Cat Power @ Alcatraz, Milano (06/11/2018)

Chi conosce Cat Power e ha avuto modo di vederla esibirsi dal vivo, sa perfettamente che il suo approccio alla scena è quanto di più volubile si possa trovare in circolazione. La serata può prendere una brutta piega anche solo se qualche zanzara di troppo le ronza intorno o se magari il bicchierino pre-concerto non è proprio di suo gradimento; al contrario, bastano un bell’addobbo floreale o uno sguardo di sincera ammirazione che riesce a scorgere tra le prime file a farle imboccare la strada giusta per il live dell’anno.

Ecco, la seconda esibizione italiana a supporto del nuovo album “Wanderer”, all’Alcatraz di Milano, è stata un po’ entrambe le cose. Fortunatamente, visto che le premesse non sono state delle migliori fin dall’inizio: per i primi cinque pezzi, infatti, Chan non fa altro che rivolgersi con gesti inequivocabili al fonico affinché i volumi della sua spia vengano alzati, ma niente da fare. Chan ripete più e più volte lo stesso gesto, s’avvicina al banco mixer tra una strofa e l’altra, ma niente da fare. Lei è pretenziosa e lo sappiamo tutti, ma il fonico è sembrato tutto fuorché sveglio.

Risolto l’inghippo, che distrae in parte tanto sopra quanto sotto il palco, Chan si rilassa e viene fuori la meraviglia della sua voce. “Wanderer” è ovviamente il grande protagonista del conciso set (settantacinque minuti bollati e tutti a casa senza nessun encore), con l’intimismo del disco che viene fuori in tutto il suo coinvolgimento. Cat Power in questo tour non suona nulla, la supportano le percussioni, il basso e la chitarra/tastiere della band che l’accompagna: lei, così, può dedicarsi completamente alle sue parole, mai banali nel corso dell’intera carriera ma mai così piene di significato.

Il risultato è magico, soprattutto perché Chan è anche davvero in forma, s’è ripresa se stessa e la sua arte e la cosa sembra averle giovato tantissimo, sia in studio che dal vivo. E che le cose nella sua vita stiano andando per il verso giusto lo testimonia lei stessa proprio in chiusura di concerto, quando oltre ai saluti e ai ringraziamenti di rito si lancia in un breve monologo sull’amore: “Amate voi stessi e amate chi in questo momento vi ama”, dice, e come darle torto. In queste condizioni, una delle artisti più espressive che è possibile trovarsi difronte.