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Blur – 13

Se qualcuno, non contento di quello che i Blur hanno già dimostrato nel lavoro precedente (l’omonimo “Blur” del 1997), fosse seriamente intenzionato a rilevare le tracce di britpop presenti nel sesto album in studio della band inglese, 13, questo signor “qualcuno” dovrà mestamente accontentarsi della sola Coffee & TV, secondo e memorabile singolo estratto (ricordate il videoclip dei due cartoncini di latte che vanno in paradiso?), e magari da lì partire per qualsivoglia seminario sul sistema semiotico utilizzato da Albarn e compagni. Sin dalle prime battute una certezza prende corpo: ciascun membro della band ha definitivamente reciso (con anestesia locale) il cordone ombelicale che lo legava al precedente metodo di fare e pensare musica, così come le appendici interne sono state geneticamente modificate dal produttore William Orbit. Quello di “13” è uno sperimentalismo con la S maiuscola, una mistione enciclopedica (ed incontrollata) dove fase di partenza e prodotto finale sono due momenti altamente confondibili. Pertanto se Bugman è la radiografia di una crisi emicranica targata Clash & Prodigy e Trailerpark è l’afternight dove i Portishead brindano con i REM di “New Adventures In HI-FI”, non c’è quindi nulla da stupirsi se lungo il corridoio del lussuoso hotel prenotato dai Blur è possibile imbattersi, stanza dopo stanza, nei Beatles psichedelici di “Sgt. Peppers” (Battle), nei Residents più radioattivi (B.L.U.R.E.M.I.) e nei Pixies (Swamp Song). Totalmente alienato dal resto del corpo è il gospel Tender – non a caso piazzato ad apertura – dove il gruppo si esibisce in una ragguardevole prova di coralità. E’ l’ultimo album degli anni novanta. Per un po’ di tempo i Blur giocheranno a fare i separati in casa, e così Coxon si dedicherà al suo secondo album solista (“The Golden D”) mentre Damon Albarn darà vita al progetto virtuale Gorillaz. In conclusione appare opportuno citare una strofa tratta da No Distance Left To Run abbastanza chiarificatrice delle sensazioni e delle paure che il leader della band sta vivendo: “Non c’è più futuro per me… io non ho più spazio, io torno a casa, è finita…”.

Nota: è la prima volta nella discografia del gruppo che i testi non appaiono all’interno del book del booklet.

(1999, Virgin)

01 Tender
02 Bugman
03 Coffee & TV
04 Swamp song
05 1992
06 B.L.U.R.E.M.I.
07 Battle
08 Mellow song
09 Trailerpark
10 Caramel
11 Trimm trabb
12 No distance left to run
13 Optigan 1

A cura di Vittorio Bertone

CATEGORIA: RECENSIONI

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