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One Love: a Manchester ha vinto la musica

In questo momento storico parecchio complesso, è bello poter pensare che anche la civiltà occidentale abbia dei valori. Già, perché potrà sembrare futile, ma emozionarsi liberamente per la musica e per un concerto pop è una conquista su cui non dobbiamo fare alcun passo indietro. L’attualità – quella più violenta – incalza, e così il mega live voluto da Ariana Grande a Manchester appena due settimane dopo i tragici eventi del suo tour sembrava a rischio, dopo lo stop per un giorno al Rock Am Ring e il recentissimo triplice attentato londinese. Il tutto in una nazione impaurita, smarrita, con la campagna elettorale per le imminenti elezioni sospesa.

Si è deciso di andare avanti con il One Love Manchester, tra imponenti misure di sicurezza. Ariana Grande non farà di certo musica impegnata, ma guardare le sue giovanissime fan cantare felici ha fatto riflettere parecchio sulle nostre libertà da preservare. La giovane popstar statunitense non era sola ieri sera, tantissimi gli ospiti presenti: nella prima parte assolutamente degni di nota i duetti tra Pharrell Williams e Marcus Mumford per Get Lucky e quello tra lo stesso Pharrell e Miley Cyrus per Happy, preceduti dalla staffetta tra i Take That e l’ex Robbie Williams (che nella commozione generale ha modificato il refrain della sua Strong in “Manchester we’re strong”, dedicando poi Angel alle vittime dell’attentato).

La serata è volata veloce tra i vari videomessaggi registrati (fra cui quello di Paul McCartney) e le incursioni musicali di Ariana Grande, ma dal punto di vista artistico ha visto un’impennata di qualità assolutamente inaspettata nel finale, con una Katy Perry che ha colpito positivamente, matura popstar rispetto alle più acerbe colleghe. Dopo di lei un altro idolo delle giovanissime come Justin Bieber, ma le sorprese più grandi dovevano ancora arrivare.

I Coldplay – accompagnati dalla Grande – hanno iniziato la loro esibizione con una cover degli Oasis, Don’t Look Back In Anger. La scelta non è stata casuale: gli Oasis sono di Manchester e il brano ha avuto una nuova ribalta dopo essere stato cantato spontaneamente durante il flash mob successivo all’attentato del 22 Maggio. La band di Chris Martin ha proseguito brillantemente con Viva La Vida, Fix You e Something Just Like This, perfette per l’occasione.

Dopo una breve pausa, è salito sul palco tra lo stupore generale uno dei più celebri figli di Manchester, Liam Gallagher. La sua partecipazione non era stata annunciata e i rumors – stavolta autorevoli – delle ultime ore che lo davano presente erano stati bollati come fake news, mescolati alle tante infondate voci di reunion col fratello Noel. L’ex voce di Oasis e Beady Eye è apparso in forma, smanioso di calcare la scena: è beffardo e inquietante pensare come proprio lui sia stato fra gli artisti impossibilitati a esibirsi qualche giorno prima al Rock Am Ring, causa una seria minaccia terroristica.

La sua presenza scenica è stata come sempre impressionante, la voce regge ancora e così Rock ‘n’ Roll Star e la nuova Wall Of Glass sono state un gran bel sentire. La band che lo sta accompagnando (tra cui spicca l’ex Kasabian Jay Mehler) ha dovuto però lasciare spazio ai Coldplay per l’ultimo brano cantato da Gallagher, che è stato ovviamente Live Forever. Il momento rimarrà impresso a lungo, la chimica che hanno creato sul palco Liam e Chris Martin è stata impressionante: chissà cosa avrà pensato davanti alla TV, seduto sul divano, Noel Gallagher, colpevole assente della serata.

Per lui, che sembra tenere sempre più ai buoni rapporti con le varie star (dare un’occhiata alle foto della festa dei suoi 50 anni per credere), l’assenza di ieri sera ha rappresentato un imperdonabile errore di valutazione, visto lo scopo parecchio nobile. La sua musica era comunque presente, ma non certo allo stesso modo. La serata si è chiusa con One Last Time e Somewhere Over The Rainbow, cantate entrambe da Ariana Grande, involontaria testimone dei nostri tempi: prima o poi ci sarà purtroppo nuovo terrore, ma il concerto di ieri sera ci ha ricordato chi siamo, piaccia o meno.

Karol Firrincieli
Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Nell'attesa lavora come farmacista, quando può viaggia per il mondo verso mete ricercate e scrive con passione per Il Cibicida dal 2009.