Chissà come mai dopo una carriera lunga oltre quindici anni e la bellezza di sette album alle spalle, una band debba ancora avere qualcosa da dimostrare o un obiettivo da raggiungere. Insomma, ci sono formazioni che in un terzo del tempo conquistano un rispettabile numero di fan, conquistano il mercato discografico e si permettono pure il lusso di sciogliersi. Perché gli Spoon – che poi è la band di cui stiamo parlando – faticano a confermarsi e ad uscire dalla dimensione di eterna promessa dell’indie-rock? Se fino a “Ga Ga Ga Ga Ga”, datato 2007, i sospetti necessitavano ancora di conferme, oggi con Transference le risposte dovrebbero palesarsi anche agli occhi di quanti hanno erto la band di Austin a icona di un underground di cui forse gli stessi Spoon non hanno mai voluto far parte, rimanendone loro malgrado invischiati. Manuale del perfetto indierocker alla mano, i quattro texani non hanno mai sbagliato un colpo, c’hanno sempre messo dentro tutto il necessario. La voce da ragazzino, ma un po’ roca, di Britt Daniel; quelle sessioni ritmiche di una semplicità imbarazzante, ma fondamentali per rendere il tutto ballabile; un tocco di lieve malinconia, sparsa in giro per i brani come a dire “Ehi! Anche noi soffriamo ogni tanto!”. E “Transference” in tutto ciò non fa eccezione, risultando anzi la summa della musica a nome Spoon. Le undici tracce che compongono il lavoro scorrono liquide, ma senza lasciarsi dietro quella scia di eccitazione che un buon album dovrebbe lasciare. C’è ripetitività, tanto tra questi brani quanto nel confronto con i loro predecessori, e non si scorge la benché minima volontà di cambiare registro per avventurarsi in qualcosa che non si conosce già alla perfezione. Credenziali, queste, che non possono non essere prese in considerazione nel rispondere alla domanda posta poche righe sopra. Per quanto detto, pare dunque onesto continuare a inserirli in quel calderone che vede già al suo interno Strokes e compagnia danzante bella. I Pixies non è proprio il caso di disturbarli, lasciamoli stare al loro posto, nell’olimpo di coloro che il rock lo portano sul palmo di una mano.
(2010, Merge) 01 Before Destruction 02 Is Love Forever? 03 The Mystery Zone 04 Who Makes Your Money 05 Written In Reverse 06 I Saw The Light 07 Trouble Comes Running 08 Goodnight Laura 09 Out Go The Lights 10 Got Nuffin 11 Nobody Gets Me But You
A cura di Emanuele Brunetto
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