Home LIVE REPORT Sleaford Mods @ Monk, Roma (31/05/2017)

Sleaford Mods @ Monk, Roma (31/05/2017)

Nel giorno in cui Liam Gallagher pubblica il suo ennesimo, inascoltabile singolo post Oasis, a tenere vivo l’asse Roma-Midlands ci pensano fortunatamente gli Sleaford Mods, di ritorno nella capitale dopo due anni di assenza. Brutti, sporchi e cattivi come nemmeno il Maestro Scola avrebbe mai potuto immaginare, Jason Williamson e Andrew Fearn tengono banco col loro repertorio al fulmicotone e la loro, se non altro inusuale, formazione da battaglia.

Il peso della performance – lapalissiano a dirsi per chi sa di cosa si sta parlando – si regge quasi unicamente sulle spalle dell’incredibile, inarrestabile Williamson. Un frontman/vocalist come se ne vedono non molti, irridente e iridescente, che trasforma lo spettacolo in una specie di stand-up comedy ad alto tasso di scorrettezza etilica. La scaletta è la medesima eseguita ovunque: si parte a razzo con Army Nights, dall’ultima fatica “English Tapas”, per fare incetta di ogni episodio della carriera del duo nei limiti serratissimi dello show, esauritosi in poco più di un’ora.

Mentre la platea si elettrizza, come raramente capita nell’Urbe, sulle note delle eccezionali TCR, Jolly Fucker o Tied Up In Nottz, Fearn si scola una lattina di birra dopo l’altra, limitandosi a recitare in labiale i brani e premere play all’occorrenza per far partire le basi. Nessuno potrà dire, al termine della serata, se ne avrà bevuta più di quanta ne è caduta sul palco, mentre si muoveva a tempo tarantolato.

Per chi si fosse chiesto, legittimamente, per quale motivo gli ormai discretamente conosciuti Sleaford Mods non vadano in giro quantomeno con un bassista e un batterista, la risposta è presto pronta. Certe cose rendono un live diverso dall’altro, perché – chiaramente – una band è diversa dall’altra. Nel caso di questi due bifolchi volontari, ad esempio, è l’attitudine a fare la differenza. Quella che rende memorabile anche una certa strafottenza, arroganza, ignoranza – e lo fa senza edulcorare un accidenti.

Quella che ci ricorda, con l’ultimo pezzo prima di salutare, che lo stile dev’essere a servizio della poetica. Che testi come quello di Tweet Tweet Tweet, probabilmente, allo stato attuale li scrivono solo i nuovi principi delle Midlands: “This is the human race / UKIP and your disgrace / Chopped heads on London Streets / All you zombies tweet, tweet, tweet”.

SETLIST: Army Nights – I Can Tell – Britain Thirst – Moptop – Snout – Carlton Touts – Dull – TCR – Time Sands – Routine Dean – Jolly Fucker – Drayton Manored – Cuddly – B.H.S. —ENCORE— Jobseeker – Tied Up in Nottz – Tweet Tweet Tweet

Michele Leonardi
Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.