Bedouine – Bird Songs Of A Killjoy

Una tra le teorie più note sull’ascolto, elaborata dal musicologo francese Jean Molino, prende in considerazione tre differenti momenti: la creazione (o poiesis), l’opera in sé (fase neutra) e la percezione (aisthesis). Per far sì che l’ascolto sia completo occorre ovviamente che l’autore sia in grado di raggiungere l’ascoltatore.

Ma se ipotizzassimo che l’autore fosse un nomade, che abbia vissuto dappertutto e da nessuna parte, quante probabilità ci sarebbero che quello stesso artista riesca non solo a raggiungere un pubblico esteso ma anche a essere distribuito sul mercato americano? Più o meno le stesse che occorrono per vincere la lotteria. È evidente che fosse destino perché quella lotteria Azniv Korkejian l’ha vinta eccome.

A essere più precisi sono stati i genitori di Bedouine, questo il moniker scelto dalla cantautrice siriana, a essere stati tra i pochi fortunati estratti a sorte della Green Card Lottery, il Programma di Lotteria per il visto di “Diversità e Immigrazione” promosso dagli Stati Uniti e volto ad attribuire ai cittadini di alcuni Paesi scelti dal governo statunitense un visto per l’ingresso e la permanenza in America. Bedouine è ben lontana dalla notazione dei tre quarti di tono della musica mediorientale, ma la sua cifra stilistica così vellutata e naturalmente nickdrakeiana si muove come le coordinate di un percorso tracciato con le puntine su una mappa geografica.

Se in “Bedouine”, omonimo debutto del 2017, era lei stessa ad apparire nel titolo, in Bird Songs Of S Killjoy, si identifica come la killjoy, una cantautrice ostinata. L’album esplora attraverso le sue dodici morbide melodie estive tutto ciò che circonda l’artista siriana, le gabbie di Hummingbird e un racconto che presumibilmente si ricollega all’artwork del disco, il viaggio di Bird Gone Wild che attraversa l’Atlantico e la conduce negli Stati Uniti, le relazioni fallite di One More Time.

Il suono non si distacca più di tanto dal precedente lavoro, anche qui la produzione è affidata al tocco raffinato di Gus Seyffert (Beck, Norah Jones) ma l’aggiunta di qualche abbellimento orchestrale (Bird) e magnifici intermezzi strumentali tra le parti cantate (Dizzy) si rivela una mossa estremamente astuta. Korkejian non rinuncia neanche stavolta ad aggiungere i suoi field recording, e se nel disco di debutto era toccato a “Summer Cold” il compito di custodire i suoni registrati dalla casa di sua nonna ad Aleppo, stavolta sono le atmosfere provenienti dalla sua casa a Echo Park a comparire nell’omonima traccia.

Bedouine è una bella conferma, una splendida militante a cavallo tra il folk più raffinato e una bossa nova seducente e senza tempo. Con due colpi a segno così ben centrati, ipotizzare che bruci in fretta è come sperare di vincere alla lotteria: non impossibile ma estremamente difficile.

(2019, Spacebomb)

01 Under The Night
02 Sunshine Sometimes
03 When You’re Gone
04 One More Time
05 Dizzy
06 Bird
07 Bird Gone Wild
08 Hummingbird
09 Matters Of The Heart
10 Echo Park
11 Reprise
12 Tall Man

IN BREVE: 3,5/5