Soundgarden: 25 anni di Superunknown

Di quella ristretta élite grunge composta da Nirvana, Pearl Jam, Alice In Chains e Soundgarden, questi ultimi erano sicuramente i più “heavy”, con il loro sound massiccio mutuato da Led Zeppelin, Black Sabbath e altro hard rock vario ed eventuale. Nei primi anni ’90, mentre i Nirvana davano alle stampe l’edulcorato “Nevermind”, i Pearl Jam iniziavano a propendere per un rock più classico e gli Alice In Chains sperimentavano l’acustico, Chris Cornell e i suoi partorivano una bordata granitica come “Badmotorfinger”. Era il 1991 e da quel momento i Soundgarden decidono di allentare per un po’ le pressioni discografiche, aspettando tre anni prima di ripresentarsi sulle scene. Sulla scia della definitiva esplosione del fenomeno Seattle esce così Superunknown e per i Soundgarden le carte in tavola cambiano sensibilmente: complici la produzione di Michael Beinhorn e il missaggio di Brendan O’Brien l’album risulta, quantomeno nell’estetica, ben più luminoso di quanto mai inciso dalla band. Ma, per l’appunto, è solo estetica: l’acida psichedelia del singolone Black Hole Sun, le tendenze doom di Mailman4th Of July, il martello ritmico di The Day I Tried To Live, il nero pece di Fell On Black Days e della conclusiva Like Suicide, sono pugni nello stomaco mascherati da baci e abbracci. Le lyrics di Cornell sono molto meno dirette che in passato, a tratti persino criptiche, toccando tutto quel campionario di mostri che stavano corrodendo da dentro un’intera generazione di musicisti: il suicidio, le droghe, l’autodistruzione, la depressione. “Superunknown” garantì ai Soundgarden una rinnovata popolarità commerciale grazie a una manciata di singoli perfetti (vedi l’hard rock possente di Spoonman), apice di una discografia che avrebbe contribuito di lì a poco a spegnere del tutto una tempesta che aveva già esaurito la sua devastante potenza.

DATA D’USCITA: 8 Marzo 1994
ETICHETTA: A&M