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Archive – Londinium

Se trip hop e “Bristol sound” sono diventati sinonimi, lo si deve certo alle grandi band che hanno reso famoso e riconoscibile questo genere così vasto. Impossibile non pensare alla soffusa voce di Tricky, ai Massive Attack o alla schiva figura di Beth Gibbons dei Portishead. Eppure questo genere cosi etereo e sfumato, ha visto il contributo di altri artisti inglesi e non, che ne hanno allargato i confini e le influenze. Tra questi vi sono sicuramente gli Archive di South London che, con il loro album d’esordio Londinium, si affacciano sulla scena internazionale. Pubblicato nel 1996 dalla Island Records, si avvale della collaborazione di parecchi artisti collaterali al duo Keeler/Griffiths che costituisce il fulcro del gruppo. Tra questi spiccano la voce ammaliante dell’iraniana Roya Arab e quella del rapper Rosko John. L’intero album è caratterizzato da un basso tempo di battuta, e dall’alternanza della voce maschile di Rosko a quella femminile di Roya. Si passa dai delicati violini della strumentale Old Artist al rap deciso e ritmato di Rosko in SkyscraperSo Few Words, con i costanti interventi lirici della Roya che raggiungono l’apice in Nothing Else. La titletrack Londinium esibisce un duetto tra voce maschile e femminile in un crescendo emozionale e strumentale, che la rende forse il frammento più caratteristico e sperimentale dell’intero album. Le tredici tracce del disco offrono una visione quieta e introspettiva della città di Londra, quasi a volersi volutamente opporre al caos ed alla superficialità della metropoli. Ogni singolo pezzo offre un sapiente uso degli innumerevoli strumenti utilizzati, senza mai discostarsi dagli altri brani, con i quali condivide una piacevole coesione meditativa. La natura mite e meditativa del disco, prevalentemente strumentale ma non solo, si propone per il riascolto in maniera spontanea e genuina, affinchè ogni sfaccettatura del disco possa essere assaporata e interiorizzata. La nona traccia “Skyscraper” contiene un frammento di “Mmm skyscraper i love you” degli Underworld. Al termine di questa esperienza il gruppo, a causa di dissidi interni, si scioglierà, salvo ricomporsi nel 1997 con un’altra formazione, a capo della quale rimarrà il suddetto duo Keeler/Griffiths.

(1996, Island Records)

01 Old Artist
02 All Time
03 So Few Words
04 Headspace
05 Darkroom
06 Londinium
07 Man Made
08 Nothing Else
09 Skyscraper
10 Parvaneh (Butterfly)
11 Beautiful World
12 Organ Song
13 Last Five

A cura di Massimo Utro

CATEGORIA: RECENSIONI

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