Mangia Margot - Maddalena, Maria (lp - 2009, autoprodotto)

I Mangia Margot da Malo (Vicenza) non sono proprio alle prime armi. Hanno alle spalle fin dal 2003 una formazione di tre elementi andata in fumo per “questioni private”, col chitarrista che lascia il progetto. Caspita, senza chitarra dove vuole andare una band che – da prog sperimentale – si auto-definisce adesso post-match-core? In realtà i due superstiti della formazione, Luca Brunello (batteria) e Andrea Colbacchini (basso), dove andare sembrano saperlo alla perfezione, e a dirla tutta c’azzeccano anche nel darsi un’etichetta. Le cinque tracce di questo Maddalena, Maria (terzo lavoro dopo i due ep con la prima line-up) sono “post”? Risposta semplice: sì, lo sono, semplicemente seguendo l’assioma (forse errato ma ormai luogo comune) “niente voce uguale post-rock”. Sono “math”? Qui il discorso diventa più complesso perché, nonostante si avverta per il genere in questione l’assenza delle sferzate taglienti di una sei corde, in realtà i Mangia Margot riescono benissimo a riprodurne gli effetti coi soli due strumenti a disposizione; dopotutto è la ritmica forsennata la componente essenziale del math, e la band veneta c’è anche in questo senso. Resta il “core”. Ed è questo l’elemento più caratterizzante dei nuovi Mangia Margot, il duo picchia che è un piacere e i brani scorrono senza soluzione di continuità in un unico, lunghissimo e irruento fiume sonoro. Poi ci sono i titoli delle tracce, quattro nomi propri – Barbara (Italia), Lucio, Rita (Levi’s) e Paolo (III) – e un cognome – Esposito (n.n.) – che nascondono un’altra non meglio identificata “questione privata”. Insomma, la sostanza c’è, immaginate cosa potrebbe succedere mettendoci dentro anche una chitarra.
www.myspace.com/mangiamargot
di Emanuele Brunetto
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