Home MONOGRAFIE R.E.M.

R.E.M.

Oltre trent’anni di carriera, quindici album in studio, decine di brani epocali che hanno segnato le rispettive decadi di appartenenza e una coerenza artistica più unica che rara. Questo è il palmares degli R.E.M. di Michael Stipe, Peter Buck, Mike Mills e Bill Berry. Partiti con coraggio da Athens, Georgia, nel profondo Sud degli Stati Uniti, hanno conquistato dapprima l’ambiente underground per poi impossessarsi anche delle classifiche, dimostrando come anche l’alternative rock potesse ambire a traguardi commerciali. Due grandi “amori” discografici, corrispondenti a fasi ben distinte della loro storia: l’indipendente I.R.S. Records prima, la major Warner poi. Epoche diverse, album molto diversi fra loro ma incentrati sugli stessi elementi che ne hanno decretato il successo: il canto biascicato e la sensibilità poetica di Stipe, autore di alcune delle lyrics più incisive della storia del rock, spesso immaginifiche e intime ai limiti della non comprensione; le eclettiche corde di Buck, con arpeggi che passano dall’acustico all’elettrico senza colpo ferire; la sezione ritmica del duo Mills/Berry, con il primo intento anche a quei controcanti che hanno spesso fatto da contraltare alla voce di Stipe. Il 21 Settembre del 2011 gli R.E.M. annunciano al mondo la conclusione della loro esperienza congiunta con un toccante e romantico comunicato pubblicato sul loro sito internet ufficiale: “To our Fans and Friends: As R.E.M., and as lifelong friends and co-conspirators, we have decided to call it a day as a band. We walk away with a great sense of gratitude, of finality, and of astonishment at all we have accomplished. To anyone who ever felt touched by our music, our deepest thanks for listening”. A ulteriore testimonianza di quella coerenza di cui si parlava poco sopra, le parole dello stesso Michael Stipe: “I hope our fans realize this wasn’t an easy decision; but all things must end, and we wanted to do it right, to do it our way”.

 

CHRONIC TOWN (1982)

Arrivato dopo il singolo “Radio Free Europe”, questo EP di cinque tracce dà il vero inizio alla discografia della band. Al suo interno i semi di ciò che i quattro avrebbero fatto fiorire negli anni a seguire: sentori post punk/new wave, vaneggiamenti psichedelici, la chitarra folkeggiante di Buck, la voce a tratti lamentosa di Stipe e quel gargoyle pensieroso in copertina a fare da guardiano.

Brano consigliato: Gardening At Night – In breve: 3/5

 

MURMUR (1983)

Esordio sulla lunga distanza, è il manifesto che accompagnerà la produzione della band per l’intera carriera. Il merito del disco è quello di essere ponte immaginario: fra passato e presente, con le radici americane fatte di classic rock, country e folk che incontrano il post punk e molteplici altre sfumature contemporanee. Fra indie e mainstream, grazie a una vena pop che – pur distantissima dalle classifiche eighties – eleva l’alternative a un grado di fruibilità mai raggiunto prima. E poi le lyrics di Stipe, criptiche, misteriose, a tratti nonsense e anche per questo tremendamente fascinose.

Brano consigliato: Pilgrimage – In breve: 5/5

 

RECKONING (1984)

Rispetto a “Murmur” l’effetto sorpresa dettato dalle mistioni è qui inferiore per non dire inesistente, gli R.E.M. si attestano più sul versante classico del rock. L’effetto (o la causa, a seconda dei punti di vista) è che vengono maggiormente fuori la personalità di Stipe e la sua incisività vocale, in modo particolare nelle ballad contenute nel disco che aprono la strada a uno standard stilistico.

Brano consigliato: So. Central Rain – In breve: 4/5

 

FABLES OF THE RECONSTRUCTION (1985)

La difficoltà di trovare una propria dimensione che s’incastri del tutto nel panorama di metà anni ’80, porta gli R.E.M. a questo lavoro che dice e non dice, che leva e mette elementi (tra cui sezioni di fiati e archi) senza risultare granché inquadrato. Col senno di poi, un album di transizione che fa correre alla band qualche rischio, nonostante un paio di episodi ancora una volta azzeccati a tenerlo in piedi.

Brano consigliato: Driver 8 – In breve: 3/5

 

LIFE’S RICH PAGEANT (1986)

Meno scuro del predecessore e in generale più ottimista di quanto mai scritto dalla band fino a questo momento, il quarto album degli R.E.M. compie un fondamentale passo in due direzioni: la prima è quella dell’impegno politico e sociale, qui finalmente palesato in tutto e per tutto; la seconda è strutturale e porta Stipe e i suoi a intraprendere una continua ricerca melodica, del brano perfetto, che di qui a qualche tempo darà risultati vicinissimi all’obiettivo.

Brano consigliato: Fall On Me – In breve: 4/5

 

DEAD LETTER OFFICE (1987)

Raccolta di b-side e rarità, fa comprendere la mole di materiale inciso dagli R.E.M. in pochissimi anni. Fra le cover contenute nel disco spiccano quelle di “There She Goes Again”, “Pale Blue Eyes” e “Femme Fatale” dei maestri Velvet Underground, che da sole valgono la pubblicazione. L’edizione in CD dell’album aggiunge alla tracklist anche i brani di “Chronic Town”.

Brano consigliato: Burning Hell – In breve: 3,5/5

 

DOCUMENT (1987)

Canto del cigno dell’avventura con la I.R.S. Records, è il primo enorme crack commerciale della band e il motivo si comprende con una certa facilità: gli R.E.M. mettono a punto la formula del pezzo rock trasversale, brani come “It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)”, “Finest Worksong” e “The One I Love” hanno le sembianze dell’anthem ed è questo ciò che diventano in breve tempo. È l’affermazione definitiva dei quattro come rock band.

Brano consigliato: Disturbance At The Heron House – In breve: 4/5

 

GREEN (1988)

Esordio per la Warner, major con cui gli R.E.M. siglano un accordo milionario, il disco doppia il successo di “Document” seguendone le linee guida: ci sono singoli spacca-classifiche come “Stand” e “Orange Crush”, c’è una verve politica, ambientalista e anti-militarista più accesa che mai con attacchi diretti al presidente Reagan e ritorna persino l’afflato psichedelico dei primi anni. Fa la sua comparsa quel mandolino che fra le mani di Peter Buck segnerà indelebilmente il sound della band.

Brano consigliato: World Leader Pretend – In breve: 4/5

 

OUT OF TIME (1991)

Per la prima volta gli R.E.M. si prendono un paio d’anni di pausa prima di uscire con un nuovo lavoro. Il risultato è un album dal mood schizofrenico: si va da quella ballad da pelle d’oca che è “Half A World Away” al funk di “Radio Song”, dal pessimismo cosmico di “Losing My Religion” alla quasi demenzialità di “Shiny Happy People”, fra archi, organo, mandolino, chitarre ora folk ora graffianti. Sullo sfondo la guerra del Golfo, che non poteva lasciare indifferente la sensibilità di Stipe.

Brano consigliato: Losing My Religion – In breve: 4,5/5

 

AUTOMATIC FOR THE PEOPLE (1992)

Stravolti dal successo planetario di “Out Of Time”, a poco più di un anno di distanza la band esce con un lavoro cupo e sofferto che non lascia spazio ad alcuna vena positiva. L’album parla fondamentalmente della morte vista da diversi punti di vista, i ritmi non accelerano quasi mai (fa eccezione “The Sidewinder Sleeps Tonite”) e l’impianto orchestrale regala alle tracce un incedere oltremodo umorale in cui s’innestano le trame acustiche di Buck. Masterpiece della discografia degli R.E.M. e degli interi anni ’90, qui la poetica di Stipe raggiunge un profilo altissimo, con “Nightswimming” sugli scudi.

Brano consigliato: Sweetness Follows – In breve: 5/5

 

MONSTER (1994)

Dopo i languori che avevano avvolto i due lavori precedenti, gli R.E.M. pubblicano un album che risente inevitabilmente del fenomeno grunge pur non seguendone pedissequamente la via. Gran parte della dimensione acustica viene qui persa in favore di una prepotente elettricità e del protagonismo della sezione ritmica di Berry e Mills. Dedicato all’attore River Phoenix morto per overdose, nonché a Kurt Cobain nel brano “Let Me In” (Stipe e il leader dei Nirvana erano in contatto per una possibile collaborazione prima del suo suicidio), è questo un disco rock in senso stretto.

Brano consigliato: Crush With Eyeliner – In breve: 4/5

 

NEW ADVENTURES IN HI-FI (1996)

Lavoro meno uniforme in quanto a stili e tematiche, la qualità dei brani lo attesta comunque fra i migliori della produzione della band. C’è il piglio rock (su tutte “So Fast, So Numb”), ci sono le ballate di casa Stipe (“Electrolite”), c’è l’acustico (“New Test Leper”), c’è la disillusione (“How The West Was Won And Where It Got Us”), c’è un indelebile marchio a fuoco che riporta il nome dei quattro. C’è, soprattutto, un duetto da lacrime agli occhi con la sacerdotessa Patti Smith in “E-Bow The Letter”. Sarà l’ultimo album con Bill Berry alle pelli, che lascia a seguito di un aneurisma cerebrale durante il tour di “Monster”.

Brano consigliato: E-Bow The Letter – In breve: 4,5/5

 

UP (1998)

Gli R.E.M. orfani di Berry si trovano a un bivio: sciogliersi o provare a riciclarsi. Prevale la seconda opzione e pubblicano l’album più sperimentale della loro discografia, quello che s’allontana di più dalla radici della band, sommerso da strati d’elettronica che provano a supplire all’assenza. Il risultato non è imprescindibile, ma un manciata di brani – fra cui i singoli estratti – sono di ottimo livello.

Brano consigliato: Walk Unafraid – In breve: 3,5/5

 

REVEAL (2001)

Se “Up” provava coraggiosamente a voltare pagina, qui la mossa della band sa tanto di furbata: prendere il classicismo della propria produzione e ricoprirlo di inserti elettronici per mantenere viva la nuova realtà. Esperimento fallito, dato che i momenti migliori restano proprio quelli più essenziali, ballad che non reggono il confronto col passato ma che si fanno comunque apprezzare.

Brano consigliato: All The Way To Reno (You’re Gonna Be A Star) – In breve: 2,5/5

 

AROUND THE SUN (2004)

Primo album licenziato dagli R.E.M. dopo i fatti dell’11 Settembre, presenta i consueti attacchi alla presidenza degli Stati Uniti, questa volta nella persona di George W. Bush. Ma l’incedere è moscio, a tratti anche banale, latitano le melodie e i refrain che hanno reso immensa la parabola della band e ci si trova in difficoltà nel trovare un momento che spicchi sugli altri.

Brano consigliato: Final Straw – In breve: 2/5

 

ACCELERATE (2008)

Album velocissimo, sia per durata (appena trentacinque minuti) che per esecuzione, alleggerisce gli R.E.M. da gran parte di quella fuorviante elettronica degli ultimi due dischi, restituendo un piglio rock che non produce alcun capolavoro ma che non sfigura se non si fa l’errore di accostarlo a quello di “Monster” e “New Adventures In Hi-Fi”, che restano di un altro pianeta.

Brano consigliato: Hollow Man – In breve: 3/5

 

COLLAPSE INTO NOW (2011)

Il sigillo viene apposto con quest’album stanco, che per non rischiare si trascina in territori noti. I richiami a svariati istanti di svariati altri album degli R.E.M. è costante, il che finisce per dare un fastidioso effetto déjà vu. Non bastano la seconda collaborazione con Patti Smith (“Blue”) e l’altra prestigiosa con Eddie Vedder (“It Happened Today”) a raddrizzarne le sorti.

Brano consigliato: Oh My Heart – In breve: 2,5/5

 

UNPLUGGED 1991-2001: THE COMPLETE SESSIONS (2014)

Pubblicato in occasione del Record Store Day 2014, raccoglie le due mitologiche esibizioni della band per la serie degli MTV Unplugged, mai diffuse prima se non in scarsa qualità audio/video e comunque non in versione integrale. Inutile specificare come si tratti di una testimonianza unica di ciò che sono stati gli R.E.M. in 30 anni.

Brano consigliato: So. Central Rain (2001) – In breve: 4,5/5