Deerhunter – Why Hasn’t Everything Already Disappeared?

“How do you describe an album out of time, concerned with the disappearance of culture, of humanity, of nature, of logic and emotion?. Il dadaismo fu una reazione agli orrori della prima guerra mondiale, il punk rivoluzione sporca, l’hip hop una cultura musicale emancipata che ha sfidato le informazioni propinate in massa sull’esperienza africano americana. Ma cos’è la musica popolare oggi?

Un comunicato stampa, quello diffuso dalla 4AD che riflette squisitamente la personalità complessa e provocatoria dei Deerhunter, spiazzando tutti grazie a una sfilza di domande limpide come una riserva incontaminata.Che senso ha, ci si chiede allora, creare un album che sia fuori dal tempo, in un’epoca in cui l’attenzione è stata ridotta quasi al nulla e i grani tattili del fare musica rimpiccioliti ad algoritmi o al posizionamento delle playlist. Perché svegliarsi la mattina? Perché non è già tutto sparito?

Why Hasn’t Everything Already Disappeared? è l’ottavo album dei Deerhunter, la band di Atlanta ricettacolo ideale delle ansie e ossessioni di Bradford Cox, un album frutto dell’’imprevedibilità,  merce rara di questi tempi. Un gioiello splendente e inquietante, se scavato a fondo, nelle linee di chitarra, nel clavicembalo, da sempre strumento da fantasmi, nei synth acuti, nei riverberi, negli arrangiamenti spensierati, nella voce di Cox e nei suoi testi idiosincratici.

Marfa, la cittadina texana dal nome russo e l’anima desertica in cui è stato registrato l’album, ha fatto la sua parte nell’aiutare Cox e i suoi collaboratori nel difficile assemblaggio di questo insieme di elementi apparentemente confusionari e inclassificabili. I Deerhunter hanno sempre avuto un’attitudine naturale a dipingere il grottesco, ma mai come adesso il mondo esterno era stato una tale fonte di ispirazione per sonorizzare  dicotomie deformi. Il groove carico di clavicembali in Death In Midsummer, sposta l’attenzione dall’oggetto reale della traccia, uno spaccato degli orrori della rivoluzione russa riportati alla mente di Cox grazie una foto di corpi ammucchiati nelle strade di San Pietroburgo.

Tutto l’album si muove su questo doppio binario bizzarro in cui drum kit, synth, scontri tonali accompagnano macabre realtà terrestri, come l’aumento del nazionalismo di estrema destra o il catastrofico cambiamento climatico. In Elemental Cox parla di nuvole arancioni “disposte per l’ultima volta”, una sorta di “invito per tutte le vite passate a sopravvivere per l’ultimo giorno”. Ancora, deridendo su Futurism l’ossessione della sua generazione per la nostalgia, conclude: “Chiamalo come vuoi, caro / Lo chiamo ‘paura’, e io sono un esperto”Détournement è una perla, un sogno spaziale narrato da una voce digitalizzata che guida l’ascoltatore attraverso un mondo surreale di “cervelli elettronici” ed “eterno jetlag”.

La morte è un pensiero quasi costante: l’omicidio di Helen Joanne Cox, la parlamentare laburista assassinata nel 2016 da un fanatico neonazista in No One’s Sleeping, la morte di James Dean, scomparso nel 1954 poco dopo aver finito di girare “Il Gigante” a Marfa (sì, la stessa Marfa dell’album) che appare in Plains, il massacro della rivoluzione russa, l’estinzione incombente della nostra specie, la scomparsa della cultura mentre la società preferisce avvolgersi nella nostalgia piuttosto che fissare un futuro cupo. “WhyHasn’t Everything Already Disappeared?” è un’altra collezione nitida, pulita, riservata che sfida la gratificazione immediata ma premia un’attenzione particolare.

(2019, 4AD)

01 Death in Midsummer
02 No One’s Sleeping
03 Greenpoint Gothic
04 Elemental
05 What Happens To People?
06 Détournement
07 Futurism
08 Tarnung
09 Plains
10 Nocturne

IN BREVE: 4/5