Ásgeir – Afterglow

Ásgeir Trausti Einarsson ha delle qualità, innegabilmente. Il suo “In The Silence” del 2014, sebbene riedizione in inglese dell’esordio in lingua natia, aveva palesato i punti di riferimento dell’islandese in modo netto, senza bisogno di dover scavare più di tanto: Bon Iver e tutto quel folk intimista con cenni sintetici che è un po’ la cifra del nuovo cantautorato alla moda.

Avesse continuato per quella via, magari perfezionandola, staremmo qui a scrivere di un artista giovane (parliamo di un classe ’92) ma con le idee già chiare sulla strada da seguire e su quello che dev’essere il suo stile. Invece con Afterglow, suo primo lavoro concepito fin dall’inizio per una platea internazionale, Ásgeir dimostra che qualcosa non va per il verso giusto: sembra proprio che, vista la più recente svolta di Justin Vernon su lidi elettronici, abbia deciso di andargli dietro a rimorchio seguendone la scia. Il problema è che così il risultato è ancor meno convincente, perché se già lo stesso Bon Iver ha rischiato con “22, A Million” (2016) di farsi dare del James Blake barbuto, figuriamoci cosa si potrà dire di Ásgeir che Blake sembra proprio averlo preso a nume tutelare.

Scelta furba, intendiamoci: il soul bianco con vene r’n’b dell’inglese è una delle cose più identificative partorite in questo nuovo millennio, ma lo è così tanto da non consentire margini di manovra, a meno di metterci tanta di quella classe cantautorale da annullare qualsiasi richiamo. C’hanno provato in tanti, ma solo in pochissimi ci sono riusciti in modo convincente (Chet Faker e Jack Garratt, giusto per fare un paio di nomi). Non è il caso di Ásgeir e di questo “Afterglow”, che guarda caso ha quel quid in più proprio in episodi pop folk più classici come New Day.

Il rischio enorme cui Ásgeir si sta deliberatamente sottoponendo è quello di fare la fine dell’epigono, ora di quest’artista ora di quell’altro, arrivando costantemente in ritardo all’appuntamento con l’ispirazione. Un peccato perché, come si diceva all’inizio, le qualità ci sono sebbene incanalate in modo poco personale.

(2017, One Little Indian)

01 Afterglow
02 Unbound
03 Stardust
04 Here Comes The Wave In
05 Underneath It
06 Nothing
07 I Know You Know
08 Dreaming
09 New Day
10 Fennir Yfir
11 Hold

IN BREVE: 2,5/5

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