Do Make Say Think – Stubborn Persistent Illusions

Sogno, inconscio, “anima selvaggia”, o più semplicemente Stubborn Persistent Illusions. A otto anni dall’uscita di “Other Truths”, i Do Make Say Think pubblicano il loro nuovo album, un disco che lo stesso Justin Small definisce come il miglior lavoro della band.

I DMST alterano i lineamenti propri del post rock, valicano la soglia del consueto crescendo divagando in sonorità impetuose, che si infrangono e si esauriscono per poi ritornare ad ardere e consumarsi nuovamente in una tranquillità mistica. Il loro ingegno, acuto e audace, ha permesso di rivisitare tale genere grazie alle influenze jazz, ambient, elettroniche e psichedeliche. In un album totalmente strumentale, risuonano voci all’inizio di Her Eyes On The Horizon, il verso degli uccelli e altri suoni ambientali. Basta questo per ritrovarsi scaraventati da un paesaggio onirico alla realtà, dal surreale al reale, dall’inconscio alla consapevolezza del vero.

War On Torpor apre l’album con chitarra e tastiera, seguite della forza dirompente delle percussioni. Il brano non termina in modo netto: è da qui che si dischiude Horripilation, traccia di 10 minuti aperta dalla chitarra e dalla successiva entrata delle pelli, questa volta dal suono tenue. È l’arrivo delle tastiere, che sembrano bagnare il brano come gocce di rugiada, a dargli una freschezza percepibile non solo dall’udito ma anche dallo strato più profondo dell’epidermide. Tutto ciò lascia il posto a una musica ambientale che poi si dissolve per dare spazio ancora alle percussioni e a una chitarra che s’inserisce quasi assumendo le sembianze di una linea vocale all’interno del brano. Si conclude con gli ottoni che animano questa traccia con sfumature jazz.

Si passa attraverso i paesaggi immaginari e suggestivi dai toni pacati di A Murder Of Thoughts, per giungere agli scenari cinematografici di Bound e al sapore aspro, vigoroso e dinamico di And Boundless. Anche Her eyes In The Horizon, dall’animo popolare e dall’ambientazione bucolica, lascia il posto agli ottoni e a un finale esplosivo seguito da un arpeggio di chitarra.

I Do Make Say Think chiudono l’album con Return, Return Again, traccia intrisa di vitalità e positività per un entusiastico finale pregno di gioia. Mossa dal concetto della “Wild Mind” buddhista, la band è riuscita a creare la giusta armonia tra musica e narrazione, realtà e immaginazione, la giusta fusione e alternanza di strumenti e generi con genio creativo e acume compositivo.

“Stubborn Persistent Illusions” è chiaramente traccia di un ritorno superbo, che sfiora il post rock con novità stimolanti e originalità indubbie. Illusioni? No, niente di più autentico e concreto.

(2017, Constellation)

01 War On Torpor
02 Horripilation
03 Murder Of Thoughts
04 Bound
05 And Boundless
06 Her Eyes On The Horizon
07 As Far As The Eye Can See
08 Shlomo’s Son
09 Return, Return Again

IN BREVE: 4/5

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