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Allah-Las – Calico Review

calicoreviewL’effetto di ogni album dei losangelini Allah-Las è ormai standard: raggi di un sole da fine estate sulla pelle, brezza marittima nelle narici, sabbia dentro le scarpe e quel po’ di intontimento lisergico che fa bene all’ascolto della loro musica, che anche in questo Calico Review, terzo capitolo della loro discografia, parte dalle consuete lande sixties per arrivare fino ai giorni nostri più fresca che mai.

Rispetto ai due lavori precedenti, qui ci sono meno abrasioni e una certa propensione per languori e morbidezze, che portano il disco in territori ancor più acidi e dilatati. È un album dall’ascolto facile, questo, il che non vuol dire necessariamente banale: la loro è una declinazione fedele dell’immaginario californiano, tra riferimenti espliciti (200 South La Brea) e altri che invece puntano tutto sulla riproposizione delle atmosfere giuste, quelle più quiete di un tramonto sulla spiaggia (Strange Heat), quelle polverose di un pomeriggio trascorso a scorazzare in un T2 della Volkswagen (Roadside Memorial), quelle di una serata di bagordi finita a strimpellare qualcosa senza troppa convinzione (Mausoleum), quelle di un mattino indolente fra le bancarelle di abbigliamento vintage (Place In The Sun).

Ogni tanto vengono fuori un po’ di Doors (vedi Autumn Dawn), spesso qualcosa dei Byrds (vedi Terra Ignota) ma anche un orecchio all’altra sponda dell’oceano con Syd Barrett e i Beatles in versione psichedelica a suggerire diversi passaggi (vedi Satisfied o High & Dry). Un campionario di riferimenti che continua ad attestare gli Allah-Las fra i revivalisti più indomiti, sì, ma con stile.

(2016, Mexican Summer)

01 Strange Heat
02 Satisfied
03 Could Be You
04 High & Dry
05 Mausoleum
06 Roadside Memorial
07 Autumn Dawn
08 Famous Phone Figure
09 200 South La Brea
10 Warmed Kippers
11 Terra Ignota
12 Place In The Sun

IN BREVE: 3/5