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Kraftwerk

Che Ralf Hütter e Florian Schneider si conoscono al conservatorio di Dusseldorf dove entrambi suonavano in un laboratorio di musica improvvisata, fondano gli Organisation alla fine del ‘69 e continuano a suonare fino all’anno dopo, anno in cui viene presentata ufficialmente la prima formazione dei Kraftwerk (termine che significa, in tedesco, manodopera ma anche centrale elettrica) insieme a Thomas Hohmann che poi verrà sostituito da Klaus Dinger, con un album che porta lo stesso nome della band. Il primo disco ha un suono molto piu elettrico rispetto al sound degli Organisation, questo perchè le percussioni erano secche e inesorabili… qualcosa di molto robotico che rimane tale ancora oggi. Nel gruppo entra un nuovo elemento: Michael Rother alla chitarra, ma perde Ralf Hutter pochi mesi dopo, Rother non compare in nessun disco dei Kraftwerk. Per Kraftwerk 2, loro secondo album, bisogna aspettare il ‘71, vale a dire il rientro di Hutter e l’addio di Dinger e Rother che formano i Neu. Kraftwerk 2 è il disco creato dal binomio che piu rispecchia il loro manifesto… melodie lunghe e insistenti ai limiti della psichedelia: Kling Klang, brano portante dell’album darà anche il nome allo studio di registrazione che fonderanno. Nel ’73 arriva la produzione con il primo barlume di pop: Ralf und Florian, un album freddo e complicato che allontana le sonorità pre-industrial di Kraftwerk e Kraftwerk 2, dando vita con brani comeKristalloHeimatklange al precursore dell’ambient e del trip hop. Nel 1974 esce Autobahn, primo disco ad entrare nelle charts tedesche, un successo enorme per un disco mediocre, entrano nella band Wolfgang Flur e Klaus Roeder. 1975: esce Radioaktivität, (nella formazione esce Roeder ed entra Karl Bartos) nuovo sound, sperimentazioni musicali più motivate e nuova casa discografica (più importante della precedente, visto il successo di Autobahn); Ohm sweet ohm è un brano niente male, prevede un pò le atmosfere gelide che caratterizzeranno Trans Europe Express (1977): capolavoro assoluto, in particolare con brani come Schaufensterpuppen (che è la versione tedesca di Showroom dummies) e Spiegelsaal (The hall of the mirrors), è il trionfo del sound gia proposto in Radioaktivität e che diverrà main feature anche di Die Mensch Maschine; qui iniziano le prime avvisaglie di un eurocentrismo che molti hanno interpretato male per via di canzoni come Europe EndlessTrans europe express che decantano l’Europa come un posto “elegante e decadente”. Die Mensch Maschine è il disco che in assoluto ha venduto di piu ed è stato il primo disco di musica moderna non (completamente) inglese o americano a stabilire il record di vendite come disco più venduto nel mondo, naturalmente poi il record è stato battuto, ma ha resistito per almeno 5 anni, si tratta di un disco meraviglioso, concreto e cosmopolita dove compaiono frasi in russo, in francese e latino; i Kraftwerk cominciano con i video e i live di questo disco a creare il look che poi diventerà famoso: camicia rosso-arancio e cravatta nera, capello leccato e trucco da androide. Il video di We are the robots, per l’appunto, presenta i 4 (Schneider, Hutter, Bartos e Flur) a formare una piccola orchestra per cyborg asettici e impassibili che suonano i loro strumenti con una grazia inverosimile, le voci sono campionate (finora cantava Ralf Hutter) e i loro movimenti sono lentissimi. Con gli anni ’80 arrivano anche i riscontri di ciò che i Kraftwerk hanno contribuito senz’altro a generare: la new wave. Nel 1981 esce Computerworld ed è un disco strano, con canzoni allegrotte e senza troppe pretese come Pocket calculator (che con la versione italiana, minicalcolatore, presentò i Kraftwerk in Italia in trasmissioni come Domenica In), ma con una canzone in particolare, unica e differente rispetto alle altre: Home computer e in particolar modo Heim Computer, la versione tedesca, è un pezzo cupo, glaciale, con un basso martellante, tipico dei Kraftwerk, accompagnato da un pad che potrebbe sembrare la campana di una chiesa che suona a morto, la voce di Hutter è fredda e ha un tono diverso dal solito, il testo è una filastrocca, come al solito, ma il suo significato è estraneo all’eutecnologia propria del gruppo di Dusseldorf: “Programmo il mio computer, mi proietta nel futuro…”, come se fosse un monito, non dico la paura dell’apocalisse, ma per un disco uscito esattamente lo stesso anno in cui la Walt Disney produsse Tron, l’atmosfera è più che mai adatta ad un piccolo ripensamento. Nell’86 esce Electrik Cafè, probabilmente il loro peggior disco. Bisogna aspettare fino al 2000 per avere un nuovo singolo della band: l’esposizione mondiale di Hannover commissiona loro una sigla introduttiva, abbiamo così Expo2000 per l’appunto, il cui Kling Klang Remix, fatto da Florian Schneider dimostra ancora una volta che pur avendo sessanta e piu anni riescono ad essere perfettamente al passo coi tempi. Karl Bartos ha lasciato la band dopo Electrik Cafè, fa musica elettronica da solo con il nome di Electric Music riscotendo un discreto successo, è un ottimo musicista e lo sta dimostrando. Wolfgang Flur ha collaborato coi Mouse On Mars ad un singolo e si è ritirato a vita privata. Florian Schneider suona ancora coi Kraftwerk oltre a fare il produttore musicale. Ralf Hutter suona ancora coi Kraftwerk, con meno entusiasmo e si dedica alla sua grande passione: la bicicletta. I Neu hanno inciso molti dischi dal ‘73 in poi, l’ultimo disco è del 1992 ed è inciso da Dinger da solo, alcune loro innovazioni sono degne di nota.

A cura di Stefano Somogyi

DISCOGRAFIA

TONE FLOAT – 1970
KRAFTWERK – 1971
KRAFTWERK 2 – 1972
RALF & FLORIAN – 1973
AUTOBAHN – 1974
RADIO-ACTIVITY – 1975
TRANS EUROPE EXPRESS – 1977
THE MAN MACHINE – 1978
COMPUTER WORLD – 1981
TOUR DE FRANCE (ep) – 1983
ELECTRIC CAFE – 1986
THE MIX (raccolta) – 1991
THE BEST OF KRAFTWERK (raccolta) – 1996
CONCERT CLASSICS / LIVE 1975 – 1998
TOUR DE FRANCE SOUNDTRACKS – 2003

CATEGORIA: MONOGRAFIE

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