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Baby Blue – Come!

Instancabili questi figli dell’indie rock. E non potrebbe essere altrimenti visto l’olezzo di cancrena che emana il mercato del disco e l’esser musicisti oggi in Italia. Lo stakanovismo è una possibile soluzione per i nostri. C’è da darsi da fare: concerti, concerti e ancora concerti, più lavoro in studio, pezzi nuovi, sempre sulla canzone, senza mai tirare il fiato. Lo hanno capito bene certamente i Baby Blue, formazione rivelazione del 2006 con un ep peperino prodotto da Mr. Benvegnù. Un centinaio di date ovunque, in Italia e all’estero (leggasi partecipazione al “Bilbo-Rock” nei Paesi Baschi). Palchi, musica, viaggi, con la valigia del musicista sempre pronta. Ora la band giunge al bagno del debutto con Come! sempre sotto la produzione artistica di Benvegnù. Cos’ha di speciale il primo lp dei Baby Blue? Beh è il rigurgito di un adolescente arrabbiatissimo. Suoni primordiali, un vagito straziante di neonato con un impianto punk che diverte ed un gusto molto americano nella ricerca dei contrasti. E poi, naturalmente, è il trionfo del loro tratto distintivo: quelle voci che si mescolano, si rinnegano, si inseguono, si pizzicano e carezzano. Sono le corde vocali della vocalist Serena Altavilla e della mente della band Mirko Maddaleno: una specie di sposalizio alle volte appassionato d’amore, altre a ripararsi da piatti rotti. Il suono dei Baby Blue è sostanzialmente ossuto, una chitarra rachitica ed una sezione ritmica pelle ossa, come a creare un movimento in levare. Come una scultura picchettata e “spolpata” alla ricerca della forma giusta. Ma c’è un “ma”: peccato, peccatissimo per l’uso dell’inglese, presente in verità anche nell’ep omonimo. Ah cosa sarebbe questo lavoro scartavetrato dai testi in italiano! Una specie di versione nostrana dei Pixies di “Surfer Rosa”, un prodotto davvero da spellarsi le mani. Non che non vogliamo fare un plauso a questo “Come!” ma, insomma, ci sentiamo di dire che molti altri riconoscimenti, molte altre parole dolci, molt’altro inchiostro, sarebbero stati spesi di fronte a una band italiana che scrive pezzi così cazzuti nella nostra fottutissima, splendida, lingua.

Nota: Paolo Benvegnù compare anche come “addictional bass”, “acoustic guitar” e “voice” in alcuni pezzi del disco.

(2009, A Buzz Supreme)

01 Suga
02 Far from home
03 River
04 Miss
05 All you’ve known
06 Rita
07 Took me long
08 Silently
09 Eileen
10 Mess
11 Under your foot
12 Old story
13 About it

A cura di Riccardo Marra

CATEGORIA: ITALIARECENSIONI

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