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Deafheaven – New Bermuda

newbermudaSono tornati gli hipster del black metal, quelli che con “Sunbather” sputarono una copertina totalmente rosa scardinando gli stereotipi di un genere troppo confinato nella sua iconografia oltranzista. Quello dei Deafheaven, però, non è un semplice anticonformismo estetico, la loro musica descrive stati emotivi ben definiti, è progressiva nel senso narrativo del termine e nonostante la barbarie sonora riesce sempre a trovare una via di fuga dai toni elegiaci.

Con New Bermuda questa propensione alle atmosfere sognanti è ancora più evidente che in “Sunbather” e ora più che mai emerge il dualismo stilistico. Il contrasto è forte grazie agli accordi in minore delle scariche metalliche che si dissolvono nei passaggi in maggiore delle strutture più rarefatte, dirette discendenti del post rock ma anche della new wave.

I brani si sviluppano sempre in maniera imprevedibile, il paesaggio muta da un momento all’altro. Basta un assolo epico per trasformare Brought To The Water in un meraviglioso volo pindarico. Luna, quasi per antonomasia, concede pause notturne tra le gelide tempeste black metal. Baby Blue sembra uscita da “In The Absence Of Truth” degli Isis, ne richiama le sincopi e le chitarre liquide così come la lunga chiusura della marziale Come Back, e sembra esserci lo zampino dei War On Drugs nell’attacco punk-wave di Girls For The Earth.

Ciò che non scende mai a compromessi è l’elemento vocale, George Clarke non concede nulla alla melodia, il suo screaming è intransigente e persistente e crea contrasti nelle sovrapposizioni con le parti più poetiche.

Il grande pregio di “New Bermuda” è la sua fluidità, non ci sono parti molli o flessioni, i Deafheaven hanno concentrato tutto in cinque composizioni perfette in cui tutti gli elementi sono perfettamente cuciti tra loro, segno che ormai il gruppo ha trovato i giusti equilibri. Questo è il loro capolavoro.

(2015, ANTI-)

01 Brought To The Water
02 Luna
03 Baby Blue
04 Come Back
05 Girls For The Earth

IN BREVE: 4,5/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.