miglior rappresentazione della violenza di un decennio che stava implodendo, accartocciandosi dolorosamente su se stesso. La via scelta da Reznor per scarnificarsi è quella fatta da martellanti pulsazioni industrial sovrapposte a chitarre abrasive, qualcosa di decisamente più tetro e malato del già scuro synthpop dell’esordio. Reznor si ribattezza Mr. Self Destruct e s’immerge nella stessa merda di un’intera generazione massacrata dagli abusi e dalla chimica: le perversioni sessuali di PiggyCloser (“I want to fuck you like an animal / I want to feel you from the inside”), la blasfemia nietzschiana di Heresy (“God is dead and no one cares / If there is a hell, I’ll see you there”), il perbenismo dilagante preso a morsi in March Of The Pigs, la devastazione apocalittica di Eraser con quel disperato e ripetuto invito a farlo a pezzi (“Lose me, hate me, smash me, erase me, kill me, kill me, kill me, kill me, kill me, kill me, kill me, kill me”) e infine Hurt con la sua incolmabile sofferenza e una devastante percezione di assenza. Tutte facce deturpate dello stesso amorfo poligono sociale. Tra urla e gemiti, inarrivabili picchi lirici e canini conficcati nella carne, Reznor scolpisce così il concept più rappresentativo degli anni ’90, marchiando a fuoco una nuova era dell’industrial metal in cui le parole prendono quasi il sopravvento sugli aspetti strettamente musicali.

DATA D’USCITA: 8 Marzo 1994
ETICHETTA: Nothing / Interscope

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.