The Arcs @ Alcatraz, Milano (16/11/2015)

thearcslivemilano2015Non è una serata come le altre e non potrebbe essere altrimenti. Per molti dei presenti è il primo concerto dopo quanto avvenuto pochi giorni prima al Bataclan e che ha sconvolto Parigi e il mondo intero. Non è una serata come le altre, di conseguenza, anche per Dan Auerbach e i suoi The Arcs, perché questa data milanese segna il loro ritorno sul palco dopo quanto accaduto e perché, soprattutto, quella sera la band era proprio lì a Parigi, distante giusto qualche isolato dal teatro preso d’assalto. «Potevamo esserci noi al loro posto», aveva dichiarato Dan a caldo riferendosi ai colleghi Eagles Of Death Metal: sì, potevamo davvero esserci tutti.

L’atmosfera è, nonostante tutto, tranquilla, il pubblico sa bene cosa può e sa dare Auerbach dal vivo e ha già avuto modo di assimilare i brani di “Yours, Dreamily,”, esordio di questo suo side project pubblicato a fine Agosto e atteso protagonista della setlist. Una volta che si comincia le tensioni si sciolgono del tutto, col costante groove che rimbomba nel torace e scaccia via il torpore grazie a una sezione ritmica che non smette mai di pulsare, affidata a ben due batterie oltre al basso.

Auerbach si mostra a suo agio nel riprendere e allargare, annacquare e slabbrare a dismisura i punti di riferimento di una vita, dal blues al soul passando per il rock classico e la psichedelia, con i coloratissimi e ipnotici visual proiettati alle spalle della band a dare manforte. Non c’è alcuna traccia di schema nei The Arcs versione live, il flusso scorre praticamente senza soluzione di continuità, Auerbach non parla per nulla (solo nel finale ringrazia il pubblico e s’intuisce come sia un ringraziamento che vada ben oltre le frasi di circostanza) e sembra davvero preso bene da queste nuove tracce partorite col solo intento di sfogarsi.

Pur con la consapevolezza di come i The Arcs si rifacciano a insegnamenti datati, tanto su disco quanto dal vivo, il sound della band non è stantio: il tocco rock di Auerbach alla chitarra si sente eccome, le coriste mariachi (le Mariachi Flor de Toloache, che s’erano già esibite in apertura) regalano un sapore cinematografico ai pezzi, mentre al resto ci pensano musicisti che sembrano impegnati più in un lunga jam che nella riproposizione di brani già incisi.

Dopo quasi 90 minuti Auerbach saluta con una Velvet Ditch che provoca applausi scroscianti e pone fine a una performance che ha avuto tanto di liberatorio un po’ per tutti, sopra e sotto il palco. Tornare alle sane, vecchie abitudini non ha mai fatto così bene.