Bruno Dorella: «Musiche per colonne sonore immaginarie»

Artista poliedrico, Bruno Dorella. Ha creato solo negli ultimi anni diversi progetti musicali, dai Wolfango agli OvO, dai Bachi Da Pietra ai Ronin. Ma è anche un produttore appassionato con l’etichetta personalissima “Bar La Muerte”. Il Cibicida lo ha contattato per una chiacchierata virtuale che attraversa trasversalmente la sua carriera ed il suo pensiero di samurai vagabondo dai natali milanesi.

Leggevo da qualche parte che i Ronin erano quei samurai che, tradita la fiducia del signore che avevano sotto protezione, erano costretti a vagabondare in cerca di impieghi da mercenari. Qual è il riferimento che sentite più vicino? Quello di traditori del rock? O di vagabondi?
Certamente non traditori del rock, il rock è abbastanza lontano dai Ronin. Sicuramente vagabondi, sia in senso fisico sia in senso musicale (tutti siamo coinvolti in molti progetti), e comunque nella musica dei Ronin c’è un senso di sconfitta che mi sembra vicino a quello del samurai che ha fallito l’unico scopo della sua vita, proteggere il suo padrone.

Ad un concerto, tempo fa, definisti i Ronin interpreti di musica derivativa, è da collegarsi al concetto di vagabondaggio artistico?
No, era una battuta sarcastica. Suonavamo a Catania, dove il pubblico è notoriamente ostico, è composto per lo più di musicisti che credono che la scena catanese sia il non plus ultra (mentre invece è estremamente derivativa da quella di Chicago e dintorni), e viene ai concerti quasi solo per “studiare” il gruppo che ha davanti e giudicarlo dall’alto. Volevo subito mettere in chiaro che a noi invece interessa suonare per chi ha voglia di ascoltare la musica in sé e per sé. I Ronin vogliono solo fare una musica che parli al cuore, senza alcuna pretesa tecnica o di originalità. Se qualcuno era lì per fare lo snob poteva tornarsene a casa, questo volevo dire.

Come nasce l’ispirazione quasi esclusivamente strumentale dei vostri pezzi? C’è una immagine, un sogno, un film, che dà il “via”?
Sono musiche per colonne sonore immaginarie. Non ci sono immagini di partenza, piuttosto atmosfere.

E’ strano vedere una copertina nera e sobria per racchiudere un disco che, oltre – è vero – a parti melanconiche, presenta brani spumeggianti e vere e proprie cavalcate a capelli al vento.
Però è sempre un senso di dimessa sobrietà e sconfitta che prevale, anche nei momenti più spumeggianti. E poi mi piaceva l’idea di una confezione rigorosa, senza arti grafiche se non quel taglio sanguinante sotto il cd.

Dove hai scovato il talento polistrumentista di Jacopo Andreini?
Ci conosciamo da anni. Ci siamo studiati e seguiti per un po’ in privato. Poi l’ho conosciuto in occasione di un suo concerto, non ricordo con che gruppo, forse Bz Bz Ueu o Nando Meet Corrosion, o forse Crap, il gruppo free jazz che aveva con Roy Paci. Lui in seguito mi ha rivelato di avermi conosciuto ancora prima a Napoli, quando era venuto ad intervistare i Wolfango, ma io non mi ricordo. Ora siamo molto amici.

Chi saranno i Ronin di domani? Insomma, ci saranno innesti al collettivo?
La formazione dei Ronin, come suggerisce il nome, è sempre instabile. Non credo di aver mai fatto più di dieci concerti con la stessa formazione. L’unico rimasto fisso dall’inizio ad oggi sono io. Quindi sì, aspettati nuovi innesti anche per il prossimo disco. Ora mi piace però fare i concerti in quattro, solo due chitarre basso e batteria, credo che per un po’ punterò su questo.

Scusa la domanda un po’ inutile (ma spesso le curiosità traboccano senza avvertire): perché passi tre quarti di concerto inginocchiato?
Perchè, nonostante il centinaio di concerti che faccio all’anno tra Ronin, OvO e Bachi Da Pietra, non mi sento un frontman. In OvO e Bachi sono dietro la batteria, non penso a niente mentre suono. Invece coi Ronin ho bisogno di “sentire” molto i pezzi, inginocchiarmi mi aiuta a concentrarmi.

Qual è il valore che dai alle voci, che spesso “sacrifichi”, nei tuoi progetti? Anche nei Bachi, la voce è rappresentata da sussurri e brusii…
Beh, la voce nei Bachi è una scelta di Giambeppe, però non è un caso che mi piaccia. Probabilmente ho un rapporto un po’ strano con il cantato, ci sono molti gruppi che mi piacciono ma che non riesco ad ascoltare perchè non mi piace la voce.

Quelle dei Ronin sono senz’altro colonne sonore, perfette per musicare immagini e per commentare delle scene. A che tipo di film ti piacerebbe dare un commento sonoro?
Per quel che riguarda i film mi piacerebbe confrontarmi con qualunque genere, ogni genere potrebbe costituire una sfida ed un’esperienza, mi piacerebbe essere come Morricone, Rota o Mancini, fare di tutto, dal classico al porno. Anzi, se qualche regista legge quest’intervista sappia che non vedo l’ora di iniziare a lavorare sul cinema! Coi Ronin abbiamo già fatto qualcosa, ma erano canzoni già esistenti poi utilizzate in colonne sonore, mentre a me piacerebbe scrivere una colonna sonora da zero, partendo dal copione. E’ il mio sogno attuale. Quando ero piccolo sognavo un disco col mio nome sopra. Fatto quello sognavo un tour mondiale. Fatto anche quello, ora sogno di scrivere colonne sonore. Aiutatemi a realizzare i miei sogni!

Vantaggi e svantaggi di una auto-produzione. Come sopravvive una piccola etichetta come la tua “Bar La Muerte”?
Vantaggi: piena autonomia decisionale, purezza, testa alta davanti a chiunque. Libertà. Svantaggi: si perdono dei gran soldi, si ingoiano dei gran rospi, arrivano gran delusioni. Bar La Muerte sopravvive grazie ai pochi dischi in catalogo che vendono, ma soprattutto grazie alle vendite ai concerti. Se fosse per i negozi avrei già chiuso al terzo disco…

Una volta hai definito gli OvO soprattutto un progetto di vita. Cosa intendevi?
Viaggiare, stare con Stefania (mia compagna negli OvO e nella vita), suonare dove decidiamo noi, insomma prima di tutto uno stile di vita. Un tour degli OvO può durare anche due mesi, siamo liberi, facciamo quello che vogliamo e che ci piace, abbiamo rifiutato la logica del lavoro come sfruttamento e sofferenza, viviamo alla giornata e se qualcosa andrà storto almeno potremo sempre dire di non avere rimpianti e di aver vissuto esattamente come volevamo. Non penso siano in tanti a poter dire la stessa cosa.

Qual è il vero Dorella? Quello dei Wolfango, quello degli OvO, dei Bachi Da Pietra o dei Ronin? E sarebbe divertente che ci definissi ogni progetto con un aggettivo…
E’ ovvio che tutti questi sono il vero Dorella. Dorella è un appassionato di musica, gli piace suonare generi e strumenti diversi, il vero Dorella è proprio questo essere multiforme. Ci sono molti musicisti che hanno questo approccio, tra i più famosi mi vengono in mente Mike Patton o John Zorn. E’ una cosa molto normale ad esempio nel jazz avere vari progetti e ruoli, mentre nel rock la voglia di essere “star” di solito porta ad avere un solo progetto su cui si punta tutto. E’ una logica che non interessa. Invece che aggettivi ti metto sostantivi. OvO: amore. Ronin: passione. Bachi Da Pietra: duello. Wolfango: passato.

E’ uscito da poco l’ultimo disco di Bugo “Sguardo Contemporaneo”. Tu sei stato un po’ il suo talent scout, hai ascoltato il suo nuovo lavoro?
Sì, mi sembra stia attraversando una fase di passaggio tra il Bugo delle canzoni da “due minuti con colpo di genio” a un Bugo più complesso, arrangiato, si sta scucendo di dosso l’immagine di divertente provinciale pazzerello. Io ero un po’ innamorato di quell’immagine, ma seguo con interesse questa evoluzione. Questo “Sguardo Contemporaneo” mi sembra un passo avanti rispetto al disco elettrico di “Golia & Melchiorre”. Ho sempre grande rispetto per lui e mi comunica sempre una genuina voglia di suonare.

Qual è l’artista o la band che ad oggi ti sentiresti di consigliare candidamente ai lettori de Il Cibicida?
Uh, questa è dura. Sparo le prime che mi vengono in mente: tutti i gruppi della Load e della Throne all’estero, in Italia vado con quattro a bruciapelo, i primi che mi vengono: Violetta Beauregarde, Zu, 3/4 Had Been Eliminated, Okapi. Ma sono solo le prime cose che mi son venute in mente.

Domanda di rito: se ti dico Cibicida cosa ti viene in mente?
Uno che si abbuffa e poi vomita.

* Foto d’archivio

A cura di Riccardo Marra