Arctic Monkeys – Tranquility Base Hotel & Casino

Nel 2013 gli Arctic Monkeys avevano raggiunto con “AM” l’apice compositivo della loro dirompente carriera, coniugando alla perfezione la primordiale fonte d’ispirazione garage con l’indie rock del nuovo millennio di cui sono diventati loro malgrado portabandiera, senza suonare troppo plasticosi ma facendo al contempo un corrisposto occhiolino alle radio. Insomma, una sorta di pietra filosofale su cui fondare un futuro radioso.

Invece c’è che Alex Turner e i suoi non hanno mai voluto saperne di accontentarsi, anche a costo di battibeccare con la frangia più integralista della propria fanbase. Così c’hanno messo cinque anni, praticamente un’eternità, prima di rifarsi vivi e lo fanno con Tranquility Base Hotel & Casino, un lavoro non anticipato da alcun singolo e il motivo di tale scelta è facile comprenderlo una volta ultimato l’ascolto: singoli “classici” non ce ne stanno, neanche quella Four Out Of Five che è il pezzo un po’ più – ma davvero poco – ficcante del lotto.

Turner è uno che naviga a vista, non fa troppi progetti: nel 2016 gli regalano un pianoforte per il suo trentesimo compleanno e lui, dopo tanti anni passati a imbracciare la chitarra, si siede al nuovo arrivato e ritrova il piacere di suonarlo, così tanto da scegliere di farne il fulcro delle nuove composizioni. Così tanto da catalizzare quasi al 100% la realizzazione degli undici brani della tracklist, in cui Alex sveste i panni della rockstar per indossare come mai prima d’ora quelli – che sembrano calzargli a pennello – del crooner, perfetti per esibirsi al bar del casino o nella sala ricevimenti dell’hotel del titolo.

Qui l’elettricità gli Arctic Monkeys la ripongono in cantina, c’è piuttosto una sezione ritmica che ha respiro jazz (vedi la title track) e mette in piedi groove grassi e carnosi (Star Treatment), la costante eleganza del pianoforte di cui abbiamo già detto e organi che guardano allo spazio (American Sports) e ai seminali trascorsi dei Doors (The World’s First Ever Monster Truck Front Flip, ma anche Batphone), il tutto attraversato da una vena psichedelica lontana, mai davvero preponderante ma sempre presente.

Con “Tranquility Base Hotel & Casino” gli Arctic Monkeys riescono in un colpo solo tanto a deludere (perché nessuno avrebbe potuto immaginare qualcosa del genere da parte loro) quanto a soddisfare (perché è un disco che suona divinamente) lo spropositato hype accumulatosi nel corso del lustro d’attesa, compiendo un ulteriore e definitivo passo verso una maturità artistica che hanno sempre avuto ma che adesso risulta persino sfacciata.

(2018, Domino)

01 Star Treatment
02 One Point Perspective
03 American Sports
04 Tranquility Base Hotel & Casino
05 Golden Trunks
06 Four Out Of Five
07 The World’s First Ever Monster Truck Front Flip
08 Science Fiction
09 She Looks Like Fun
10 Batphone
11 The Ultracheese

IN BREVE: 4/5