Home LIVE REPORT Wilco @ Fabrique, Milano (12/11/2016)

Wilco @ Fabrique, Milano (12/11/2016)

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Sarebbe facile incentrare il racconto della data milanese dei Wilco sull’empatia mostrata in più passaggi da Jeff Tweedy nei confronti del suo Paese, di quel 50% Democratico che si sta leccando le ferite preoccupato per l’andazzo che prenderà adesso la politica statunitense, ma anche dell’altro 50% che ha optato per la via Repubblicana del Tycoon. La bellezza negli U.S.A. è ancora tanta, parola di Tweedy, bisogna solo riuscire a tirarla nuovamente fuori.

Lui, dal canto suo, ce la mette proprio tutta per darne dimostrazione, con un live persino sopra le aspettative in quanto a intensità. Quella dei Wilco è una discografia variegata che anche nelle setlist dei concerti viene rispecchiata fedelmente, creando un melting pot stilistico buono per ogni palato. C’è l’ultimissimo “Schmilco”, così come il precedente “Star Wars” cui è ancora intitolato il tour, ma in generale è un greatest hits che attraversa la produzione degli americani dagli esordi a oggi.

L’inizio, oltremodo simbolico, è affidato ad Ashes Of American Flags, poi in sequenza l’intero trittico che inaugura “Schmilco” con Normal American Kids, If I Ever Was A Child e Cry All Day. Sono la sintesi del folk rock della casa, di quella dimensione molto vicina all’esperienza da solista che Tweedy sta sperimentando con gli ultimi Wilco. Ma la sperimentazione vera, le mistioni, quelle non sono mai mancate nella loro musica e non mancano neanche al Fabrique: c’è Art Of Almost, opener di “The Whole Love” del 2011, c’è la follia scoordinata di Via Chicago da “Summerteeth” del 1999, ma il tutto intervallato a porti sicuri come l’ormai classico Impossible Germany da “Sky Blue Sky” del 2007 o la seguente Jesus, Etc. da “Yankee Hotel Foxtrot” del 2002, che riportano i Wilco su binari classici.

Dura oltre due ore la serata: la scenografia, semplice ma dal forte impatto con una sorta di bosco ricreato intorno alla band, si fa apprezzare e si lega perfettamente a ciò che esce dagli amplificatori; le tre chitarre sul palco, quella di Tweedy e poi Nels Cline e Pat Sansone, s’intrecciano tra loro fra acustico ed elettrico. Già, acustico ed elettrico, la meravigliosa dicotomia di un’intera insuperabile carriera.

SETLIST: Ashes Of American Flags – Normal American Kids – If I Ever Was A Child – Cry All Day – I Am Trying To Break Your Heart – Art Of Almost – Pickled Ginger – Misunderstood – Someone To Lose – Via Chicago – Reservations – Impossible Germany – Jesus, Etc. – Locator – We Aren’t The World (Safety Girl) – Box Full Of Letters – Heavy Metal Drummer – I’m The Man Who Loves You – Hummingbird – The Late Greats —ENCORE— Random Name Generator – Spiders (Kidsmoke) —ENCORE 2— California Stars – War On War – A Shot In The Arm

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.