Elio e le Storie Tese

”C’ho delle storie ragazzi, c’ho delle storie pese!”, diceva Freak Antoni in “Eptadone”, dei suoi Skiantos. A dispetto dell’ispirazione evidente nel nome della band e con buona pace della buonanima di Freak, i punti di contatto tra gli Skiantos e gli Elio e le Storie Tese risiedono principalmente nell’astrusa e astratta categorizzazione di entrambi nel mondo del “rock demenziale” e nel fatto di essere due dei gruppi più intelligenti mai visti in Italia.

Ma il discorso della band milanese, nata dalla caparbietà di Stefano Belisari (in arte Elio, dal nome della prima canzone composta) al quale, dopo vari esperimenti con amici e compagni, si aggiunse il giovane tastierista Sergio Conforti (in arte Rocco Tanica, salcazzo per quale motivo) e via via musicisti affini per talento musicale e attitudine al cazzeggio: Davide Luca Civaschi (Cesareo), chitarrista già conosciuto nel circuito live di Milano con gli Urania, Nicola Fasani (Faso), virtuoso del basso e amante di Jaco Pastorius (nel senso che lo ammirava, non che ci chiavasse) e successivamente il sassofonista e polistrumentista Paolo Panigada (Feiez), un sorridente tecnico del suono (mica per ridere: era il tecnico del suono dell’esordio di Ligabue e in un disco della PFM) dagli occhi buoni e azzurri, e infine il funambolo svizzero della batteria, Christian Meyer, che si unisce alla formazione che sarà leggenda dopo il secondo album – senza dimenticare l’architetto Mangoni, compagno di banco di Elio che si presta a qualunque cosa e che gli Elii usano spesso e volentieri in maniera eccellente, il tastierista aggiunto Uomo (Antonello Aguzzi) e la straordinaria Paola Folli.

La storia degli Elii inizia con delle cassettine, registrazioni bootleg dei loro incredibili concerti al Magia e allo Zelig: queste cassettine fanno un giro talmente largo che il registrare un disco è inevitabile. Da quelle prime cassettine gli Elii sono riusciti a portare un discorso musicale e artistico straordinario e senza eguali in Italia, coniugando umorismo, linguaggio dissacrante, tecnica musicale oltre l’eccellenza e uno straordinario talento nel risultare leggeri e memorabili a un tempo. Hanno costretto i “poteri forti” a fare cambiare il risultato del Sanremo 1996 (che avevano vinto, o così parrebbe), hanno suonato una canzone per dodici ore consecutive, hanno inciso più o meno qualunque genere con una correttezza non solo filologica ma anche filosofica impareggiabile, hanno spaziato dal tormentone giovanile alla fusion zappiana, dal salsa alla canzone nazional popolare italiana, senza battere ciglio, hanno scritto libri bellissimi, doppiato “Beavis & Butt-Head”, condotto trasmissioni, scritto e suonato sigle musicali per l’epoca d’oro di Mai Dire Gol, condotto la migliore edizione del DopoFestival mai vista, fatto un loro festival alternativo, si sono fatti denunciare e sequestrare il primo singolo perché prendeva per il culo i Testimoni di Geova, hanno fatto la sigla di Boris!

Hanno fatto talmente tante cose straordinarie che non basterebbe un sito dedicato a descriverle tutte per bene (ciò che ci va più vicino è l’immenso sito di una delle Fave – che sarebbero gli iscritti al fan club degli Elii nella loro denominazione originale – marok.org). Nessuno li ha seguiti, perché nessuno ha avuto l’intelligenza, la capacità innata di fare ridere e il talento tecnico per portare avanti un discorso musicale di quel livello. Ci mancheranno gli Elii. Anzi, ci mancano già. “Arrivedorci” a Sanremo 2018 e al seguente tour d’addio, sperando possa non essere l’ultima volta.

ELIO SAMAGA HUKAPAN KARIYANA TURU (1989) – Compendio (minimo) di quanto realizzato dagli esordi come band vera e propria fino a quel momento, l’esordio degli Elii presenta capolavori come Abitudinario, John Holmes e Cateto, nonché l’ormai leggendaria Cara ti amo. Se i testi apparentemente sembrerebbero dettati dalla battuta e dal doppio senso, in realtà nascondono una proprietà di linguaggio notevolissima che gli consente di giocare in maniera straordinaria con le parole; il già eccelso livello tecnico eleva ulteriormente il tutto. Scambiati per ragazzini divertiti dalle loro stesse scorregge, gli Elii sfoderano sin da subito, e quasi senza farsi scoprire per quel che realmente sono, un album eccellente.

Brano consigliato: Nubi di ieri sul nostro domani odierno (Abitudinario) – In breve: 4,5/5

THE LOS SRI LANKA PARAKRAMABAHU BROTHERS FEATURING ELIO E LE STORIE TESE (1990) – I Brothers del titolo sono due cingalesi impiegati come addetti alle pulizie nello studio di registrazione (il titolo dell’esordio, infatti, è in cingalese: “Fottiamo con Elio fino a sburrare”) che si cimenteranno in una canzone della loro terra. Agnello Medley rivisita in chiave moderna classici natalizi, e Natale in casa Wizzent è una favola natalizia che anticipa quello che gli Elii poi faranno con Linus alla radio con “Cordialmente…”. Pubblicato per obbligo contrattuale, è solo per fan sfegatati.

Brano consigliato: Agnello Medley – In breve: 2,5/5

ITALYAN, RUM CASUSU ÇIKTI (1992) – Rotto il ghiaccio, ora si fa sul serio: Pipppero, Servi della Gleba, Supergiovane, Il Vitello dai Piedi di Balsa, Pork & Cindy… una sequenza di brani diventati inni generazionali (“Servi della gleba planetaria, schiavi della ghiandola mammaria”) stracolmi di citazioni musicali colte e meno (nel solo “Vitello” troviamo citazioni velocissime – ma perfettamente incisive – di “The Great Gig In The Sky”, “Senza Luce” e “Rhapsody In Blue). L’umorismo nonsense dei testi raggiunge l’apice, l’eclettismo musicale fa il resto. Denso di ospiti importanti (Riccardo Fogli, Oliver Skardy, Enrico Ruggeri, i Chieftains, le Mystere des Voix Bulgares), questo è il capolavoro del complessino.

Brano consigliato: Supergiovane – In breve: 5/5

ESCO DAL MIO CORPO E HO MOLTA PAURA (GLI INEDITI 1979-1986) (1993) – Se “Italyan…” aveva portato ai nostri una nuova, ampia legione di fan, il complessino non ha dimenticato chi li seguiva in ogni uscita nei primi anni ’80 e scambiava segretamente le registrazioni dei concerti in cassetta. Questa compilation raccoglie una selezione di inediti risalenti a prima dell’esordio su LP (tra cui l’eccellente La saga di Addolorato, Faro e Ocio Ocio) nonché alcuni inediti recenti (a dispetto del titolo) come Gomito a Gomito con l’Aborto e la prima meravigliosa sigla realizzata per “Mai Dire Gol, ovvero Amico Uligano. I brani, a dispetto di un livello compositivo ancora acerbo rispetto ai primi due LP, dimostrano che la vera forza degli Elii è sempre stata quella di una narrazione straordinaria unita a un gusto melodico eccellente.

Brano consigliato: La saga di Addolorato – In breve: 4/5

EAT THE PHIKIS (1996) – Arrivato dopo la prima, clamorosa esperienza sanremese (esperienza nella quale arrivarono secondi, ma solo dopo che presunti brogli ne avrebbero impedito la vittoria – la vicenda finì con un processo penale nella quale il complessino fu chiamato a testimoniare), sancisce la definitiva consacrazione per gli Elii, che producono un ennesimo capolavoro. La Terra dei Cachi è il perfetto tributo/parodia alla canzonetta pop italiana, El Pube è un salsa filologicamente perfetto e Mio Cuggino li vede nuovamente trasformare uno stereotipo da ragazzini in inno generazionale (chi non ha mai avuto un amico che raccontava costanti imprese del cugino mai visto da nessuno?) condito dall’ennesima prova di talento, soprattutto per Faso. Ancora una volta non mancano gli ospiti: James Taylor, idolo di Rocco ed Elio, si presta al finto inglese di Second Me, Giorgia riqualifica la propria immagine musicale nella earthwindandfairiana T.V.U.M.D.B. e poi ne Gli Immortacci (nella quale troviamo anche Edoardo Vianello), ma sono Vinnie Colaiuta, Demo Morselli e Naco gli ospiti da tenere d’occhio. È la conclusiva Tapparella quella che diventerà la conclusione di quasi tutti i concerti, incluso uno straordinario con Santana negli studi RAI e il tributo perfetto all’amico Feiez.

Brano consigliato: Tapparella – In breve: 5/5

DEL MEGLIO DEL NOSTRO MEGLIO VOL. 1 (1997) – L’inevitabile greatest hits presenta numerosi tra i brani più conosciuti del gruppo, e recupera la straordinaria Born To Be Abramo (ri-registrata per l’occasione, come John Holmes e Abitudinario), incredibile mix danzereccio di pezzi disco anni ’70 e canzoni di chiesa che rimane tra i loro pezzi migliori, e Alfieri, pezzo usato come presentazione del complessino durante i concerti pre-fama. Chicca eccellente è L’eterna lotta tra il Bene e il Male, mash-up di un pezzo indiano (colonna sonora di un film bollywoodiano) e i messaggi lasciati in segreteria telefonica da una vecchietta a Rocco Tanica, reo, a suo dire, di aver corrotto suo figlio.

Brano consigliato: Born To Be Abramo – In breve: 4,5/5

E.L.I.O. – THE ARTISTS FORMERLY KNOWN AS ELIO E LE STORIE TEST (1997) – Tentativo per il complessino di introdursi nel mercato USA. Malriuscito: se i testi degli Elii hanno accompagnato tre generazioni c’è un motivo, e quel motivo risiede nell’abilità di narrare fatti ordinari in maniera straordinaria. Cosa che in inglese scompare quasi del tutto.

Brano consigliato: Very Good Very Bad – In breve: 2/5

PEERLA (1998) – La prolificità degli Elii e la loro propensione alla collaborazione fa sì che siano innumerevoli gli inediti seminati qua e là: Peerla prova a raccoglierne alcuni, tra i quali fanno chiaramente la parte del leone le sigle di Mai Dire Gol, una meglio dell’altra. Sabbiature e Ti Amo Campionato (entrambe sullo stesso giro di due accordi, usato nella famosa Ti Amo, canzone dalla durata variabile con la quale fecero un record, mai registrato, suonando per 12 ore consecutive) denunciano le schifezze, rispettivamente, avvenute nella Prima Repubblica e nel campionato italiano di calcio. Mangoni, sinora protagonista con moderazione, prende il palcoscenico con uno dei suoi cavalli di battaglia: una cover della canzone antiabortista di Nek, In Te.

Brano consigliato: Sunset Boulevard – In breve: 4/5

TUTTI GLI UOMINI DEL DEFICIENTE (1999) – Gli amici Gialappa’s sbarcano al cinema e non possono che chiedere al complessino di fare la colonna sonora del loro film. Il film è simpatico, ma poco più; un’ottima cover degli Area (Hommage à Violette Nozières), Psichedelia (nella quale spicca Lucio Dalla) e Yes I Love You sono i brani salienti di quest’album. Da segnalare la prima registrazione su disco de L’Indianata: il brano ha un testo improvvisato ogni volta; gradevole su disco, ma dal vivo è tutt’altra cosa, com’è facile immaginare.

Brano consigliato: Psichedelia – In breve: 3/5

CRACCRACRICCRECR (1999) – Il 23 Dicembre 1998 sul palco si accascia Feiez, mentre suonava con un side project degli Elii, la Biba Band. La band perde un sassofonista eccellente, un polistrumentista capacissimo, un tecnico del suono di ottimo livello e soprattutto un grande amico. Craccracriccrecr affronta più generi, come di consueto con attenzione maniacale ai dettagli: Il Rock And Roll, La bella canzone di una volta, Disco Music sono esplicative già nel titolo, Evviva/La Visione destò scandalo per il suo ritornello (”La visione della pheega da vicino”) ma è un pezzo (parodia di certo rap italiano) eccellente, che gli Elii scelsero accuratamente come singolo apripista: quale migliore occasione per far passare la visione della pheega da vicino su MTV? Farmacista osa ancora di più, raccontando con un recitativo e un’aria (cantati da un basso, un soprano e un baritono) una giornata in farmacia. Seminati qua e là, i ricordi di Feiez: se Bobby Burrs, piccolo divertissement country registrato in tour negli USA, strappa un sorriso, la prima traccia – l’assolo di sassofono di T.V.U.M.D.B., isolato dal resto – spezza il cuore.

Brano consigliato: Evviva/La Visione – In breve: 3,5/5

MADE IN JAPAN – LIVE (2001) – Primo live ufficiale, la cover e il titolo sono ovviamente parodia dell’omonimo album dei Deep Purple. Gli Elii dal vivo perdono le gag costruite su disco, ma è una gioia sentire suonare musicisti del genere. E la quantità di cazzate e improvvisazioni compensa in ogni caso.

Brano consigliato: El Pube – In breve: 4,5/5

CICCIPUT (2003) – Le critiche fino a questo punto si erano limitate ai detrattori: i tromboni della critica musicale, il pubblico di massa che li considerava poco più che barzellettieri, i colleghi che non apprezzavano il loro approccio. Adesso le critiche però arrivano dai fan, e non senza fondamento. Ottime la floydiana La follia della Donna, Pt. 1, l’ode ai toscani Litfiba (“Liftiba non vi conviene / una carriera da Renzulli e da Pelù”) e l’assurdo delirio di tempi dispari Pagàno Karaoke (strabiliante dal vivo). Delle due hit, in clamorosa heavy rotation su MTV, Shpalman è insolitamente fastidiosa, mentre Fossi Figo è bella ma un po’ banalotta (arricchita da un Morandi in grande spolvero). Il resto non è spiacevole, ma non ha niente di speciale. E questo, per il complessino, è roba da breaking news.

Brano consigliato: La follia della Donna – In breve: 3/5

STUDENTESSI (2008) – Dopo anni di intensa attività dal vivo (documentata nei CD Brulé, idea straordinaria del complessino: dopo il concerto si può comprare il live del medesimo, masterizzato fresco di soundboard) e di attività collaterali come l’adattamento del secondo capitolo di “Austin Powers”, il lavoro di doppiatori in “Terkel” e un tour teatrale con Claudio Bisio, gli Elii tornano, per l’ultima volta, in forma straordinaria: un’ora e venti di musica, pochissimi i passi falsi, tanti nuovi classici. Plafone affronta il prog italiano (con la partecipazione straordinaria dell’inumana Antonella Ruggiero) e vince, Parco Sempione è uno dei singoli ritmicamente più complessi mai apparsi nelle classifiche italiane e pezzi come Heavy Samba, Gargaroz e Ignudi tra i nudisti (che è un duetto tra Elio e Giorgia, rilettura dello spartito di “Suspicious Minds”… al contrario) entrano di diritto tra i classici del gruppo. I quattro capitoli di Effetto Memoria (su melodia e accordi di Boris, sigla dell’omonimo telefilm) sono l’ennesima chicca: prodotti ognuno da un membro diverso del gruppo, hanno la particolarità di avere il complessino in strumenti a loro inusuali; spicca Effetto Memoria (Estate), prodotta da Elio e cantata da uno straordinario Baglioni.

Brano consigliato: Plafone – In breve: 4/5

GATTINI – SELEZIONE ORCHESTRALE DI CLASSICI NOSTRI BELLI (2009) – Come i Deep Purple o i Metallica, anche gli Elii provano il brivido di suonare con un’orchestra alle spalle. Eccellenti gli arrangiamenti di Alessandro Nidi (eccetto La Terra dei Cachi e Largo al Factotum, arrangiate da Beppe Vessicchio) e l’orchestra diretta dal maestro Danilo Grassi, scaletta da greatest hits, suono perfetto. Le chicche sono una Shpalman in versione “Romanza da salotto” cantata da Max Pezzali (migliorata nettamente rispetto alla versione originale) e la citata Largo al Factotum (dal “Il barbiere di Siviglia” di Rossini), che gli Elii hanno proposto alla serata finale del Sanremo 2008 (per il quale hanno presentato il DopoFestival), troncando, in Eurovisione, “Figaro” in “Figa”. Riprendono i loro rispettivi ruoli Nicola Savino, Enrico Ruggeri, Riccardo Fogli e Sir Oliver Skardy. Molto bello l’inedito in studio Storia di un Bellimbusto.

Brano consigliato: Storia di un Bellimbusto – In breve: 4,5/5

L’ALBUM BIANGO (2013) – Gli anni passano per tutti e, se l’abilità tecnica cresce insieme all’amabile complessino, la capacità di stare sul pezzo e di risultare liricamente efficaci come un tempo va progressivamente scemando. Bene le Sanremesi Dannati Forever e La Canzone Mononota, meglio i due singoli Amore Amorissimo (evidente tributo a Modugno) e Complesso del Primo Maggio, critica alla manifestazione di Piazza S. Giovanni e alla ripetitività ciclica che la caratterizza (“La musica balcanica ci ha rotto i coglioni / È bella e tutto quanto ma alla lunga rompe i coglioni”), ma il resto non regge il confronto con il normale livello degli Elii. Tanica tira fuori una chicca con Luigi il Pugilista (sostanzialmente una barzelletta musicata) e gli ospiti Ares Tavolazzi, Paolo Tofani, Patrizio Fariselli e Walter Paoli (meglio conosciuti come gli Area) introducono con una meravigliosa Base per Altezza la ben suonata ma didascalicissima Come gli Area.

Brano consigliato: Complesso del Primo Maggio – In breve: 3/5

FIGGATTA DE BLANC (2016) – Quello che potrebbe essere l’ultimo album degli Elii delude parecchio: le canzoni sembrano composte prendendo aprioristicamente un argomento e cercando di farlo diventare divertente – la Cina, le parole in inglese usate in italiano, i bulli, il primo giorno di scuola – ma il risultato è spesso banalotto, che per un gruppo come gli Elii è forse peggio che essere brutto. Salvano un po’ l’album dalla tragedia Vincere l’Odio, presentata a Sanremo lo stesso anno (e composta da soli ritornelli), I Delfini (che usa lo stesso giro armonico di Piattaforma, il peggior pezzo dell’esordio) e She Wants, ennesimo gioiellino in finto inglese di Rocco Tanica, ormai ritiratosi dall’attività live del complessino per ragioni di salute. Ritmo Sbilenco promette molto a livello musicale, ma il testo non all’altezza ne diminuisce l’efficacia e Bomba Intelligente, magistralmente interpretata da Francesco Di Giacomo (del Banco del Mutuo Soccorso, scomparso nel 2014) è sostanzialmente un pezzo (molto bello) di quest’ultimo che gli Elii hanno completato in maniera egregia.

Brano consigliato: Vincere l’Odio – In breve: 1,5/5