Home LIVE REPORT Father John Misty @ Fabrique, Milano (16/11/2017)

Father John Misty @ Fabrique, Milano (16/11/2017)

Probabilmente erano in pochi quelli che credevano che uno come Joshua Tillman, batterista auto-allontanatosi dai Fleet Foxes, potesse raggiungere certi risultati. Father John Misty, invece, è riuscito con appena tre lavori in studio a racchiudere in sé l’intera estetica indie del nuovo millennio, unendola a una coscienza folk e cantautorale dall’indubbio valore, un songwriter moderno ma al tempo stesso vintage che a ogni disco ha saputo svelare un nuovo pezzetto della propria variegata personalità.

Nell’ultimo “Pure Comedy” dato alle stampe quest’anno, ad esempio, s’è ridipinto crooner vecchio stampo, che è poi il suo approccio anche in questo tour che lo ha visto passare dal Fabrique di Milano per la sua unica data nel nostro Paese. E per mettere subito in chiaro le cose, l’incipit della setlist è tutto dedicato al nuovo album: la title track, Total Entertainment Forever, Things It Would Have Been Helpful To Know Before The Revolution e Ballad Of The Dying Man, in pratica lo stesso ordine proposto su disco. Tillman sta lì al centro, si sorregge con l’asta del microfono come se avesse un grosso peso da sopportare ma poi volteggia su se stesso leggiadro come un ballerino di danza classica, imbraccia la chitarra, si protegge gli occhi dalla luce di un riflettore un po’ invadente, guarda dritto davanti a sé e gesticola, gesticola molto, interpretando teatralmente le sue parole.

I vecchi brani, quelli del debutto “Fear Fun” (2012), subiscono dal vivo una revisione degli arrangiamenti, con sezione ritmica più marcata e qualche passaggio rivisto, ma l’animo folkeggiante di Nancy From Now On, Only Son Of The Ladiesman e This Is Sally Hatchet non perde un grammo della sua intensità, per non parlare di I’m Writing A Novel e Hollywood Forever Cemetery Sings, ormai grandi classici della sua discografia. Subito prima c’è anche il momento del pezzo a richiesta: dal pubblico viene invocata True Affection e Tillman senza colpo ferire biascica un “mmh… ok!” e chiama la sua corposa band a supportarlo nelle derive sintetiche del pezzo. Lui balla, balla come fosse Dave Gahan solo con più barba e meno lustrini addosso, rivelandosi un performer di primissimo livello.

Father John Misty ha il polso del pubblico e del live come pochi altri e, prima di concludere il set principale con una I Love You, Honeybear da brividi, invoca un applauso per la sua band (“Oh yeah! Jägermeister for everybody!”, dice contento per la risposta calorosa del pubblico) e un altro per Weyes Blood, esibitasi ottimamente in apertura. Per l’encore di rito si ripresenta alleggerito della giacca, dalla platea s’alzano altre richieste, lui si ferma, guarda in una direzione precisa e tranquillizza l’interlocutore: “Don’t worry baby, I’m here to play the hits”.

Le atipiche hit in questione sono Real Love Baby, una So I’m Growing Old On Magic Mountain che fa a pezzi il cuori, Holy Shit e la The Ideal Husband che mette la parola fine a due ore di live senza un solo attimo di stanca. Che Father John Misty fosse bravo lo sapevamo già, che fosse anche così meravigliosamente completo dal vivo lo abbiamo appena scoperto e difficilmente lo dimenticheremo.

SETLIST: Pure Comedy – Total Entertainment Forever – Things It Would Have Been Helpful To Know Before The Revolution – Ballad Of The Dying Man – Nancy From Now On – Chateau Lobby #4 (In C For Two Virgins) – Strange Encounter – Only Son Of The Ladiesman – When The God Of Love Returns There’ll Be Hell To Pay – A Bigger Paper Bag – When You’re Smiling And Astride Me – This Is Sally Hatchet – The Night Josh Tillman Came To Our Apt. – Bored In The USA – True Affection – I’m Writing A Novel – Hollywood Forever Cemetery Sings – I Love You, Honeybear —ENCORE— Real Love Baby – So I’m Growing Old On Magic Mountain – Holy Shit – The Ideal Husband

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.