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Marilyn Manson

Nella storia della musica pochi artisti sono riusciti a scuotere gli animi della gente suscitando allo stesso tempo indignazione ed ammirazione, in misura tale da diventare a tutti gli effetti un’icona dei nostri giorni. Personificazione del male per alcuni, profeta per moltissimi altri. Questo è Brian Warner, questo è Marilyn Manson, provocatore per eccellenza, figlio delle contraddizioni dei tempi moderni, incarnazione suprema dei vizi e delle virtù della tutt’altro che perfetta società americana. Puntando il dito contro la decadenza della cultura occidentale, Brian Warner è riuscito, nella sua ormai ultradecennale carriera come frontman dei Marilyn Manson, nell’ardua impresa di smontare il labile apparato di perbenismo e bigottismo dietro cui la società del benessere è riuscita per secoli a nascondere le proprie magagne. Chiamatelo fantoccio, chiamatelo pagliaccio, usate contro di lui i peggiori degli appellativi. Oppure osannatelo, mitizzatelo, appoggiatelo. L’unica cosa certa è che nessuno di coloro che sono venuti anche minimamente in contatto con Marilyn Manson è riuscito a rimanere indifferente. Ed è proprio questo l’obiettivo di Warner, sconvolgere sputando in faccia la verità. E non provate ad affossarlo, sono coloro che lo crocifiggono a renderlo ogni anno che passa sempre più forte, le manifestazioni per impedire i suoi concerti, i boicottaggi, nulla sembra fermarlo.

LA NASCITA DEL VERME - Se è vero com’è vero che una buona infanzia è fondamentale per la corretta crescita psicofisica di un bambino, è facile comprendere e trovare una giustificazione per quello che è diventato da grande il giovane Brian Hugh Warner. Nato il 5 gennaio 1969 a Canton, nello stato dell’Ohio, figlio di Barbara (infermiera) e Hugh (ex militare divenuto poi commerciante), il piccolo Brian cresce in un ambiente medio-borghese tipico della provincia americana. Gli eventi significativi della sua infanzia sono facilmente riassumibili: intanto la scuola cristiana; il padre, convinto che un istituto religioso potesse offrire al figlio la migliore delle istruzioni, iscrive Brian alla Heritage Christian School. La severa disciplina della scuola, le proibizioni (niente dolciumi, niente fumetti e niente musica rock all’interno dell’istituto) e l’ossessiva religiosità degli insegnanti mettono fin da subito in evidenza la vena ribelle del giovane, che presto si trasforma in “pusher” di dolci, disegnatore di fumetti pornografici e collezionista degli album di tutti quegli artisti che gli insegnanti citavano come “demoniaci esempi” da non seguire (dai Led Zeppelinai Queen passando per Black SabbathKissDavid BowieAlice Cooper). E poi il nonno, Jack Angus Warner, un personaggio stranissimo che non destava buone impressioni. Brian, insieme al cugino Chad, non tardò molto a scoprire i segreti che il parente nascondeva nello scantinato: riviste pornografiche feticiste, dildo sporchi di vaselina, biancheria intima femminile, foto oscene, etc. Il repertorio di un perfetto maniaco, la perdita dell’innocenza per un ragazzino che vede inevitabilmente nei suoi parenti i modelli da seguire, la consapevolezza che il marcio c’è, è tanto ed è pure più vicino di quanto si possa credere. E’ in questo ambiente che il giovane Brian si forma, iniziando ad appassionarsi a letture “particolari” (le Centurie di Nostradamus, 1984 di George Orwell, etc.), ma soprattutto accostandosi alla musica metal e hard-rock.

RITRATTO DI UNA FAMIGLIA AMERICANA - E’ nei primi anni ’80 che, per motivi di lavoro del padre, la famiglia Warner lascia l’Ohio per trasferirsi a Fort Lauderdale, in Florida. L’ambiente sicuramente più “liberale” contribuisce in maniera determinante alla definitiva maturazione di Brian, che nel frattempo aveva già iniziato a scrivere racconti e poesie, spedendo tutto il suo materiale a svariate riviste, con la speranza che gli venisse pubblicata qualcosa. Comincia così, con la collaborazione con la rivista musicale 25th Parallel, la carriera giornalistica di Brian Warner. Grazie al nuovo lavoro Brian ha la fortuna di conoscere e intervistare artisti importanti, tra cui spiccano i Red Hot Chili Peppers e colui che sarà, almeno inizialmente, il mentore della sua ascesa ai gradi di rockstar, il leader dei Nine Inch Nails Trent Reznor. Dopo una serie di spettacoli “reading”, in cui Brian recita con scarso successo le sue poesie, diventa chiara nella mente del giovane l’idea di passare dall’altro lato del registratore, da giornalista a musicista. Brian ha qualcosa da dire, ed è convinto che la musica è lo strumento migliore per farlo. E’ così nel 1989 che Brian decide di formare un gruppo con l’amico chitarrista Scott Putesky; il nome che viene scelto per la band è Marilyn Manson & The Spooky Kids. Marilyn Manson era il protagonista di uno dei racconti di Brian e il nome, che diventa anche lo pseudonimo del cantante, incarna in se l’essenza della società americana: la bellezza della diva Marilyn Monroe e l’oscenità del serial killer Charles Manson, colui che con la sua “famiglia” aveva messo fine alla lunga estate dell’amore (coincidenza quella del 1969, proprio l’anno di nascita di Warner), trucidando diverse persone fra cui Sharon Tate, la moglie incinta del regista Roman Polanski. Putesky, seguendo questo stile di accostare il nome di una diva al cognome di un serial killer, diventa Daisy Berkowitz. I cambi di formazione si susseguono, escono ed entrano nel gruppo svariati elementi, ma la prima formazione per così dire ufficiale è la seguente: Marilyn Manson (voce), Daisy Berkowitz (chitarra), Madonna Wayne Gacy aka Pogo (tastiere), Gidget Gein (basso) e Sarah Lee Lucas (batteria). Quest’ultimo arriva però in un secondo momento rispetto al resto del gruppo, quando Warner in primis si accorge della necessità di sostituire l’originale drum machine con un batterista in carne ed ossa. E’ con questa formazione che la band riscuote un buon successo nell’ambiente alternativo del posto, incidendo alcuni demo autoprodotti e vincendo anche svariati premi in competizioni musicali locali. La svolta nel 1992: Trent Reznor decide di credere nelle potenzialità del gruppo, e li mette sotto contratto con la sua etichetta, la Nothing Records. Senza ancora nessun album all’attivo i Marilyn Manson (ormai il nome della band è stato accorciato al solo pseudonimo del cantante, in modo da essere più incisivo a facile da ricordare) partono in tour a supporto di Nine Inch Nails prima e Danzig poi. E’ in questo periodo che fa la sua entrata nel gruppo Twiggy Ramirez (vero nome Jeordie White), che prende il posto di Gidget Gein al basso. Prodotto dallo stesso Reznor (e la sua mano si sente negli arrangiamenti ruvidi dei brani) esce nel 1994 il primo album dei Marilyn Manson, Portrait Of An American Family. L’album è violento e pessimista, Mr. Manson condisce il lavoro con tutta la sua rabbia giovanile, con la disillusione e la delusione che lo avevano accompagnato fino ad allora, palesi in brani come Cake and SodomyLunchboxMy Monkey(contenente frasi estratte da un brano di Charles Manson). L’album, che musicalmente non è per nulla maturo, fa però scalpore per i suoi contenuti associati all’immagine da “horror-show” che la band da di se, con trucchi pesanti e atteggiamenti truculenti. Nello stesso anno Manson incontra Anton La Vey, capo della Chiesa di Satana d’America nonché autore de “La Bibbia di Satana”, che nomina Warner Ministro della Chiesa di Satana d’America; l’avvenimento suscita, come era immaginabile, critiche e mormorii vari circa il personaggio di Manson. L’anno seguente, il 1995, viene pubblicato Smells Like Children, album contenente i remixaggi dei brani dell’album d’esordio, nonchè uno dei brani simbolo della band, la cover degli Eurythmics Sweet Dreams (Are Made Of This), che non fa altro che allungare la scia del successo di “Portrait Of An American Family”.

SHOCK: L’INIZIO DELLA METAMORFOSI - ll 1996 è l’anno della consacrazione totale. Prodotto nuovamente da Trent Reznor (qui accreditato anche come chitarrista), esce Antichrist Superstar, il primo capitolo della fantomatica evoluzione del verme di cui aveva sempre parlato Warner. L’album ha un impatto immediato, esordisce ai primi posti di tutte le più importanti classifiche e vende quasi un milione e mezzo di copie. Il successo dell’album si basa innanzitutto su un sound più pulito, sul “concept” di fondo, sull’artwork ricercatissimo e sugli stupendi videoclip dei singoli estratti, in modo particolareTourniquetThe Beautiful People, diretti dalla regista Floria Sigismondi. I live della band si trasformano in vere e proprie esibizioni di Manson, il simbolismo raggiunge i massimi livelli mai toccati finora, e durante la titletrack dell’album (Antichrist Superstar) Manson comincia a salire su un podio per la sua personalissima arringa (cosa che da questo momento in poi farà costantemente). Gli atteggiamenti antireligiosi di Manson durante i live (strappa più volte una bibbia), il contenuto macabro e violento dei testi dell’album e l’enorme seguito fra i giovani, fanno di Marilyn Manson il nemico pubblico numero uno negli Stati Uniti. Persino i politici scendono in campo per un campagna di “sensibilizzazione” contro il Reverendo; il governatore dell’Oklahoma Frank Keating affermerà che ”Marilyn Manson è un’ulteriore prova del fatto che i valori morali della società sono in progressivo disfacimento”, mentre il senatore del Connecticut Joseph Lieberman asserirà: ”Questo è probabilmente il gruppo più marcio lanciato da una casa discografica non indipendente”. Nessuno si astiene dal dire la sua, pro o contro tutti si schierano, e fioccano le interviste e le copertine delle riviste specializzate. E’ in questi mesi che Manson pubblica anche la sua prima crudissima autobiografia, La mia lunga strada dall’inferno, che vende come i migliori bestseller; fin dalle prime pagine del libro (Warner dedica la pubblicazione ”A Barb e Hugh Warner. Possa Dio perdonarli per avermi messo al mondo”) si capisce che andare avanti nella lettura vuol dire accettare consapevolmente di rivivere con l’artista i suoi incubi peggiori. In tutto ciò, il tour Dead To The World (centinaia le tappe in giro per il mondo) non fa altro che amplificare al massimo il rumore intorno alla band. Un altro importante cambio di formazione è però alle porte: Daisy Berkowitz lascia per attriti con Manson, e il chitarrista ufficiale della band diventa John 5 (vero nome John Lowery).

OMEGA: ANDROGINO E ASESSUATO - Il secondo capitolo dell’evoluzione del verme è rappresentato da Mechanical Animals, pubblicato nel 1998. Le differenze rispetto al lavoro precedente ci sono e si sentono tutte: la presenza di John 5 da un tocco meno ruvido alle parti chitarristiche che, da quasi metal, passano ad un più leggero glam-rock; viene meno la produzione di Reznor a causa dei primi dissidi sorti tra i il frontman dei NIN e Manson; il look del Reverendo si trasforma, vengono lasciati i panni dell’anticristo e indossati quelli di Omega, un alieno androgino e asessuato dalla folta chioma rossa (quasi un plagio dello Ziggy Stardust di David Bowie), ben rappresentato nel videoclip diComa White; i testi dell’album, il motivo di fondo, varia sensibilmente, la componente rabbiosa e d’accusa lascia spazio all’autocommiserazione ed ai turbamenti psichici. La vena dark di brani come DisassociativeThe last day on earthThe speed of pain è predominante, e inoltre si fa qui pressante l’ossessione delle droghe, da sempre uno dei maggiori capi d’accusa usati dai detrattori di Manson, che con “Mechanical Animals” non fa nulla per allontanare da se: durante i concerti la scritta lampeggiante DRUGS fa ripetutamente e insistentemente capolino alle spalle del gruppo. Nonostante questi cambiamenti, e nonostante le accuse di “commercializzazione” da parte di larga fetta dei fans, l’album scala comunque le classifiche piazzandosi anche al primo posto, e le tappe del tour Rock Is Dead fanno registrare il sold out in numerose occasioni. Ed è proprio da questo tour che vengono estratte le registrazioni per il primo live ufficiale della band, The Last Tour On Earth, pubblicato nel 1999. Il forte impatto di Manson sulla società non accenna a fermarsi, e a buttare benzina sul fuoco arriva la strage del liceo Columbine, quando due studenti prima di suicidarsi massacrano compagni e insegnanti: il nome di Manson non tarda a venir fuori, i benpensanti americani piuttosto che affrontare la piaga delle armi negli U.S.A. scelgono di scagliarsi contro il capro espiatorio più facile da colpire, e Manson viene additato come ispiratore coi suoi testi dell’operato dei due giovani. In seguito si verrà a sapere che in realtà i due non ascoltavano la musica di Marilyn Manson, ed anzi ne disapprovavano fortemente la sua ambiguità sessuale. Ma nonostante ciò gli attacchi a Manson non cessano.

MERCURY: LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE - Il periodo post “Mechanical Animals” è un turbinio di critiche per la band e il suo frontman. La critica specializzata non scova più nella musica del Reverendo quella vena pulsante di cattiveria che aveva sbalordito il mondo con “Antichrist Superstar”, e per di più l’immagine “politicamente scorretta” di Manson perde sensibilmente credibilità, risucchiata a detta di molti in una spirale di ripetitiva banalità. Warner ci mette due anni (periodo non facile per l’artista) per partorire il terzo ed ultimo stadio dell’evoluzione del verme: nel 2000 esce Holy Wood (In The Shadow Of The Valley Of Death). Chi dava per morta la vena creativa di Manson deve ricredersi, il monumentale concept album messo in piedi ad inizio millennio, oltre a chiudere la trilogia idealmente iniziata con “Antichrist Superstar”, contribuisce in maniera determinante alla rivalutazione artistica di Manson. Il lavoro, totalmente scritto, suonato e arrangiato dal Reverendo, è sicuramente il più genuino della sua intera produzione. L’incazzatura di Manson è sincera e furibonda, Manson si sente ancora un artista che ha qualcosa da dire, è consapevole delle sue capacità, ed esprime ciò con una rabbia raramente riscontrabile in passato. Lasciati da parte lustrini e rivisitazioni in chiave glam, Manson si trasforma adesso in Mercury, terza figura della sua evoluzione, un essere consapevole della sua forza, una forza che gli viene dalle difficoltà superate finora… come a dire “mi piego ma non mi spezzo”. I singoli estratti dagli album e i relativi video riscuotono il solito enorme successo, The Fight SongThe Love SongThe NobodiesDisposable Teens diventano in breve fra i brani più apprezzati dai fans, nonché momenti di massima esaltazione durante le tappe del tour mondiale Guns, God And Government. Anche l’artwork dell’album è tra i più belli mai ideati da Manson: in copertina lo si trova crocifisso in una raffigurazione stilizzata, immagini macabre e funeree invadono il booklet, e una serie di tarocchi interpretati dai membri della band resuscitano gli arcani, antica passione del giovane Warner. Sulla scia del ritrovato entusiasmo, Manson inaugura nello stesso anno la sua Posthuman Records, etichetta discografica che esordisce pubblicando il primo album dei Godhead.

L’ETA’ D’ORO DEL GROTTESCO - Esaurite le tappe del tour in supporto di “Holy Wood”, la posizione di bassista all’interno della band resta vacante, Twiggy Ramirez lascia per divergenza d’idee con Manson riguardo la strada artistica da intraprendere. Solo pochi mesi dopo Jeordie White, abbandonato lo pseudonimo dell’era Manson, risponderà all’appello di Maynard James Keenan entrando a far parte in pianta stabile degli A Perfect Circle, il side-project del cantante dei Tool. Il posto di Ramirez viene così occupato dallo svedese Tim Skold (ex membro dei KMFDM), polistrumentista abile anche e soprattutto in fase di produzione e post-produzione. Ed è proprio Skold a dare un fondamentale contributo per la realizzazione di The Golden Age Of Grotesque, lavoro datato 2003. L’apporto di Skold si nota, il suono è più pulito, meno aggressivo, e gli inserti elettronici aumentano notevolmente; ma ciò che salta subito all’occhio di fans e critica è la reale mancanza d’ispirazione di Manson. Il Reverendo tira fuori dal cilindro l’ennesimo look (questa volta attraverserà una fase “dandy”), ed ispira l’intera opera al vaudeville ed al cabaret middle-europeo degli anni ’30; nonostante ciò l’album non convince, è povero a livello testuale pur mantenendosi a buoni livelli le parti strumentali. “The Golden Age Of Grotesque” ha comunque un ottimo successo commerciale, la schiera dei fans di Manson (sempre più bassa l’età media) è larghissima e si fa sentire in tutta la sua imponenza; i videoclip dei singoli fanno da rampa di lancio (soprattutto quello di (s)AINT, curato da Asia Argento e censurato dalle tv musicali), ed inoltre il tour Grotesk Burlesk (nonché la partecipazione a numerose tappe dell’Ozzfest 2003, il carrozzone musicale di Ozzy Osbourne a cui Marilyn Manson aveva aderito anche nel 2001) riscuote in tutto il mondo ampi consensi, grazie ad esibizioni tutt’altro che di secondo ordine e ad una scenografia molto ricercata. All’indomani del Grotesk Burlesk, John 5 lascia anch’egli il gruppo per provare la carriera solista, rivelatasi almeno inizialmente un triste insuccesso; sul momento Manson non comunica il nome del sostituto, e anche per questo motivo cominciano a circolare voci insistenti circa il definitivo scioglimento del gruppo. Nel 2004 c’è da festeggiare il decennale della band e Manson, deciso a smentire le voci di una possibile crisi, pubblica Lest We Forget, primo greatest hits del gruppo contenente anche il singolo Personal Jesus, cover dei Depeche Mode che suscita apprezzamento in gran parte dei fans. “Lest We Forget” viene accompagnato da un ennesimo tour mondiale,Against All Gods, e per l’occasione Manson chiama alla chitarra Mark Chaussee; inoltre il batterista “titolare” Ginger Fish (subentrato nel ’95 a Sarah Lee Lucas) si infortuna e rinuncia ad affrontare il lungo tour, lasciando momentaneamente le pelli all’ex NIN Chris Vrenna. Il periodo seguente vede il Reverendo impegnato a partecipare a numerose trasmissioni televisive (in modo particolare quelle di MTV), ma la sua attività primaria resta sempre e solo una: difendere se stesso e la band dalle critiche che gli piovono contro.

APPENDICE: MARILYN MANSON E LE ARTI VISIVE - Artista a 360 gradi, Brian Warner si è distinto nel corso della sua carriera anche come attore in numerose pellicole, a detta di molti con più che soddisfacenti risultati. La prima apparizione nel 1997 in Strange Days, pellicola di David Lynch in cui Manson interpreta il ruolo di una pornostar (nello stesso film ha un piccolo cameo anche Twiggy Ramirez); nel 1999 interpreta la parte dello straniero in Jawbreaker, film di Darren Stein in cui recita anche Rose McGowan, ai tempi compagna del Reverendo. E’ se stesso in Beat The Devil di Tony Scott, datato 2002, e sempre nello stesso anno compare una sua lunga ed interessante intervista nel documentario di Michael Moore Bowling For Columbine. Nel 2003 partecipa aParty Monster della coppia Bailey / Barbato, ed è del 2004 la sua ultima interpretazione in The Heart Is Deceitful Above All Things, pellicola di Asia Argento in cui Manson recita la parte di Jackson. Numerosi anche i brani prestati da Manson alle soundtracks, da Natural Born Killers nel ’94 a Lost Highway nel ’97, da Matrix nel ’99 a Blair Witch 2 nel 2000, da Resident Evil nel 2002 a Matrix Reloaded nel 2003, tralasciandone un buon numero qui non citati. A testimonianza del suo essere un artista a tutto tondo, negli ultimi anni Manson si è messo in mostra anche come pittore, realizzando numerosi dipinti esposti in mostre appositamente aperte, lavori che hanno riscosso anche un notevole successo da parte dei critici del settore.

A cura di Emanuele Brunetto

DISCOGRAFIA

PORTRAIT OF AN AMERICAN FAMILY – 1994
SMELLS LIKE CHILDREN (remix) – 1995
ANTICHRIST SUPERSTAR – 1996
MECHANICAL ANIMALS – 1998
THE LAST TOUR ON EARTH (live) – 1999
HOLY WOOD (In The Shadow of The Valley Of Death) – 2001
THE GOLDEN AGE OF GROTESQUE – 2003
LEST WE FORGET (raccolta) – 2004
EAT ME, DRINK ME – 2007

CATEGORIA: MONOGRAFIE

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