Drake – Scorpion

Una quantità considerevole di siti e riviste di musica (e non solo) da diverse settimane a questa parte ha titolato, per diversi giorni consecutivi, “Drake, con Scorpion, raggiunge un altro record”. A partire dalla certificazione di album platino, il giorno stesso dell’uscita, è ormai difficile tenerne traccia: basti andare sulla sua pagina Spotify per notare come al momento sia il numero uno al mondo per ascolti.

Sembrerebbe quindi che Drake stia vivendo il momento migliore della sua carriera, senza dubbio come artista mainstream. Allo stesso tempo, però, non è il momento migliore per la sua credibilità all’interno della scena rap: dall’essere accusato di non avere una propria identità, seguendo prima una corrente e poi l’altra, oltre che di essersi appropriato della cultura e dei suoni caraibici che occupano buona parte dei precedenti “Views” (2016) e “More Life” (2017). Più recentemente le ferite ancora aperte per la beef che lo ha visto, quasi a unanime opinione, sconfitto da Pusha T, in uno scambio che va avanti da quando Pusha T era la metà dei Clipse e che si è concluso con la tagliente “The Story Of Adidon“. A parte la brutalità di Pusha T, che ha fatto rivivere ai nostalgici una epic battle à la 2Pac-Biggie, Drake è stato esposto rispetto a diverse tematiche che hanno lasciato il suo pubblico in attesa di risposte, risposte che hanno dovuto aspettare l’uscita di questo Scorpion.

Non che quanto rivelato da Pusha T fosse qualcosa di completamente nuovo, ma Drake è stato attaccato lì dove è più vulnerabile: la famiglia è sempre stata argomento travagliato per Drake,  Sandra’s Rose, contenuto in “Scorpion”, è uno dei tanti brani dedicati alla madre, traccia che vede l’aiuto alla produzione di DJ Premier. Altro argomento scabroso, l’esistenza di un figlio tenuto nascosto e confermato in Emotionless, brano che utilizza il sample della “Emotion” di Mariah Carey (“Look at the way we live / I wasn’t hidin’ my kid from the world, I was hidin’ the world from my kid / From empty souls who just wake up and looked to debate / Until you starin’ at your seed, you can never relate”).

Drake stesso non ha mai fatto mistero di quanto abbia sofferto nell’essere abbandonato dal padre da bambino e della difficoltà di ricostruire un rapporto con lui in età adulta (Single father, I hate when I hear it/I used to challenge my parents on every album/Now I’m embarrassed to tell ‘em I ended up as a co-parent/ Always promised the family unit/I wanted it to be different because I’ve been through it”,  da March 14).

Merita una menzione anche Kanye West e la loro amicizia, che avrebbe visto una frattura a causa del mancato e immediato accreditamento nella scrittura del testo di “Yikes” (“YE”, 2018) (Too rich for who? Y’all just got rich again / Who grips the mic and likes to kill they friends?, da 8 Out Of 10). Il featuring di Jay-Z in Talk Up e le produzioni con No I.D. sembrerebbe allo stesso modo fare l’occhiolino a West. Drake quindi mentre scriveva il testo per West si è visto accusare di avere un ghost writer, Quentin Miller, rapper rimasto senza una gamba in seguito a un incidente, che ha rivelato la sua verità nel brano “Destiny” (I would rather lose my leg than lose their respect / But that’ll never happen the way I’m watchin’ my step / That ain’t what I’m ‘bout / I’m in control of my destiny, never in doubt”,  da Is There More).

La seconda parte di “Scorpion”, che inizia con Peak, è un’immersione in “Take Care” (2011). Alle critiche quindi il rapper risponde rispolverando le sue origini, proponendo l’essenza che lo ha reso famoso, a partire dalla sua ostentata vulnerabilità (allo stesso modo di altri rapper che esagerano e romanzano una vita di espedienti).

Abbiamo anche degli scivoloni, perché è quasi impossibile non averne in venticinque tracce, non nella produzione, che grazie a DJ Premier, No I.D, e DJ Paul dei Three 6 Mafia’s (per citarne alcuni) è tra le migliori dai tempi di “Nothing Was The Same” (2013), ma veniamo catapultati nella vita di Drake, fatta di frequentazioni di modelle, cantanti, litigi a causa dei social, DM (direct messages), quasi a fare battaglia con Taylor Swift o una qualsiasi altra ventenne.

Il piccolo problema di “Scorpion”, che diventa purtroppo di grandi proporzioni: la lunghezza. La decisione del doppio CD non sarebbe dovuta al voler “regalare” più tracce al pubblico, ma sarebbe stata dettato dal poter finalmente arrivare al termine del contratto con la Young Money/Cash Money alla quale è stato legato per dieci progetti, o meglio con il suo presidente Birdman, famoso per la cattiva abitudine di non pagare gli artisti del roster.

Nella generazione dello “skip” e delle playlist  un doppio album non ha la stessa valenza che poteva avere ai tempi di Micheal Jackson (che compare postumo in Don’t Matter To Me) ma vuol dire solo una collezione di venticinque brani. Si fosse concentrato su una delle due metà, preferibilmente la seconda, ne sarebbe uscito un classico, uno degli album iconici di Drake, che si contraddistingue per il suo smooth r’n’b e che ne esaltano le qualità di rapper. Ma per il momento possiamo apprezzare lo sforzo di riscoprire l’essenza di se stesso piuttosto che trarre ispirazione da altri artisti e culture.

(2018, Young Money / Cash Money / Republic)

– A Side –
01 Survival
02 Nonstop
03 Elevate
04 Emotionless
05 God’s Plan
06 I’m Upset
07 8 Out Of 10
08 Mob Ties
09 Can’t Take A Joke
10 Sandra’s Rose
11 Talk Up (feat. Jay-Z)
12 Is There More

– B Side –
01 Peak
02 Summer Games
03 Jaded
04 Nice For What
05 Finesse
06 Ratchet Happy Birthday
07 That’s How You Feel
08 Blue Tint
09 In My Feelings
10 Don’t Matter To Me (feat. Michael Jackson)
11 After Dark (feat. Static Major & Ty Dolla $ign)
12 Final Fantasy
13 March 14

IN BREVE: 3,5/5