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Anderson .Paak – Ventura

In questo preciso momento storico la musica nera gode di uno stato di forma e di una visibilità che hanno avuto pochi eguali, con decine di veri fenomeni che si spartiscono a turno complimenti e attenzioni. Se sul versante rap il principe indiscusso è già da un po’ di tempo a questa parte Kendrick Lamar, su quello r’n’b/soul/funk il titolo nobiliare spetta invece ad Anderson .Paak, un tuttofare dal talento illimitato che ad ogni uscita segna una tacca in più nella sua crescita artistica.

Lamar e .Paak sono amici e collaboratori, e va da sé che la vicinanza tra i due abbia portato il secondo a partorire giusto una manciata di mesi fa “Oxnard” (2018), un album decisamente più rap oriented rispetto a quanto mai fatto prima dall’artista californiano. Una dimostrazione palese – ammesso fosse necessaria – di quanto le doti di .Paak siano trasversali e applicabili ai più svariati contesti. Un album ottimo, davvero ottimo, che lo aveva però allontanato da quello che ad oggi è il vero crack della sua discografia, ovvero “Malibu” (2016).

È lì che fa ritorno Ventura, ed è lì che ritroviamo la genialità di un ragazzo che sembra aver ingurgitato l’intera produzione Motown assimilandone l’enorme e rilevante eredità. L’iniziale Come Home è da questo punto di vista il miglior biglietto da visita possibile: soul d’annata, miele che sgorga dalle sue corde vocali, groove pieno e corposo. Insomma una bomba, anche perché c’è André 3000 alla quota rap e la sua è una presenza che difficilmente passa inosservata. Sulla stessa falsariga anche Make It Better, la vera hit del disco, in cui .Paak duetta con la leggenda Smokey Robinson in un ideale passaggio di consegne.

Complice la produzione al contempo vintage e moderna di Dr. Dre, protagonista assoluta torna a essere la batteria suonata da .Paak, che fa il bello e il bellissimo tempo dell’intero “Ventura”. Ma è nei piccoli inserti che non t’aspetti che il disco fa il salto di qualità, come nel caso dei fiati di King James (sì, quel James è il cestista LeBron James) e Twilight, del pianoforte che introduce Jet Black, del tocco lounge di Good Heals e via discorrendo, fino ad arrivare a Chosen One con le sue contaminazioni sintetiche e un .Paak che rappa di nuovo, cosa che nel disco succede davvero un’altra volta nella sola Winners Circle.

Nonostante il flow di Anderson .Paak abbia poco da invidiare a quello di colleghi ben più a fuoco nel genere e nonostante – come abbiamo avuto modo di dire all’inizio – “Oxnard” sia stato un lavoro ampiamente riuscito, ascoltando “Ventura” non si può non constatare come l’ambito in cui .Paak riesce a fare la differenza al cento per cento sia esattamente quello messo in mostra qui e prima ancora in “Malibu” e “Venice” (2015). Soul, Motown, r’n’b, Marvin Gaye, funk e Prince tutti condensati in un unico nome: Anderson .Paak.

(2019, Aftermath)

01 Come Home (feat. André 3000)
02 Make It Better (feat. Smokey Robinson)
03 Reachin’ 2 Much (feat. Lalah Hathaway)
04 Winners Circle
05 Good Heals (feat. Jazmine Sullivan)
06 Yada Yada
07 King James
08 Chosen One (feat. Sonya Elise)
09 Jet Black (feat. Brandy)
10 Twilight
11 What We Can Do? (feat. Nate Dogg)

IN BREVE: 4/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.