Suicide: 40 anni del self titled

Nel 1967 la città di New York assisteva inerme all’esordio dei suoi figli più seminali, i Velvet Underground. Dieci anni più tardi sono le stesse atmosfere metropolitane, lo stesso lerciume dei bassifondi del Village, le stesse storie di degrado, povertà e malattia a dare vita a un altro debutto, quello dei Suicide con il loro omonimo primo disco. I Suicide sono una band atipica, c’è Alan Vega, un cantante rock’n’roll, rockabilly e blues e c’è Martin Rev, che si perde nelle sue diavolerie elettroniche, tra tastiere e drum machine. Non c’è nessun altro, ma tanto basta per mettere su disco le ossessioni, le tensioni e l’angoscia dell’uomo moderno, il battito accelerato del protagonista di Frankie Teardrop mentre uccide moglie e figlio prima di rivolgere la follia su se stesso, le stranezze di Cheree e quelle di Johnny, lo schiaffo alla società americana di Ghost Rider. Poche strati sonori in loop, distorsioni, qualche organo à la Doors, i fremiti acidi della voce di Vega e un nichilismo strabordante fanno il resto. Come per tanti altri casi analoghi, anche i Suicide ci metteranno un po’ per ricevere i riconoscimenti meritati, ma il loro sarà un passaggio chiave nell’evoluzione del post punk, della new wave e dell’industrial.

DATA D’USCITA: 28 Dicembre 1977
ETICHETTA: Red Star

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