Chemical Brothers – No Geography

Metti una soffitta che custodisce gelosamente la strumentazione utilizzata negli album che hanno segnato la storia della musica elettronica mondiale, rispolverala e riutilizzala per darle nuova vita: ecco la genesi di No Geography, un orgasmo sonoro che attraversa e ripercorre tutto il panorama della musica dance degli ultimi venticinque anni. A regalarci questa perla di manipolazione sonora, non poteva che essere il duo più longevo dell’elettronica britannica: Tom Rowlands e Ed Simons, ovvero i Chemical Brothers.

Un ritorno al suono idiosincratico di qualità che ha riscritto le regole della dance mainstream dagli anni ’90, impreziosendolo per l’occasione con suoni analogici scolpiti da sintetizzatori psichedelici, campionamenti vocali robotici e beat potenti. “No Geography” è un album critico, che esprime malcontento per la situazione politico-sociale degli ultimi tempi riassunta in un’unica parola: Brexit. Protesta e rabbia che scorre nelle vene, il nono disco del duo inglese associa la ferocia e la forza dell’energia elettronica alla visione dell’oblio, come  in Eve Of Destruction che, imperniata su un’atmosfera house retrò, sembra annunciare l’arrivo dell’apocalisse attraverso la voce distorta e metallica.

La maggior parte delle tracce si fondono con la successiva, ad esempio la fine del tamburo manuale Eve Of Destruction coincide con l’inizio di Bango, che si esaurisce sotto il ritmo incessante della batteria e del volatile bass synth. Ma questa volta, la volatilità non perdura perché lascia spazio al senso di sicurezza sprigionato dalla voce e dalle parole di AURORA (Aksnes): “I won’t back down, give me my thunder”.

Got To Keep On, che prolunga l’atmosfera da discoteca con il sound evocativo di campanelli sinuosi, è un inebriante invito a ballare tutta la notte nonostante le preoccupazioni e i problemi. Gravity Drops è sicuramente uno dei migliori pezzi downtempo del duo fino a oggi, che racchiude nel ritmo ronzante un techno-slapper, un breakbeat incisivo nel suo nucleo composto da lussuriosi accordi synth che passano da eterei e soffici al puro disorientamento.

Il banger MAH, con il suo battito pulsante e un divertente campionamento di El Coco con “I’m Mad As Hell” dove synth selvaggi si alternano su più livelli, è sicuramente il brano killer dell’album, che incanala la rabbia delle masse affollate al grido di “I’m mad as hell, I ain’t gonna take it no more”. Con tutti i ritmi oscillanti da setacciare, che si tratti di The Universe Sent Me e Free Yourself o del mashup acido di We’ve Got to Try (davvero notevole), “No Geography” è un tripudio di stili e sottoculture di musica elettronica che trovano terreno comune nei sentimenti di incertezza, senza però distaccarsi totalmente dalla speranza che le cose un giorno possano migliorare.

Il nono lavoro dei Chemical Brothers non solo per molti aspetti si avvicina alla perfezione, ma stupisce ricordandoci senza se e senza ma che la forza più grande del duo è la loro stessa musica, espressa magistralmente dall’alchimia nel creare parallelismi sonori di mondi ancora sconosciuti, incoraggiando l’amore per la creatività che non ha alcun confine geografico. Chapeau.

(2019, Virgin EMI)

01 Eve Of Destruction
02 Bango
03 No Geography
04 Got To Keep On
05 Gravity Drops
06 The Universe Sent Me
07 We’ve Got To Try
08 Free Yourself
09 MAH
10 Catch Me I’m Falling

IN BREVE: 4,5/5