Home RECENSIONI Chelsea Wolfe – Abyss

Chelsea Wolfe – Abyss

Front Cover DigitalChelsea Wolfe è un’artista inafferrabile che negli ultimi ha attratto a sé una folta e fedele schiera di accoliti provenienti dagli ambienti più variegati. Il suo stile trasversale mette d’accordo amanti del songwriting folk, i new-wavers e i metallari, eppure lei non appartiene a nessuno di questi mondi. È un’artista talmente particolare che si prende il lusso di pubblicare un album cupo e glaciale come Abyss nel bel mezzo dell’estate. Ci vuole coraggio.

La Wolfe è abituata a depistare chi la segue. Partita con il post-stoner (esisterà?) di “Apokalypsis”, ha virato verso l’electro-pop con “Pain Is Beauty” senza però tracimare in lustrini e porcherie da classifica. La logica imponeva che la cantautrice californiana continuasse sulla via della sperimentazione elettronica, ma non si fa in tempo a prenderle le misure che fugge via di nuovo.

Parte Carrion Flowers e all’orizzonte s’addensano nubi minacciose che ricordano il degrado industriale dei Nine Inch Nails. Il maestoso incedere di Iron Moon che tira in ballo gli Earth più monolitici e il minaccioso doom di Dragged Out lasciano presagire un percorso pesante e asfissiante, forse un ritorno alle plumbee atmosfere di “Apokalypsis”, solo più metallizzate, ma non è così. Da Maw in poi emerge la vera essenza di “Abyss”, con una sequenza di tetre ballad che si riallacciano agli acquerelli acustici di “Unkown Rooms” (Crazy Love,  Survive).

Man mano che ci si addentra tra le sue soffocanti spire, “Abyss” rivela la sua struttura narrativa: nasce dal terremoto emotivo dei primi tre brani, cavernosi e se vogliamo brutali, culminando in una rovinosa caduta nel baratro. L’impatto è violento e all’ansia subentra il dolore che si dirama lento, disgrega il corpo e dissolve l’anima. I versi parlano di angoscia e fragilità e di tutti i tormenti in cui lo spirito umano inciampa, parla di amori che finiscono e di ricerca di sentimenti perduti. È un album dalla forte vena romantica e decadente.

After The Fall è invero struggente, ricorda la profonda mestizia di “The Waves Have Come” (da “Pain Is Beauty”), così come Simple Death è un’atroce coltellata al cuore. La conclusiva title track è la terminale discesa verso gli inferi, scivolando su una dissonante scala di spine.

“Abyss” è difficile da decifrare, guarda alle rarefazioni degli Swans di “Soundtracks For The Blind” e alla sacralità di Nico, ma spinge la scrittura della Wolfe a un livello ancora superiore, più enigmatico e ineffabile, estremamente affascinante. Richiede attenzione e dedizione per poter svelare tutta la sua esangue bellezza.

(2015, Sargent House)

01 Carrion Flowers
02 Iron Moon
03 Dragged Out
04 Maw
05 Grey Days
06 After The Fall
07 Crazy Love
08 Simple Death
09 Survive
10 Color Of Blood
11 The Abyss

IN BREVE: 4/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.