Prince: 35 anni di 1999

Cosa facevate, nella vita, a ventiquattro anni? Studiavate, avevate il vostro primo lavoretto? Prince Rogers Nelson, il folletto di Minneapolis, rivoluzionava il funk. Ma si sa, è sempre stato precoce, il ragazzo. Al suo quinto album, dopo il moderato successo di critica e pubblico di “Dirty Mind” (1980) e “Controversy” (1981), Prince, ispirato dall’atmosfera distopica del capolavoro di Ridley Scott, “Blade Runner” (uscito anch’esso nel 1982, nel bel mezzo delle registrazioni), inietta il proprio funk con enormi dosi di sintetizzatori e drum machine che assumono totale predominanza nel suono. Vero, il primo dei quattro lati di 1999 si apre con l’omonimo singolone e con Little Red Corvette, due dei pezzi più riconoscibilmente pop nel catalogo di Prince (e due dei migliori, se ci consentite la banalità), ma la chiave del discorso musicale (che testualmente rimane il sesso, S-E-S-S-O, non c’è dubbio alcuno) risiede nelle lunghe jam centrali (Let’s Pretend We’re Married, D.M.S.R., Automatic), dal suono robotico, ripetitivo, futuristico. Suono che ritroviamo, mitigato da una maggiore prominenza di basso, chitarra e batteria, in Lady Cab Driver, altra lunga jam che propone una struttura che estremizza e rinnova i concetti proposti dal Godfather James Brown e da George Clinton dopo di lui e in All The Critics Love U In New York, feroce critica all’hipsterismo dilagante nella Grande Mela. Ancora una volta padrone della propria visione (registra, come spesso accadde nella sua carriera, tutti gli strumenti presenti su disco, ad eccezione del solo di chitarra in Little Red Corvette), Prince sale sull’ultimo gradino con questo capolavoro prima di salire sul tetto del mondo con il successivo “Purple Rain” dell’84.

DATA D’USCITA: 27 Ottobre 1982
ETICHETTA: Warner

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