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Black Rebel Motorcycle Club – Beat The Devil’s Tattoo

Ogni nuovo album dei Black Rebel Motorcycle Club mette sempre una certa tensione subito a ridosso del primo ascolto. Perché non si sa mai quello che ci si potrà ritrovare sottomano. Gli standard che la band di San Francisco può raggiungere – e ha raggiunto – vanno dal mezzo capolavoro (“Take Them On, On Your On” del 2003) al mezzo flop (lo strumentale “The Effects Of 333” del 2008), passando per il mezzo e mezzo (“Howl” del 2005). Insomma, di certezze ce ne stanno poche e anche per questo Beat The Devil’s Tattoo, in fondo, il rischio di una delusione era dietro l’angolo. Ancora una volta fuori dai giochi il batterista Nick Jago e dentro la bella Leah Shapiro, già alle pelli con i Raveonettes, questo è il primo album creato e inciso con una nuova formazione a dire il vero non troppo convincente. Un po’ la prova del nove per capire se, nella selva di gossip e indiscrezioni degli ultimi anni, pulsa pur sempre una band cazzuta. La risposta è inequivocabilmente affermativa. Messi da parte gli sperimentalismi tesi ora all’annacquamento ora alla dimensione acustica, “Beat The Devil’s Tattoo” presenta i Black Rebel Motorcycle Club più veloci, martellanti e sporchi che si è mai avuto modo di sentire. I rantolii metropolitani marchio di fabbrica del trio californiano, esplodono qui in tutta la loro forza propulsiva. C’è una coltre di fumo denso che avvolge l’intero lavoro, squarciata a tratti da impetuose sferzate noise (War MachineEvolMama Taught Me Better). La psichedelia marcia di Hayes e soci non tarda a venire fuori anche in un album in cui in realtà appare messa un pò di canto (AyaShadow’s Keeper), con un pezzo, la conclusiva Half-State, che supera persino i dieci minuti di durata. E anche quando il ritmo s’abbassa sensibilmente (vedi Sweet Feeling), ciò che spicca sono le furoreggianti pugnalate chitarristiche. Distorsioni abrasive, garage, Jesus And Mary Chain, blues, folk, Velvet Underground, brit-pop e chi più ne ha più ne metta, i Black Rebel Motorcycle Club di questi tempi sono una band che merita più che attenzione. In attesa del prossimo passo.

Curiosità: il titolo dell’album è preso in prestito da “The Devil In The Belfry”, racconto breve firmato da Edgar Allan Poe.

(2010, Abstract Dragon / Vagrant / Co-Op)

01 Beat The Devil’s Tattoo
02 Conscious Killer
03 Bad Blood
04 War Machine
05 Sweet Feeling
06 Evol
07 Mama Taught Me Better
08 River Styx
09 The Toll
10 Aya
11 Shadow’s Keeper
12 Long Way Down
13 Half-State

A cura di Emanuele Brunetto

CATEGORIA: RECENSIONI

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