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L’occhio umano è una grande, (im)perfetta macchina fotografica, lo hanno dimostrato Powell, Hitchock, Kubrick e tanti altri grandi autori dell’arte cinematografica. Blow-up – la cui traduzione italiana indica la particolare tecnica dell’ingrandimento fotografico – parte proprio da questa constatazione, un occhio, certamente orwelliano e voyeur, che può essere corretto, regolato e ingannato da fattori esterni; un film sulla comunicazione divenuta incomunicabile, finta e sintetica. Antonioni (alla sua prima prova internazionale), ispirandosi ad un racconto dello scrittore argentino Julio Cortazar, racconta una Londra caotica, dominata da gesti e colori, una città allucinata in fase di trasformazione, dove nessuno ha tempo per nessuno, neppure per sé stesso. Il protagonista del film (David Hemmings) è un fotografo affermato che intervalla a soggetti femminili, straccioni e pezzenti, contrapponendo una natura (non chiamiamola realtà) che può essere leggiadra ed avvenente e allo stesso tempo sporca e sudicia. Durante una delle tante battute di caccia “dell’oggetto”, Thomas immortala una coppia galeotta in tenero atteggiamento. Né lui, né lo spettatore e neppure quel prolungamento meccanico rappresentato dall’obbiettivo comprendo quello che sta “realmente” accadendo: un omicidio. Il fotografo – metafora stessa del regista – sa che è successo qualcosa ma non sa spiegarselo né tanto mento riesce a spiegarlo all’ambiente circostante, drogato e indaffarato dai troppi impegni mondani. Una mondanità capace di paralizzare, e perché no incuriosire, lo stesso fotografo, come Pinocchio nel paese dei balocchi. Scatti e flash, ritratti, senza nome, senza senso. Spazi bianchi che vanno riempiti, didascalie che vanno scritte, ma da chi, e soprattutto in che modo? L’epilogo dell’intera vicenda ci insegnerà che non sempre ciò che sembra è. L’immaginazione, il più grande tra i ritocchi della verità, con un sorriso gioioso reclamerà la sua vittoria nella famosa partita a tennis senza racchette né palle, fatta di rumori inesistenti e traiettorie false, con il sudore, unica testimonianza di un’emozione reale.
Nota 1: vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film ha anche ottenuto tre nominations all'Oscar per la migliore regia, la migliore sceneggiatura e il miglior soggetto.
Nota 2: fondamentale la collaborazione di Carlo Di Palma che né curò la fotografia.
Nota 3: presentata con lo spauracchio della censura, la pellicola non appena presentata in Italia fu sequestrata, salvo poi ritornare nelle sale dopo pochissimo tempo.
ANNO: 1966 PAESE: U.K. / Italia REGIA: Michelangelo Antonioni CAST: David Hemmings, Vanessa Redgrave, Sarah Miles, Peter Bowles
A cura di Vittorio Bertone
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