Tame Impala @ Market Sound, Milano (05/07/2016)

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Sarebbe riduttivo parlare di un live dei Tame Impala limitandosi al marcato aspetto visivo delle loro performance: i visual psichedelici alle spalle, le luci acide sul pubblico e sul palco, i coriandoli sparati dai cannoni ai lati. Sarebbe riduttivo perché porrebbe l’attenzione su elementi, sì, importanti ma assolutamente secondari rispetto a quella che è la dimensione odierna della band australiana, una delle poche che riesce a mettere d’accordo un po’ tutti, a prescindere dal background e dall’annosa contrapposizione alternativo/commerciale.

I Tame Impala del 2016 sono una band molto diversa dagli esordi, trasformatasi in appena tre album sia dal punto di vista interno che di percezione dall’esterno. Gli equilibri in seno alla band hanno cominciato a pendere drasticamente dalla parte di Kevin Parker, un frontman che anche al Market Sound di Milano si dimostra sempre meno timido: giusto qualche anno fa, sempre qui nel capoluogo lombardo, ci si trovava al cospetto di un artista non molto incline al “movimento”, un po’ fermo su se stesso e poco propenso al contatto col pubblico. Oggi i Tame Impala sono una band totalmente e inequivocabilmente Parker-centrica, circostanza che dal vivo pare ancor più accentuata, con Kevin che ha preso in mano le redini in tutto e per tutto.

La dicono lunga anche le scelte a livello di setlist, gli australiani si permettono il lusso di lasciare fuori un paio di pezzi da ’90 della loro produzione, favorendo soprattutto Currents e soprattutto i brani che meglio si sposano con la svolta synth-etica del loro album dello scorso anno. Let It Happen, Mind Mischief, Elephant, The Less I Know The Better, Eventually sono i tasselli principali di un live senza momenti di stanca, breve (neanche un’ora e mezza) ma pieno in ogni singolo istante di quei chiarissimi caratteri identificativi che sono il valore aggiunto dei Tame Impala, costantemente a cavallo fra revival e modernità.

E dopo il finale di set con Apocalypse Dreams c’è l’encore, c’è Feels Like We Only Go Backwards e c’è quella New Person, Same Old Mistakes coverizzata anche da Rihanna che chiude il concerto e semplifica nel miglior modo possibile il senso di una band difficile da inquadrare temporalmente. Uno spettacolo più unico che raro, è un’impresa trovare di meglio al momento.

SETLIST: Intro (Walk On) – Nangs – Let It Happen – Mind Mischief – Why Won’t You Make Up Your Mind? – Why Won’t They Talk to Me? – The Moment – Elephant – The Less I Know The Better – Daffodils (Mark Ronson cover) – Eventually – Yes I’m Changing – Alter Ego – Oscilly – It Is Not Meant To Be – Apocalypse Dreams —ENCORE— Feels Like We Only Go Backwards – New Person, Same Old Mistakes