Marilyn Manson

Icona degli anni ’90 al pari dei paladini del grunge e del brit rock, personificazione del male per alcuni, profeta per moltissimi altri. Questo è Brian Warner, questo è Marilyn Manson, provocatore per eccellenza, figlio delle contraddizioni dei tempi moderni, incarnazione dei vizi della tutt’altro che perfetta società Americana. Puntando il dito contro la decadenza della cultura occidentale, Brian Warner è riuscito nella sua ormai ultra ventennale carriera nell’impresa di smontare il labile apparato di perbenismo e bigottismo dietro cui la società del benessere è riuscita a nascondere le proprie magagne per decenni. Fantoccio o genio, pagliaccio o mito, l’unica cosa certa è che nessuno di coloro che sono venuti anche minimamente in contatto con Marilyn Manson è riuscito a rimanere indifferente. Ed è proprio questo l’obiettivo di Warner: sconvolgere sputando in faccia la verità.

 

PORTRAIT OF AN AMERICAN FAMILY (1994)

Prodotto da Trent Reznor (e la sua mano si sente negli arrangiamenti ruvidi dei brani) è un album condito da tutta la rabbia giovanile, la disillusione e la delusione che avevano accompagnato Warner fin dalla giovinezza. Musicalmente non maturo, fa scalpore per i suoi contenuti associati all’immagine da horror-show che la band dà di sé.

Brano consigliato: Cake And Sodomy – In breve: 4/5

 

SMELLS LIKE CHILDREN (1995)

EP di remix partorito durante il tour del disco d’esordio, pieno di contributi dall’esterno e pervaso da un pesante senso di malattia, riveste una grande importanza per la band perché dà il via alla fortunata esperienza con le cover. Tra tutte spicca ovviamene quella degli Eurythmics, che diventa da subito un cavallo di battaglia durante i concerti.

Brano consigliato: Sweet Dreams (Are Made Of This) – In breve: 3,5/5

 

ANTICHRIST SUPERSTAR (1996)

La consacrazione totale, prodotto ancora da Trent Reznor è il primo capitolo della cosiddetta “trilogia del verme”. Il sound è più pulito dell’esordio, l’artwork è ricercatissimo così come i videoclip dei singoli estratti. Il simbolismo raggiunge i massimi livelli (soprattutto dal vivo) con il vero inizio di quell’iconoclastia che farà di Marilyn Manson il nemico pubblico numero uno dell’America conservatrice.

Brano consigliato: Angel With The Scabbed Wings – In breve: 5/5

 

MECHANICAL ANIMALS (1998)

Le differenze rispetto al lavoro precedente ci sono e si sentono tutte: l’ingresso di John 5 dà un tocco meno ruvido alle chitarre, che da quasi metal virano su un più leggero glam rock. Le lyrics passano dalla rabbia all’autocommiserazione e ai turbamenti psichici. Si fa pressante l’ossessione per le droghe, uno dei maggiori capi d’accusa usati dai detrattori di Manson.

Brano consigliato: The Speed Of Pain – In breve: 5/5

 

HOLY WOOD (IN THE SHADOW OF THE VALLEY OF DEATH) (2000)

Monumentale concept messo in piedi a inizio millennio, chiude la trilogia idealmente iniziata con “Antichrist Superstar”. Totalmente scritto, suonato e arrangiato da Brian Warner, è l’album più genuino della sua intera produzione. L’incazzatura è sincera e furibonda, Manson risponde così alle critiche post-alleggerimento dell’album precedente.

Brano consigliato: The Love Song – In breve: 4,5/5

 

THE GOLDEN AGE OF GROTESQUE (2003)

Tim Skold prende il posto di Twiggy Ramirez e il suo apporto si nota: il suono è più pulito e gli inserti elettronici aumentano notevolmente, ma non bastano a sopperire alla mancanza d’ispirazione di Manson. Il look dandy e l’ispirazione data dal vaudeville e dal cabaret middle-europeo degli anni ’30 non convincono appieno, salvo una manciata di pezzi.

Brano consigliato: Use Your Fist And Not Your Mouth – In breve: 2,5/5

 

EAT ME, DRINK ME (2007)

Pesante come un macigno, è un album che sia musicalmente che liricamente prova a mostrare la parte più intima e riflessiva di Marilyn Manson. Il risultato lascia a desiderare, non tanto per le intenzioni quanto perché le si scopre già a metà disco come studiate a tavolino per intortare quei fan che chiedevano il cambio di rotta.

Brano consigliato: You And Me And The Devil Makes 3 – In breve: 2,5/5

 

THE HIGH END OF LOW (2009)

Chi credeva che Marilyn Manson non avrebbe potuto fare peggio degli album del 2003 e del 2007 deve ricredersi, questo è il disco che ha rischiato di diventare il capolinea artistico di Brian Warner: scialbo, ripetitivo, pieno di riempitivi, ha come colonna sonora il rumore delle unghie che graffiano gli specchi nel tentativo di scalarli.

Brano consigliato: I Want To Kill You Like They Do In The Movies – In breve: 2/5

 

BORN VILLAIN (2012)

Tentativo riuscito solo a tratti di tornare alle sonorità degli esordi, mette insieme un po’ da ciascun capitolo della trilogia: drumming marziale, basso martellante, inserti rumoristici, programming puntuale. C’è un singolo perfetto come “No Reflection” e anche la voce di Warner sembra aver rispolverato quella verve rabbiosa che si credeva ormai sopita.

Brano consigliato: The Gardener – In breve: 3/5

 

THE PALE EMPEROR (2015)

Dopo quattro album non all’altezza dei quattro precedenti, Marilyn Manson si ricicla con questo lavoro in cui, a parte qualcuna delle solite bordate (vedi i singoli), è un blues scarno e sporco a farla da padrone. Forse è troppo parlare di cantautorato, ma vedere questo Manson come un Johnny Cash in salsa gotica potrebbe non essere un’eresia.

Brano consigliato: Killing Strangers – In breve: 3,5/5