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Moltheni: «Sono sempre alla ricerca del bello»

29 Aprile 2005: Un gentilissimo Moltheni risponde alle domande de Il Cibicida nel backstage del concerto catanese tenutosi al “Fondo Bianco”. Umberto si mette a nudo, ci parla di “Splendore Terrore”, il suo nuovo album «decadente e triste, ma non arido, se scavi ci trovi l’acqua» e del suo futuro.

moltheniintervista2005

Come mai un album come “Splendore Terrore”, considerato un capolavoro sia dagli addetti ai lavori sia da coloro che gli album li acquistano, è uscito in silenzio, senza “rumore”?
Beh, consideriamo che io appartengo al mercato indipendente italiano, quindi è sempre difficile la visibilità e poi francamente parlando, non lo dico per autovantarmi o meno, è la verità, si tratta di un disco registrato in tre giorni in presa diretta, missato in un giorno e mezzo, masterizzato in una notte, è costato duemila euro, cioè niente quasi gratis, pertanto quando lavori per scelta o per necessità, a questi livelli la visibilità non è mai quella che si meriterebbe… però va bene uguale.

Esiste davvero un fratellino elettrico di “Splendore Terrore” nascosto da qualche parte?
È verissimo, noi abbiamo registrato l’anno scorso questo album che si chiama “Forma Mentis” che non è mai uscito e che probabilmente non uscirà mai; dopo averlo registrato e consegnato, quelli dell’etichetta, che avevano assicurato la pubblicazione al 100% mi hanno detto: “è troppo rock, troppo alternativo”. Io sono rimasto con i piedi per aria, con un lavoro costato a me e ai miei collaboratori ottomila euro di tasca nostra… poi sai com’è, ogni cosa, non voglio essere troppo romantico, ha il suo tempo, quindi penso che non uscirà mai, è stato registrato ed è rimasto lì. Recupereremo alcuni brani come “Ognuno di noi sogna porno”, “Eternamente nell’illusione di te dopo Cristo”, “Tra le tue lentiggini” e “Il lago delle vergini”. Registreremo il nuovo album a settembre e probabilmente uscirà tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006.

Con quale etichetta?
Non c’è un’etichetta, non sono più sotto contratto e ne sto cercando uno anche se è molto difficile.

Sai che sono in molti a fare il tifo per te?
So di essere molto apprezzato ma non basta, cioè non che non basta a me, anzi per me è troppo, non basta per sopravvivere, io arranco negli specchi, io non faccio il musicista, altrimenti mangerei pizza a pranzo e cena sempre, io ho un lavoro, faccio il pompiere, è risaputo e penso che continuerò a farlo per sempre, la musica è l’altra mia faccia.

Tornando all’album, ascoltando “Splendore Terrore”, al di là di un concept tipicamente moltheniano, ci si trova dinanzi ad una struttura filmico-letterale di stampo francese. È un’analisi che trova riscontro nelle tue intenzioni o è la classica allucinazione del povero recensionista?
Probabilmente sì, ma non credo dipenda da una coscienza vera e propria, si tratta di un qualcosa di spontaneo che si vai poi accoppiando ad altre cose, facendole coincidere.

“Natura in replay”, “Fiducia nel nulla migliore” e “Splendore Terrore”. C’è un evidente lavoro di ricerca, basato sulla contrapposizione “aspetto e realtà”; quali sono gli elementi che ti portano a scegliere un titolo?
Io sono da sempre un esteta, sono sempre alla ricerca del bello, non cerco dei titoli particolari, cioè me ne frego, potrei chiamare un brano “Quelle chiappe marce di mia mamma mentre fa il bidet”, alla fine è il contenuto, la qualità, io miro sempre a fare qualcosa che piaccia a me, francamente parlando sono molto egoista, ripeto, tutte le cose che faccio devono piacere a me, poi ho la fortuna di essere capito da tante persone.

Con il tuo album si completa la cinquina delle migliori uscite discografiche degli ultimi dodici mesi; possiamo chiederti che cosa ne pensi dei lavori di altri tuoi colleghi? Il primo è dei P.G.R. ovvero  “D’anime e d’animali”.
Io sono molto amico di Lindo, credo che sia davvero un buon lavoro. Il progetto P.G.R. è un percorso paradossalmente, ripeto paradossalmente, distaccato alla musica, un credo, un qualcosa distaccato dalla musica, un manifesto reggioemiliano delle nostre parti.

El Muniria, “Stanza 218”…
Mimì è come un fratello per me, si è prestato anche nel nostro video, il suo è un grandissimo disco.

“Bianco Sporco” dei Marlene Kuntz?
Non ascolto i Marlene Kuntz. Dal vivo credo siano la band più grandiosa che si sia vista in Italia, però a livello d’ascolto non ho mai comprato un loro disco.

“Ballate per piccole iene” degli Afterhours?
Non l’ho ascoltato perché… non lo so. Manuel è comunque un mio caro amico, probabilmente la persona più capace che si sia mai vista in Italia negli ultimi 30 anni, è indubbiamente il guru del rock italiano al momento.

La domanda sorge spontanea, quali sono i tuoi ascolti?
Io ascolto soprattutto heavy metal e cantautori sfigati come me. Tra le realtà italiane più interessanti ci sono i Marta Sui Tubi, che modestamente ho lanciato io e che adesso camminano perfettamente da soli.

Quanto manca alla scena musicale italiana un personaggio come Francesco Virlinzi?
Francesco ha lasciato un vuoto incolmabile. Francesco era il classico produttore introvabile, che metteva sotto contratto i musicisti che suonano nei locali, come negli anni sessanta. La scomparsa di Francesco ha lasciato un vuoto incolmabile, paragonabile a quando si sciolsero i Beatles… o gli Smiths.

Ultima domanda di rito, se ti dico “Cibicida” a cosa pensi?
Al suicidio (ride, ndr)… non so, magari quando andrò a visitare il vostro sito vi farò sapere.

Vittorio Bertone
Sto ancora cercando l’aforisma perfetto per descrivermi. Per adesso, però, basta la carta d’identità. Fondatore de Il Cibicida.