Home RECENSIONI ITALIA Cesare Basile – Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più

Cesare Basile – Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più

tuprenditilamorechevuoienonchiederlopiuOdio le recensioni. Non le sopporto più. Sono due mani che stritolano la gola togliendole il fiato. Le odio soprattutto quando devo scrivere di Cesare Basile. Perché, quando parte l’orchestra in Franchina, vorresti che la pagina improvvisamente s’aprisse in due, trafitta da strade di cemento scolorito e certo odore acre, misto a quello traditore di rosticcerie e pesce andato a male. Perché se non ci entri nel mondo di Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più, disco numero nove per Basile, forse è anche inutile che lo ascolti.

Un mondo costruito a tavole di legno zuppo, e mantello teatrale – quello di Cesare – ma al contempo vero, verissimo, quasi iperreale. E questo teatro è ancora una volta la Sicilia nella sua micidiale faccia da schiaffi, una casa che Cesare conosce bene e che ha deciso di abitare definitivamente dopo tanti anni di esilio. Non c’è nessuno che si salva dalla ballata scura e piovosa della Sicilia di Basile. Un blues in dialetto che è il romanzo criminale di un’umanità ridotta al giogo come quei cavalli costretti a gareggiare per il tintinnio delle scommesse notturne. E dunque benvenuti nel purgatorio siciliano: un luogo sterrato a fanghiglia in cui una processione di uomini mostra il peggio di sé. In cui: “una mano che offre e quell’altra che offende, una piange il sudario e quest’altra lo vende” (Libertà mi fa schifo se alleva miseria).

Ed è per questo che odio le recensioni, perché a questo punto vorrei raccontarvele per bene queste note decadenti di Cesare: chitarre che si soffiano il naso e violini scapestrati e zingari e poi i pianoforti dalle ossa rotte. E vorrei farvi vedere la fatica dei lavoratori schiavi con quella ruga enorme sulla fronte, o il passo zoppo degli sciancati, il sorriso d’universo dei transessuali e poi la polvere della sabbia di mare. Ma anche l’odore di morte della gramigna bagnata, i ghirigori della carrozza del senato, il profumo di agrumi, il bruciore di una scheggia conficcata sottopelle, l’elastico teso di una fionda e un palco calpestato da storie colpevoli.

Tutti i protagonisti delle undici storie di Basile sono colpevoli: pupari, ladri, buttane, saltimbanchi. Colpevoli di silenzio, di fragilità, di concussione, di stanchezza, di paura. E forse lo è anche Cesare. Colpevole di dare amore e non riceverlo mai indietro. E colpevole sono io nel tentativo di descrivere quel che non si può.

(2015, Urtovox)

01 Araziu Stranu
02 Franchina
03 Tu prenditi l’amore che vuoi
04 Manianti
05 La vostra misera cambiale
06 Filastrocca di Jacob detto il ladro
07 Ciuri
08 Libertà mi fa schifo se alleva miseria
09 A muscatedda
10 U chiamunu travagghiu
11 Di quali notti

IN BREVE: 4/5

Riccardo Marra
Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.