Liam Gallagher @ Les Ardentes, Liegi (09/07/2017)

Anche se sciolti da ormai otto anni, degli Oasis si parla sempre: le voci insistenti di reunion benefiche e non, gli insulti via Twitter, ma anche nuova musica, grazie alle rispettive carriere soliste dei due fratelli Gallagher. Se per Noel le cose vanno bene da anni, per il fratello Liam invece in questi otto anni senza Oasis gli eventi avevano preso una brutta piega: tra il flop dei Beady Eye, qualche problema finanziario e un’inattività musicale che era iniziata a diventare preoccupante, non si può certo parlare di un periodo trionfale.

Per tutti questi motivi, l’album solista di prossima uscita (“As You Were”, fuori a Ottobre) somiglia molto a un’ultima spiaggia, ma – contrariamente alle attese – sembra che la carriera del più giovane dei Gallagher stia prendendo una piega inaspettatamente positiva. Dopo il successo del singolo Wall Of Glass e l’ottima ribalta mediatica della partecipazione al concerto benefico in quel di Manchester, eravamo davvero curiosi di vederlo all’opera live.

L’occasione è capitata a in Belgio, a Liegi, e dobbiamo dire che il contesto si è rilevato l’esatto opposto delle rassegne italiane, dunque assolutamente ideale: il Festival Les Ardentes è una realtà in continua crescita, che trova il suo punto di forza nell’essere un festival diffuso, che fa ottimi numeri proponendo un’offerta musicale parecchio variegata. Gli stage sono molteplici (e di dimensioni simili), tutti situati lungo una penisola sul fiume Mosa, gli stand di street food e per bere sono così tanti che è impossibile fare più di 5 minuti di fila. Dimenticavamo: la birra costa due euro e cinquanta…

Venendo all’aspetto musicale, avremmo tanto voluto ascoltare i TaxiWars, jazz band del leader dei dEUS Tom Barman, ma la quasi totale contemporaneità con l’esibizione di Gallagher (problemi d’abbondanza impensabili in Italia) ce lo ha impedito, ma ci siamo rifatti dopo con gli ottimi Lucky Chops, ottima brass band newyorchese.

Liam Gallagher invece suona per sessanta minuti esatti, in un orario (dalle 20.00 alle 21.00) perfetto per una domenica d’estate. La curiosità fa però spazio alla pura emozione quando parte Fuckin’ In The Bushes, intro storica degli Oasis dal 2000 in poi ripescata con sana sfacciataggine da Gallagher. L’emozione è d’altronde l’asse portante del live, un sentimento al quale Liam Gallagher ricorre spesso per provare a vincere l’inevitabile sfida a distanza con il fratello Noel.

Durante il periodo dei Beady Eye avevamo criticato più volte la decisione di usare nei concerti le canzoni del più grande dei Gallagher, ma stavolta il contesto è diverso: le macerie degli Oasis si sono trasformate in una spettacolare e musicalmente stimolante faida tra fratelli, con i due Gallagher che si sono spartiti anche gli ex componenti delle band passate, riducendoli alla stregua di turnisti (gli ex Oasis e Beady Eye Gem Archer e Chris Sharrock sono tornati alla corte di Noel Gallagher, mentre lo statunitense Jay Mehler – già con Kasabian e Beady Eye – è rimasto fedele a Liam). In una situazione simile, è abbastanza normale che Liam si senta custode alla pari del patrimonio musicale degli Oasis.

L’inizio è fulminante: dopo la già citata intro, Gallagher scalda ulteriormente l’atmosfera con due super classici, Rock ’n’ Roll Star e Morning Glory. Il segnale che però per Liam le cose stiano tornando a girare bene arriva definitivamente al terzo brano proposto, il suo primo singolo solista, l’esplosiva Wall Of Glass: il pubblico canta a squarciagola, si diverte, mentre la band si conferma particolarmente affiatata. Lo stesso discorso vale per la ballad Chinatown, secondo singolo del Liam solista, mentre il resto dell’album – proposto nonostante non sia ancora uscito – ovviamente è sconosciuto al 99% dei presenti, visto che oltre ai filmati live su YouTube non c’è traccia alcuna sul web: i pezzi sembrano comunque di buona qualità e un cenno a parte merita Greedy Soul, che ricorda parecchio la ruvida “Bring It On Down” degli esordi Oasisiani.

A proposito di Oasis: le altre canzoni proposte? Slide Away (dove Liam conferma diaver ritrovato una forma vocale eccellente), una brillante versione semi-unplugged di Wonderwall e soprattutto due brani provenienti da “Be Here Now”, probabilmente proposti come sfregio estremo al fratello (che non ha mai nascosto di odiare quell’album) e che risultano essere i momenti migliori del live: l’omonima title track su disco diverte ma dal vivo diventa esplosiva, mentre D’You Know What I Mean? riporta i presenti ai massimi fasti oasisiani, quando la loro scalata sembrava inarrestabile.

Poi andò diversamente, mai i due fratelli Gallagher – dopo vent’anni – hanno evidentemente ancora tanto da dare al mondo della musica. Di un songwriter e chitarrista brillante come Noel Gallagher sapevamo già, del definitivo ritorno di uno straordinario frontman come Liam ne abbiamo avuto conferma stasera.

SETLIST: Fuckin’ In The Bushes – Rock ‘n’ Roll Star – Morning Glory – Wall Of Glass – Greedy Soul – Bold – D’You Know What I Mean? – Slide Away – Chinatown – I Get By – You Better Run – Universal Gleam – Be Here Now – Wonderwall

A proposito dell'autore

Karol Firrincieli

Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Nell'attesa lavora come farmacista, quando può viaggia per il mondo verso mete ricercate e scrive con passione per Il Cibicida dal 2009.

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