Dead Can Dance – Dionysus

Nella loro carriera congiunta che ha ormai ampiamente sforato il trentennale, superati gli eighties Lisa Gerrard e Brendan Perry si sono poco a poco trasformati sempre più in dei veri e propri archeologi della musica, alla continua e bramosa ricerca di un ponte tra il presente e un passato lontanissimo, tanto nel tempo quanto geograficamente rispetto all’Occidente.

A sei anni da quel “Anastasis” che nel 2012 ne aveva segnato il ritorno in grande stile, il duo australiano si rifà sotto con Dionysus, lavoro evidentemente incentrato sul culto di Dioniso ma che con movimenti centrifughi arriva ad allontanarsi anche parecchio dal mito della divinità greca, a partire dall’artwork del disco che prende spunto dalle maschere dei Huichol, popolazione nativa della Sierra Madre occidentale del Messico. Suddivisa in due atti per un totale di sette tracce, quella compiuta dai Dead Can Dance è una circumnavigazione del globo con tappe che sono pezzi dello stesso puzzle umano.

Le voci di Perry e Gerrard s’incastrano una all’altra in un botta e risposta in perenne equilibrio tra sacro e profano, mentre percussioni e fiati dalla misteriosa provenienza strumentale tessono trame che vanno ben oltre lo stesso concetto di world music, che resta comunque il miglior modo per “catalogare” anche quest’ultima proposta a firma Dead Can Dance. A tutto ciò s’aggiunge una marea di field recording che pesca in giro per la natura il verso degli uccelli, quello di ovini che belano, onde che s’infrangono sulla battigia e il fruscio del vento, che vanno ad amalgamare quella che in fin dei conti è un’unica lunghissima composizione in cui i diversi tribalismi tracciano il percorso.

A prescindere poi dall’enorme valore tecnico del lavoro dei Dead Can Dance, una novella arca di Noè su cui mettere in salvo quanto di meglio abbia offerto l’umanità in termini di suoni e visioni, “Dionysus” ha anche il merito di amplificare con forza un messaggio di vicinanza e trasversalità culturale che in tempi bui come quelli che stiamo vivendo risulta tutt’altro che banale e scontato. Dal vivo, questo, potrebbe diventare un rito unico e meraviglioso.

(2018, PIAS)

01 ACT I: Sea Borne
02 ACT I: Liberator Of Minds
03 ACT I: Dance Of The Bacchantes
04 ACT II: The Mountain
05 ACT II: The Invocation
06 ACT II: The Forest
07 ACT II: Psychopomp

IN BREVE: 4/5